Referendum: lo scatenato Renzi fa infuriare il web e sciorina numeri a casaccio

Probabilmente i fatti e i numeri non hanno alcun valore, ma se anche un Referendum di tema ambientale, che riguarda sostanzialmente una piccola clausola che si inserisce in un contesto dibattuto, quello del settore petrolifero, manda in crisi il Governo al punto di scomodare ufficialmente, a meno di una settimana dalle urne, solo 4 giorni, sia il Presidente del Consiglio che il Presidente emerito (ex) della Repubblica, non solo dando la lezioncina di legittimità del sì, no, astensione, ma anche facendo pubblica dichiarazione di voto (per influenzare chi?) significa che gli interessi in gioco sono molti e che forse era il caso di spiegarli bene e per esteso prima di una risicata Enews.

Cominciamo con il concetto della trivellazione: nel mese di Marzo scorso il Governo dichiarava che, indipendentemente dall’esito di un possibile Referendum non ci sarebbero state nuove trivellazioni, né in Tirreno, né in Adriatico, né in alcuna parte del Mediterraneo di competenza italiana. Ora, a 3 giorni dal voto, il Governo – o meglio il suo rappresentante – rettifica con una dichiarazione opposta, ovvero questa: “Ripeto fino alla noia, scusandomi con chi ha già sentito queste considerazioni, sulla bufala trivelle: non c’è nessun referendum sulle trivelle. Non c’è una sola trivella in discussione: solo la scelta se continuare a estrarre gas e petrolio fino all’esaurimento del giacimento senza sprecare ciò che già stiamo utilizzando oppure fermarsi a metà alla scadenza della concessione. Il referendum voluto dai consigli regionali, non dai cittadini, non vieta nuovi impianti: rende solo impossibile continuare a sfruttare quelli che già ci sono, alla scadenza.”

E ancora, i posti di lavoro: secondo le dichiarazioni del mese di Marzo scorso i posti di lavoro che dipendono da questa scelta referendaria sarebbero 5 mila, coloro che lavorano sulle piattaforme e che sarebbero quindi impiegati fino all’esaurimento delle scorte di materia prima non rinnovabile. Posti di lavoro che potrebbero comunque diminuire ulteriormente se le scorte di materia prima scarseggiassero. Ora la dichiarazione raddoppia e i posti di lavoro sarebbero 11 mila: “La bufala è questa: dicono che si voti sulle rinnovabili, su un nuovo modello di sviluppo, sull’alternativa alle energie fossili. In realtà si chiudono impianti che funzionano, facendo perdere undicimila posti di lavoro e aumentando l’importazione di gas dai paesi arabi o dalla Russia.”

Infine il punto critico: il Presidente emerito (ex) della Repubblica e il Presidente del Consiglio rappresentano tutta Italia, sia i cittadini che votano PD, che quelli che votano FDI, e poi tutti gli altri partiti al seguito, poiché sono chiamati a fare l’interesse del Paese, non di uno schieramento. Sebbene non si tratti di Elezioni – dove non ci sarebbero dubbi in merito alla posizione veramente maleducata/abuso di potere di quanto dichiarato e che segue riportandolo dalla Enews – possono fare delle dichiarazioni di voto a ridosso del Referendum, cioè 4 giorni prima, lanciate peraltro a mezzo stampa, quindi non in un’intervista tra capo e collo? Ma specialmente, perché tirare in causa Giorgio Napolitano? Quale il suo ruolo in questa campagna?

Partiamo dal presupposto che la posizione governativa è certamente quella sulla quale lavorano i comitati referendari, quindi – a maggior ragione – questo lavaggio dei panni sporchi non ha un senso politico, non serve, quindi è qualcosa di più di una semplice dichiarazione, superflua, prima di tutto, ma ancor di più ostentatamente in ritardo, che rientra solo per effetto del web nei 3 giorni che precedono la consultazione alle urne, ma effetto telematico ha quindi avuto l’apice della diffusione oggi, il venerdì 17 a sole 48 ore dal voto in urna. Ormai non si lascia al caso nulla, anche i minuti hanno un valore – seppure per il Presidente del Consiglio, è palese, le cifre possano dimezzare o raddoppiare alla bisogna – impensabile non essere al corrente che il picco della notizia sarebbe caduto esattamente di venerdì, lavando la coscienza con un lancio anticipato a 4 giorni via web.

E’ pur vero che in realtà Matteo Renzi non ha mai dichiarato palesemente che bisogni astenersi, ma ancor peggio ha dichiarato che personalmente ha una posizione chiara verso il NO, il che è ovvio dal momento che egli rappresenta la posizione del Governo, se il Governo volesse non rinnovare le concessioni, avrebbe già deciso in merito senza un Referendum, ma è necessario ribadirlo incoraggiando i perplessi, in un paese che tipicamente è prodigo di astensione, che intendono già di per sé astenersi o sono indecisi?

Il problema dell’Italia è un 35% di astensionisti, che nei Referendum arriva a picchi imprevedibilmente paurosi, tenuto conto che – bufale o no – il Referendum ha un costo ed è un momento democratico per tutti: è quello che serve all’Italia un incoraggiamento a non mettere piede nelle urne? E se sì, verso cosa si vuole andare? Le riflessioni però, potrete completarle, anche dopo la lettura del seguito delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che hanno fatto imbufalire letteralmente il web, tanto che anche i più sospettosi hanno avuto il dubbio che questa Campagna anti Referendaria sia sotto sotto un qualcosa di molto più grave, un incentivo al completo disimpegno. Ecco di seguito la parte finale delle dichiarazioni del Premier. Non c’erano dubbi in merito, ma perché a 4 giorni dalle urne? Da quali potentati si deve difendere e quali interessi proteggere? Il parere personale del Premier non è certo d’interesse per il cittadino, quello di Governo lo si sa per regola, sta dall’altra parte di un Referendum. Al più si spende su twitter non via Enews governativa.

“Sia chiaro: ogni scelta è legittima. Chi vuole che il referendum passi deve votare sì, chi vuole che il referendum non passi può scegliere tra votare no o non andare a votare. Come ha magistralmente spiegato Giorgio Napolitano oggi in una intervista a Repubblica, infatti, se un referendum prevede il quorum la posizione di chi si astiene è costituzionalmente legittima al pari delle altre. Nel caso di un referendum con quorum sostenere le ragioni di chi non vuole andare a votare ha la stessa identica dignità di chi dice sì o no. Sulle energie rinnovabili l’Italia va forte, meglio di UK, Francia e Germania. Ma le rinnovabili da sole non bastano, per il momento. Se chiudiamo le nostre piattaforme dovremo comprare più gas e petrolio dagli arabi o dai russi, sprecando le risorse già esistenti. A me sembra più saggio finire di estrarre ciò che già c’è, senza licenziare i lavoratori del settore e senza sprecare l’energia che abbiamo. Bene che ci sia informazione, dunque. Riconoscendo pieno diritto di espressione alle posizioni del sì e a quelle del no o dell’astensione” ha scritto Matteo Renzi.

Di Martina Cecco