Aspettando l’apocalisse nucleare

Sembra che tutti aspettino che accada qualcosa. C’è l’impressione che tutto sia immobile anche negli scenari dove si muore come in Siria, pure a Lampedusa.
Cosa si attende? Chi? I marxisti-leninisti attendono l’implosione del tardo capitalismo, travolto dalle sue contraddizioni, i cristiani l’Apocalisse, i reazionari la salvezza improvvisa. E i governanti? E gli usurai? E i tecnici? E gli iniziati?

Al peggio non c’è mai fine
In realtà i soli a non avere capito niente sono gli stessi che fanno affidamento sul buon senso spicciolo: i reazionari. Loro aspettano che il castello di carta crolli per poter tornare indietro ai bei tempi della Dc e della mafia gollista. Nessun senso della storia, della comunicazione, del reale, delle connessioni. A dire il vero, reazionari non sono tutti i nazionalpopulisti i quali, specie nell’Europa centrale, hanno una capacità di visione d’insieme e di proposte operative. È in Francia e in Italia (Spagna e Portogallo non pervenuti) che sono grotteschi. Accusano i piazzisti di elisir contro la caduta di capelli di essere inefficaci, e su questo non ci piove, ma per soluzione propongono di tagliarsi la testa. Nelle loro baggianate implosiviste e nelle loro soluzioni primitivistiche sulla Ue, sull’Euro, sui commerci, sono più disastrosi di quelli che accusano e sono più mortiferi di loro. Di certo sappiamo, però, che la loro fibra umana li terrà a freno. Tranne Marine, che ha carattere, nessuno al momento opportuno metterà la testa sul ceppo dei tagli, sono tutti come Tsipras.

Le crisi del tardo-capitalismo
Più sensati, ma solo nell’aspetto analitico, i marxisti-leninisti. Quella che viviamo è una crisi mondiale determinata dalle contraddizioni interne di un capitalismo e di un imperialismo che ha fallito la sfida della robotizzazione e vive di bolle (che non sono disfunzioni ma regole della finanziarizzazione), bolle che si alimentano continuamente. Quando gli strangolatori ci fanno dettare da Monti, dalla Fornero, da Padoan, le ricette antisociali e realizzano operazioni per alimentare il debito è perché la spirale quello vuole e pretende, anzi non può fare altrimenti. Dalla crisi del 2007 ad oggi gli Usa – che sono i maggiori beneficiari planetari – hanno raddoppiato il disavanzo pubblico. Intanto il Brics è praticamente crollato o, come la Cina, barcolla. A tenere, ma con il fiato sul collo, è la Germania che, con tutte le critiche che possiamo muoverle, ha svolto al tempo stesso la funzione di ancora e locomotiva e mantiene tutti noi in un ruolo di competitors internazionali. Ma anche la Germania ha il fiato corto perché tutto si sta comprimendo.
E si comprimono per forza di cose il salario e il lavoro. Come fa giustamente rilevare Tomasz Konicz “Questa ‘contraddizione in processo’ del captale, oggi al culmine, fa sì che il capitale con l’estromissione del lavoro salariato dalla produzione perda la sua sostanza. La società del lavoro capitalistica si fonda di fatto sulla valorizzazione del lavoro nel processo produttivo ma, a seguito della razionalizzazione della concorrenza questo processo cozza contro un limite intrinseco”.
Il sistema per alimentarsi impoverisce e il miglior esempio della follia è che nella Ue risultano undici milioni di alloggi inabitati e quattro milioni di senza tetto.

Lasciate stare le formule magiche
Le formule con cui si risponde, che sono sensate quando provengono da quel che permane di cultura fascista e socialista, non sono valide. Non lo sono perché inapplicabili. Non bisogna dimenticare che, con la sola eccezione del Corporativismo che è in antitesi strutturale al Mercatismo ma che non si può improvvisare, tutte le soluzioni efficaci lo furono in un contesto laddove avevamo uomini responsabili e coraggiosi, confini di sovranità reale e spazi internazionali meno intasati.
Se non sono più valide le formule in sé, allora, cosa resta: l’attesa? Magari con il mugugno, con la protesta trinariciuta, con il fare scomposto da saltimbanco, salvo farsi ridicolizzare al primo confronto con la Boschi?
No: c’è da operare. In un’ottica generale. Il che significa pungolare, incalzare ma sostenere la Germania nel tenere in piedi quel che si può in Europa. In un’ottica sistemica: agire per un ideale imperiale che favorisca le affermazioni etnoregionali e che introietti le singolarità nazionali offrendo loro l’autonomia generatrice che il tramonto del giacobinismo statale sta cancellando.
Ma significa, soprattutto, affiancare il processo di trasformazione e crisi andando ad operare per la sostituzione delle istituzioni nelle azioni locali di socialità, di produttività e anche di circolazione di merci e di rilancio del lavoro. Affermare, quindi, le autonomie sociali articolate, non dei ghetti millenaristici.

