La natura incontaminata del Trentino; di linci, orsi, lupi e altre creature misteriose

La passione per la montagna ha diverse declinazioni che non si possono non considerare qualora si vada a toccare un tema che sarà sempre di attualità: i predatori che – per natura – sono tipici del territorio alpino. Parliamo di lince, orso e recentemente lupo; annoverati per errore tra i carnivori (l’orso non lo è) e tra gli animali pericolosi (la lince non lo è) hanno assunto, nella storia degli esseri animati, una carica emotiva – dovuta alla letteratura di intrattenimento e giornalistica – molto forte: animali scomparsi a partire dal 1700 circa, per l’ampia diffusione della polvere da sparo in Trentino e nelle Alpi, ad uso di caccia indiscriminata e di difesa degli allevamenti, ora, con il ripristino di un naturale ecosistema – iniziato con politiche ambientali mirate al riciclo, al recupero dei materiali inquinanti, al rispetto della flora e della fauna – hanno fatto ritorno, in piccola parte spontaneamente, qualche orso e qualche lupo, in gran parte con il sostegno dell’uomo, che ha restituito a questi animali di indubbio fascino e carisma il loro habitat naturale.

Ebbene sì, è l’uomo che – per effetto dell’inurbamento selvaggio – non ha saputo mantenere un limite nella sua espansione, urbanistica ma anche architettonica e economica, oltre quello che può essere razionalmente considerato come il fondovalle abitato: quelli che in passato erano riconosciuti come fenomeni economici di transumanza, di rifugio od eventualmente punto di appoggio per la sopravvivenza, ora sono divenuti mete: turistiche, sportive, di studio e ricerca.

Dal ‘700 ad oggi i cambiamenti intercorsi sono molti: lo stato dell’arte si inserisce in un quadro generale a tre macro aree di interesse, per la frequentazione dell’alta quota: sportivo/turistico, ambientale/naturalistico, economico/produttivo. E’ evidente che, dovendo l’uomo farsi carico di rendere compatibili le proprie esigenze con quelle dei grandi abitanti selvatici delle Alpi, sono state prodotte leggi a Tutela e a Salvaguardia della Flora e della Fauna Trentina e Alpina, al fine di proteggere le specie animali selvatiche, fermo restando che, tuttavia, molte sono ugualmente in via di estinzione – o meglio – per effetto di un mutamento ambientale – faticano ad insediarsi “marcando il territorio” in modo stabile.

Gli animali che vivono un territorio sono perciò una parte determinante del carisma di quel territorio: secondo l’associazione Mountain Wilderness, ad esempio, il pericolo della montagna, insieme alla sua caratteristica incontaminazione, costruiscono insieme un messaggio che arriva all’alpinista o al turista, che è molto più incisivo e profondo quanto meno l’ambiente circostante offra degli spunti di distrazione legati alle attività umane: la naturalezza delle cose diventa lo stimolo per conoscerle.
L’attrazione poetica, però, delle Alpi deve anche fare i conti con la realtà: nel territorio Trentino, ad esempio, le aree realmente intonse, adatte agli animali selvatici, sono racchiuse sostanzialmente in specifiche zone: il Parco Adamello Brenta, il Parco dello Stelvio, in piccola parte il Parco di Paneveggio e Pale di San Martino.

Secondo quanto reso noto dal Servizio Foreste e Fauna (C. Groff) nel mese di febbario 2016 in Trentino ci sarebbero una sessantina di orsi, una dozzina di lupi e una famiglia di linci in totale. Dei dati che sono molto inferiori rispetto a quanto il Progetto Life Ursus, il Progetto Lupo e Lince avrebbero previsto in origine.

I motivi per cui gli esemplari presenti sono così pochi però, sono completamente diversi a seconda dell’animale chiamato in causa: l’orso ha una territorialità precisa, il suo menage famigliare dipende quindi dal suo spostamento definitivo verso terrirori nuovi, dovuto prevalentemente al procacciarsi il cibo (l’orso si trasferisce se l’ambiente dove è inserito non ha abbastanza cibo per il sostentamento ma tendenzialmente sarebbe stanziale) al contrario la Lince e il Lupo non hanno bisogno/utilità di essere trasportati e inseriti in un territorio in quanto hanno margini di spostamento autonomi repentini che possono dipendere anche da fattori urbanistici, non solo ambientali. In pratica questo significa che non si possono veicolare gli spostamenti della Lince e del Lupo, mentre per l’Orso è più facile la localizzazione e la stabilizzazione in un’area precisa, per quanto vasta, di territorio.

