Cartone animato della BBC: scoppia la polemica sull’accuratezza storica

Dopo il caso Lady Oscar che ha recentemente aperto un dibattito sulla rappresentazione del gender nei cartoni animati per bambini, ora è il momento della BBC, noto ente di trasmissione britannico, a sollevare un polverone, questa volta, però, riguardo l’etnicità della popolazione britannica durante la dominazione dell’ Impero Romano.

Il fatto è avvenuto dopo che è stata diffuso su Youtube un vecchio cartone animato che raccontava la vita delle famiglie in Britannia. Nel video in questione viene rappresentata una famiglia mista, padre di colore, madre bianca e figli misti. La faccenda ha subito innescato quella che nel gergo di Internet viene definita una “twitter rant”, ovvero una serie di tweets mirati a richiamare l’attenzione sulle fake news, ad opera del filosofo e saggista Nassim Nicholas Taleb. Taleb, che non è estraneo a questo tipo di provocazioni, ha accusato la BBC di poca accuratezza storica, in quanto sarebbe stato atipico per quell’epoca incontrare una famiglia mista.

A farsi carico di spiegare l’autenticità della rappresentazione del cartone ci ha pensato Mary Beard, esperta di studi Classici all’Università di Cambridge, che ha sottolineato come la possibilità di trovare persone con la pelle scura in Gran Bretagna fosse più che plausibile dopo la conquista dell’isola ad opera dell’imperatore Claudio, in quanto i Romani dominavano un territorio che si estendeva dall’Oceano Atlantico fino al Golfo Persico. È, dunque, probabile, che i conquistatori fossero espressione di un buon grado di multiculturalismo.

Questa discussione virale, sebbene opinabile per i suoi toni poco ortodossi tipici del web, ha spostato l’attenzione su un altro tema piuttosto delicato: l’accuratezza e la veridicità, in questi casi, della genetica. Secondo Patrick Geary, professore all’Università di Princeton, anche le prove scientifiche vanno interpretate. Un caso lampante è la recente ricerca fatta su 5 corpi ritrovati a Sidone, in Libano, che proverebbe come la popolazione dei Cananei sia la diretta antenata dei moderni Libanesi. Questa affermazione, però, ha destato alcune perplessità, soprattutto se si considera che i test fatti riguardano solo 5 scheletri ritrovati in una sola città del Libano, Sidone appunto. Difficilmente, quindi, potrebbero rappresentare l’intera popolazione dei Cananei.

Un altro caso simile  riguarda la vicenda dei Romanov, l’ultima dinastia imperiale russa. Il ritrovamento nel 1971 dei restanti membri della famiglia Romanov, la granduchessa Anastasia e  suo fratello Alessio, rinvenuti a Ekaterinburg, ha portato gli scienziati a basarsi quasi esclusivamente su prove scientifiche. Prove che sono state definitivamente archiviate solo recentemente, quando confrontando tracce di Dna da una camicia insanguinata dello zar Nicola II si è potuto finalmente dedurre l’appartenenza dei due resti allo stesso nucleo familiare. In questo caso il confronto tra campioni di Dna è stato possibile grazie alle prove a disposizione della comunità scientifica, che unite ad una fedele ricostruzione storica, hanno potuto fugare ogni dubbio sulla vicenda.

Il problema della genetica, soprattutto quando applicata a fonti storiche, è la necessità di tenere conto di ogni possibile variante. Riuscire ad avere un quadro completo è quasi impossibile, a meno che non si abbiano tutti i dati a disposizione. Cosa che non accade quasi mai, anzi spesso il campione di Dna su cui vengono effettuati i test è solo una piccola porzione del genoma. Questo rende l’identificazione più difficile e soprattutto meno esatta. Bisognerebbe tenere conto, quindi, di tutte le variabili possibili, culturali, sociali, storiche e scientifiche per poter asserire con sufficiente certezza la verità del caso studiato.

Questa discussione virale, sebbene opinabile per i suoi toni poco ortodossi tipici del web, ha spostato l’attenzione su un tema piuttosto delicato: l’accuratezza e la veridicità, in questi casi, della genetica.  Secondo Patrick Geary, professore all’Università di Princeton, anche le prove scientifiche vanno interpretate. Un caso lampante è la recente ricerca fatta su 5 corpi ritrovati a Sidone, in Libano, che proverebbe come la popolazione dei Cananei sia la diretta antenata dei Libanesi. Questa affermazione, però, ha destato alcune perplessità, soprattutto se si considera che i test fatti riguardano solo 5 scheletri ritrovati in una sola città del Libano, Sidone appunto. Difficilmente, quindi, potrebbero rappresentare l’intera popolazione dei Cananei.

Un altro caso simile  riguarda la vicenda dei Romanov, l’ultima dinastia imperiale russa. Il ritrovamento nel 1971 dei restanti membri della famiglia Romanov, la granduchessa Anastasia e  suo fratello Alessio, rinvenuti a Ekaterinburg, ha portato gli scienziati a basarsi quasi esclusivamente su prove scientifiche. Prove che sono state definitivamente archiviate solo recentemente, quando confrontando tracce di dna da una camicia insanguinata dello zar Nicola II si è potuto finalmente dedurre l’appartenenza dei due resti allo stesso nucleo familiare. In questo caso il confronto tra campioni di dna è stato possibile grazie alle prove a disposizione della comunità scientifica, che unite ad una fedele ricostruzione storica, hanno potuto fugare ogni dubbio sulla vicenda.

Il problema della genetica, soprattutto quando applicata a fonti storiche, è la necessità di tenere conto di ogni possibile variante. Riuscire ad avere un quadro completo è quasi impossibile, a meno che non si abbiano tutti i dati a disposizione. Cosa che non accade quasi mai, anzi spesso il campione di Dna su cui vengono effettuati i test è solo una piccola porzione del genoma. Questo rende l’identificazione più difficile e soprattutto meno esatta. Bisognerebbe tenere conto, quindi, di tutte le variabili possibili, culturali, sociali, storiche e scientifiche per poter asserire con sufficiente certezza la verità del caso studiato. Si possono avanzare delle ipotesi più o meno accreditate, a seconda dei dati a disposizione, ma bisogna sempre tenere bene in mente che rimangono delle ipotesi.

Camilla Marotta