Hillary Clinton e Donald Trump
Hillary Clinton e Donald Trump

In attesa della catastrofe?
Poi c’è l’attesa degli altri. Cos’aspettano? La Clinton forse lo ha detto chiaramente: l’Apocalisse. D’altronde tra lei e Trump se il disegno era quello di piazzare uno spostato accanto alle bombe atomiche, ancora una volta Wall Street e il Cfr non potevano scegliere meglio.
Dobbiamo provare a vedere le cose dalla prospettiva dei dominanti. Come intendono gestire il processo delle bolle continue? Se sono in grado di dominarle, la domanda è: una volta impoverite tutte le classi medie, come faranno a mantenere in vita questo sistema? Se invece il loro scopo non è quello ma uno, più “satanico”, di distruzione delle forme, delle identità, delle razze, allora vanno come un treno. Ma c’è una terza ipotesi, quella già adombrata da Casaleggio, da Attali e dal balletto d’inaugurazione del San Gottardo: la creazione del Paradiso Terrestre con un’umanità ridotta di quattro quinti. In quest’ipotesi – che con tutte le conseguenze di reattività spirituale resta comunque dura da augurarsi – il razionale, il mistico, il folle, si sposano e si fondono.
Da crisi inestricabili si esce solitamente con guerre devastanti. Ma qui si mettano l’animo in pace i millenaristi per delega: se una guerra atomica venisse dichiarata non sarebbe per la paura della Russia o della Cina che, se anche si mettessero insieme farebbero il solletico agli Usa, ma per un calcolo aritmetico. A prescindere dall’interrelazione tra le potenze e dalla dipendenza della Russia verso l’Occidente, che sono elementi razionalmente e storicamente determinanti, a scatenare un’Apocalisse sarebbe tutt’altro ordine di ragionamenti. E non è neppur detto che quest’Apocalisse vedrebbe schierati contro i grandi players.
Basta leggere attentamente cosa temono gli americani: un eccesso di emancipazione cinese (ultimamente sotto controllo) una cooperazione russotedesca (oggi sventata), un eccesso di potere eurotedesco (oggi compresso) e l’esaurimento delle scorte energetiche (per le quali gli Usa si sono attrezzati). Al di fuori del problema socioeconomico gli americani non sono mai stati meglio nel dominio internazionale. Il fatto che nell’era dei satelliti lo esercitino più per delega che per coinvolgimento inganna chi vuole ingannarsi o chi non sa di cosa parla.
Se ci sarà olocausto (e la forbice ristretta a “quei due” suggerisce l’attualità dell’ipotesi) non è per paura di qualcuno ma per risolvere la situazione e assicurare il Regno dell’Architetto dell’Universo.

E noi allora?
Noi dovremmo partire di lì, dalla prospettiva di una guerra atomica, per recuperare la naturalezza. Viviamo come se non dovessimo mai morire; è invece l’imminenza certa della morte a dare senso alla vita e al coraggio. Magari l’Apocalisse non ci sarà ma pensiamo seriamente come se ci fosse, diamola per scontata, in modo da essere più leggeri, da abbandonare l’ansia esistenziale e da smettere di delegare le nostre speranze a governanti, a saltimbanchi che si oppongono a slogan o a leaders di paesi esotici e lavoriamo invece oggi, qui, nella prospettiva dell’autonomia sociale ed economica, del risveglio identitario ed etnico, della costruzione dell’Europa Imperiale senza angosciarci se temiamo di non riuscirci e senza aspettare che un elisir ne sostituisca un altro. Come si diceva ai tempi della RSI (ripresa poi da Gandhi) “vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai!”
Attenzione: di solito si fa esattamente il contrario.