La preoccupazione – esagerata – che ha fatto tornare d’attualità il lupo e le altre specie, nel mese di novembre/dicembre scorso, risale all’avvistamento di lupi nel Vicentino e nel Veronese e dei probabili avvistamenti di lupo nel Gardesano.

Se è vero che di linci e di lupi si parla prevalentemente in territorio veneto, friulano (la Lessinia è un caso diverso) e in Svizzera è però possibile che alcuni esemplari di lupo, nella quantità di cui sopra, possano transitoriamente spostarsi anche sul territorio trentino. Il loro spostamento non è prevedibile. E’ però cosa certa che questo tipo di animali non è portato alla visita delle zone urbanizzate, se non accidentalmente: non a caso linci e lupi hanno un’alta mortalità, ad esempio, proprio a causa di ostacoli urbani che incontrano nel loro percorso (autostrade, strade, strutture architettoniche).

Quindi no, lupo e lince non hanno alcuna tendenza a voler – a tutti i costi – entrare in contatto con l’uomo, ciò non toglie che l’esperienza di osservare con le Guide Alpine questi animali resta per molti un sogno di enorme interesse e fascino.

Per lupo e lince però l’uomo resta un pericolo: la cronaca ha riportato già nei primi mesi del 2016 ben due casi di avvelenamento di lupi. Un fatto che non può che preoccupare, poiché è abbastanza evidente che il lupo è un animale indifeso, pericoloso solo per le greggi incustodite o malcustodite di animali di piccola e media taglia. Seppure non disdegni un piccolo branco, esso, non è in grado di essere pericoloso qualora vi siano attrezzature adeguate, come le recinzioni elettriche e strumenti adeguati, come i cani pastori salva gregge che sono un ottimo deterrente per gli attacchi improvvisi. Lupo e volpe non sono la stessa cosa: se una volpe può aggirarsi serenamente in luogo abitato, in mezzo ai rumori e alle attività umane, è quasi impossibile che questo sia fatto da lupi e da linci: ottimo udito, vista, olfatto li portano, salvo nei casi di malattia rabbica, a stare ben distante dalle persone.

C’è una questione però che va specificata: è tendenza comune pensare che gli animali selvatici cresciuti in cattività, cioè avvicinati dall’uomo, diventino amici dell’uomo. Il concetto di amicizia, nel genere umano, ha comportato questo errore di valutazione: è pur vero che il singolo esemplare, durante la cattività, riserva una “stima naturale” verso l’uomo, che però nel momento del pericolo diventa un’arma, poiché l’esemplare perseguitato, avvicinato, fotografato, seguito e spiato dall’uomo, facendo conoscenza, perde la paura naturale che ha dell’uomo stesso. Di conseguenza il modo migliore perché lupi, linci, orsi, rimangano nel loro territorio e se percepiscono l’uomo ne mantengano le dovute distanze di sicurezza è/sarebbe proprio fare in modo che l’uomo eviti di perseguitare tali animali, rendendoli certi della innocenza delle persone e quindi portandoli ad avvicinarsi di più e diventare, anche non volutamente, pericolosi, in caso di necessità.

Esistono però casi specifici in cui l’uomo ha il dovere di intervenire se qualche animale selvatico “perdesse la testa“: la Legge consente – qualora vi siano capi ammalati gravemente, pericolosi a causa di qualche trauma, nati con particolare indole battagliera anomala – di intervenire. In primo luogo con la cattura, in secondo luogo con il protocollo scritto nei progetti sopra citati, in casi estremi con un abbattimento. A beneficio, chiaramente, non tanto degli uomini, quanto piuttosto dell’intero ecosistema.

Di Martina Cecco

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*