LA LAV PREOCCUPATA SUL DESTINO DEL PROGETTO LIFE URSUS

Sul nuovo caso di incontro uomo–orso avvenuto a Cadine (Tn) il 10 giugno è necessario procedere con estrema cautela, allo scopo di evitare decisioni affrettate che potrebbero determinare aggravamento e incrudelimento della situazione. Quella cautela che manca a una parte del Consiglio provinciale, che inneggia al Far West nelle valli istigando ancora una volta i cittadini ad imbracciare il fucile per farsi illegalmente giustizia da sé, con grave rischio sia per la vita degli orsi, sia per quella degli stessi cittadini.

“Apprezziamo il nuovo corso intrapreso dalla Giunta provinciale – commenta la LAV – che fin dal caso avvenuto a Zambana qualche giorno fa, ha deciso di non assumere provvedimenti lesivi nei confronti di plantigradi. Un approccio teso a riportare il problema nel suo naturale alveo gestionale, che se fosse stato assunto dieci mesi or sono, avrebbe risparmiato la vita di Daniza”.

Ora è prioritariamente necessario far luce su quanto realmente accaduto a Cadine, perché la stessa presenza del cane potrebbe aver determinato l’esito dell’incontro con l’uomo. Non a caso, nelle aree protette dove le presenze faunistiche sono particolarmente rilevanti viene vietato l’accesso ai cani. Una volta di più emerge chiaramente che ciò che è mancato fino ad oggi è la corretta informazione dei cittadini. Una responsabilità in capo al governo della provincia di Trento, che ora non può più essere disattesa.

“Attendiamo con interesse l’esito del confronto tra il presidente Rossi ed il Ministro dell’Ambiente Galletti (bene che la Provincia non voglia continuare a fare tutto da sola) – conclude la LAV – dal quale ci aspettiamo che venga riconfermata la decisione di non procedere ad azioni coercitive nei confronti dell’orso, ma a concrete  iniziative informative e di prevenzione nel rispetto delle leggi”.

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