Vietato a Fratelli d’Italia manifestare sabato a Piazza Vittorio a Roma

L’ultima provocazione contro Fratelli d’Italia è il divieto di manifestare a Piazza Vittorio a Roma. “Noi di Fratelli d’Italia siamo le prime vittime di questo clima brutto, da anni 70 costruito purtroppo ad arte da una sinistra, che ha passato la campagna elettorale a usare slogan di quarant’anni fa per la difficoltà di spiegare ai cittadini perché al governo della Nazione aveva dato soldi alle banche e agli immigrati e non ai poveri. Io in prima persona sono stata aggredita a Livorno da quelli dei centri sociali che stanno facendo di tutto; nel comune di Pontedera ci è stato impedito di fare il nostro banchetto elettorale da un sindaco Pd che non ci ritiene una realtà democratica, nonostante siamo un partito presente in Parlamento. E Adesso ci hanno vietato di manifestare questo sabato a piazza Vittorio a Roma, nell’ambito di una mobilitazione nazionale nel corso della quale porteremo enormi bandiere tricolori nei quartieri abbandonati delle periferie italiane. Non c’è la vogliono far fare e per questo dico che sabato saremo comunque a manifestare a piazza Vittorio”.

Così il presidente di Fratelli d’Italia e candidato premier, Giorgia Meloni, intervistata questa mattina da Pierluigi Diaco, Fulvio Giuliani e Giusi Legrenzi nel corso di Non Stop News, in onda su Rtl 102.5 e in radiovisione sul canale 36 del Dt e sul 750 di Sky.

Meloni ha voluto anche aggiungere che “Giorgio Napolitano, ricordiamoci, è responsabile della destituzione dell’ultimo governo scelto dai cittadini, del pupazzo dei poteri forti Mario Monti che fu proprio un governo del Presidente, del governo Letta, del governo Renzi. È stato anche sostenitore del governo Gentiloni, nato contro il parere dei cittadini, dopo il referendum nel quale gli italiani avevano detto in massa che non volevano più la sinistra al governo. Diciamo che Giorgio Napolitano ha un’idea tutta sua della democrazia e che mediamente dove sta lui non sto io, del resto sosteneva anche l’ingresso dei carri armati sovietici in Ungheria come se fosse un’opzione di libertà”.