Romania, Il popolo costringe il Governo a fare dietro front sul decreto salva-corruzione

E alla fine le proteste hanno avuto la meglio. Dopo cinque giorni di fuoco, le continue manifestazioni e le imponenti folle scese in piazza, in tutta Romania, hanno portato il Governo a fare dietro front, in merito al decreto sulla corruzione. 

Una tale ‘furia’ nelle manifestazioni di piazza in Romania, non si vedeva dal 1989′, anno della caduta del dittatore Nicolae Ceausescu. In questi giorni, così come riportato inizialmente dai media locali e poi di rimbalzo dai media esteri, le folle erano scese in piazza a Bucarest e in altre città, col chiaro intento di far sentire la loro voce circa l’approvazione del decreto d’urgenza che depenalizzava alcuni reati di corruzione e che di fatto dona l’amnistia a circa 2.500 detenuti per crimini non violenti.

Una voce talmente risonante, da far dimettere perfino il ministro Jianu. Dopotutto, a fronte quasi 300.000 cittadini irati e scandalizzati dalle scelte di questo governo, la decisione attuata dallo stesso, nella tarda serata di ieri, sembra essere la scelta migliore per un “ritorno alle coscienze”. Un ritorno guidato anche dall’oppositore di Centro-Destra Klaus Iohannis, il quale già nella giornata di venerdì scorso aveva definito “scandalose” le nuove misure legislative attuate, invitando la Corte costituzionale a intervenire.

E dopo le accuse mosse dalla Commissione Europea, la quale aveva messo in guardia la Romania minacciandone l’ingresso nell’area Schengen, ecco che alla fine ci ha pensato il popolo a metter la parola “fine” a questa deplorevole vicenda. Una vicenda che, come annunciato dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker, non aiutava quella “lotta alla corruzione che deve andare avanti, non essere smantellata”.

Alla fine il Governo ha dovuto “cedere” alle insistenti proteste e, nella tarda serata di ieri, il premier Sorin Grindeanu ha annunciato che a breve chiarirà la situazione. Nel frattempo questo appare come un primo grande passo nella decisione di revoca del decreto e in migliaia stanno già festeggiando.

Si può dire che la democrazia, ancora una volta, ha vinto.