Mai così pochi i padroni del cibo: ecco chi sono

Un pugno di multinazionali controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi ai pesticidi, dalla trasformazione industriale alla distribuzione  commerciale.

Non sono mai stati così pochi i padroni del cibo con il potere concentrato nelle mani di un pugno multinazionali che controllano la filiera alimentare mondiale, dalle sementi ai pesticidi, dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale.

E’ l’allarme lanciato da una analisi della Coldiretti sul rapporto Ipes-Food presentata al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione dopo la rivoluzionaria acquisizione di Whole Foods Market da parte da parte di Amazon alla quale Google ha risposto con un’alleanza con ValMart, leader mondiale della distribuzione alimentare, mentre sul mercato delle sementi e dei pesticidi sono in corso tre megafusioni Dow-Dupont, Bayer-Monsanto e ChemChina-Syngenta.

Dall’altra parte della barricata ci sono un miliardo e mezzo di  produttori agricoli mondiali stretti in una tenaglia da pochi grandi  gruppi multinazionali che dettano le regole di mercato, dalla vendita  dei mezzi tecnici necessari alla coltivazione e all’allevamento nelle  aziende agricole, a partire dalle sementi, ma anche nell’acquisto e nella commercializzazione dei prodotti agricoli e alimentari.

Una situazione senza precedenti che ha destato le  preoccupazioni della Fao: quest’ultima, infatti, ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio dal qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

A valle della produzione agricola all’incirca il 90% del mercato globale dei cereali è controllato da  soli quattro gruppi mondiali, vale a dire Adm-Archer Daniels Midland  (Usa), Bunge (Usa), Cargill (Usa), Louis Dreyfus Commodities (Francia) mentre nella trasformazione alimentare per cibo e bevande si stima che le 10 più grandi aziende di cibo e bevande possiedano il 37,5 % della quota di mercato mondiale delle prime 100.

Il risultato è che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo mentre il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione commerciale che assorbe la parte preponderante del valore. Il prezzo di un prodotto, pertanto, aumenta quasi di sette volte.