Come raccontare male un attentato

L’editoriale di Molinari, sulla Stampa di oggi, si intitola “Jihadisti alla campagna d’Europa”. Non ci potrebbe essere nulla di più sbagliato e semplicistico, non perché è sbagliato dire che l’Europa è sotto attacco e rischia sempre più di sprofondare nel terrore, ma perché balcanizzare la lotta al terrorismo porterà soltanto maggiori divisioni e scontri.

La cruda verità è che siamo di nuovo precipitati in una guerra globale e permanente. Si muore a Baghdad per le autobombe nei mercati, a Kabul colpiti da un drone perché ci si trova a pochi metri dalla persona “sbagliata”, ad Aleppo sotto i bombardamenti aerei, a Bruxelles per una bomba in aeroporto, a Parigi mentre sei a un concerto, a Nizza travolto da un camion lanciato sulla folla in festa. Ed a morire non è solo la cosiddetta “generazione Bataclàn”, a morire sono sopratutto i rifugiati in fuga dall’Isis, chi ha da sempre vissuto nel terrore che un’auto-bomba possa mettere fine alla vita della propria famiglia, a morire sono i bambini che fin da piccoli hanno imparato ad aver paura di non far ritorno a casa la sera. Non ha senso quindi parlare di nostri morti e loro morti, è una classificazione stupida, che può nascondere la difficoltà di trovare spiegazioni dietro alla religione ed agli scontri etnici, ma che non risolve nulla e ci toglie umanità. Perché i morti sono morti, sono tutte vittime innocenti di una guerra che sta lentamente lacerando il mondo intero.

Baghdad — giugno 2016

I numeri sono impressionanti e ricordali a volte aiuta. Innanzitutto perché contraddicono, con la realtà dei fatti, chi continua a sostenere che la colpa sia dell’Islam o dell’intero mondo islamico e che ad essere sotto attacco è solamente la civile Europa. Sotto sono riportati gli attentati terroristici compiuti dall’Isis nel solo 2016, il maggiore dei quali, nel centro di Baghdad, è il più grande attentato dopo l’11 settembre.

Gennaio 2016

  • Libia, un camion imbottito di esplosivo uccide 60 e ferisce più di 200 uomini in un campo di addestramento della polizia
  • Turchia, un attacco suicida colpisce piazza Sultanahmet, piena di turisti stranieri, uccidendo 12 persone e ferendone 14
  • Indonesia, uomini armati sparano contro uno Starbucks e una stazione di polizia, uccidendo 4 persone e ferendone 24
  • Arabia Saudita, un attacco suicida alla moschea di Mahasen uccide 4 persone e ne ferisce 18

Febbraio 2016

  • Siria, due auto-bombe a Homs uccidono 57 civili e ne feriscono più di 100
  • Siria, un auto-bomba e due ordigni uccidono 83 persone e ne feriscono 178 alla mosche di Sayyidah Zaynab

Marzo 2016

  • Turchia, un attacco suicida in un centro commerciale di Istanbul uccide 4 persone e ne ferisce 36
  • Belgio, attacchi all’aeroporto e alla metro uccidono 32 persone e feriscono 316
  • Yemen, tre auto-bombe uccidono, ad un check-point militare di Aden, 26 persone e ne feriscono decine
  • Iraq, un attacco suicida in uno stadio uccide 33 persone e ne ferisce 78

Maggio 2016

  • Iraq, quattro auto-bombe separate uccidono a Baghdad 90 persone e ne feriscono più di 100
  • Iraq, sei terroristi uccidono 28 persone e ne feriscono 45 in un fan club del Real Madrid

Giugno 2016

  • Stati Uniti, in un nightclub di Orlando un 29-enne prende in ostaggio persone e poi ne uccide 49 e ne ferisce 53
  • Francia, alla stazione di polizia di Magnanville vengono uccisi due poliziotti
  • Turchia, tre uomini uccidono 44 persone e ne feriscono 239 all’aeroporto di Ataturk a Istanbul
  • Iraq, due attacchi bomba uccidono a Baghdad più di 290 persone e ne feriscono circa 250

Luglio 2016

  • Arabia Saudita, un attacco suicida alla moschea di Medina uccide 7 persone e ne ferisce altrettante
  • Francia, a Nizza un ragazzo uccide con un camion più di 80 persone, ferendone molte decine

Un altro serio problema su cui riflettere è poi il modo in cui i media coprono i diversi attentati. Certi morti pesano di più, ormai è chiaro. Ma probabilmente si è rotto qualcosa anche nello storytelling, nel morboso modo in cui la stampa insegue l’ultima notizia. Non avrebbero altrimenti senso utenti che, nei minuti successivi alla strage, postavano compulsivamente il video del momento in cui il camion bianco mieteva vittime o prime pagine come queste, non fatte da un Libero qualsiasi, ma dal ben più serio Corriere.

C’è davvero bisogno di sbattere un bambino in prima pagina, e meno male che questa volta l’hanno coperto, per rendere la gravità di una strage come quella occorsa a Nizza? C’è davvero bisogno di spettacolarizzare il terrorismo? Il sociologo francese Jean Baudrillard disse:

“Si cerca a cose fatte di imporgli un senso qualsiasi, di trovargli un’interpretazione purchessia. Ma non ce n’è nessuna, ed è la radicalità dello spettacolo, la brutalità dello spettacolo, che resta l’unica cosa originale e irriducibile. Lo spettacolo del terrorismo impone il terrorismo dello spettacolo. E contro questa fascinazione immorale (anche se scatena una reazione morale universale) l’ordine politico non può nulla”

E proprio perché l’ordine politico, nella sensibilità dei messaggi, non può nulla, servono le persone, quelle che sanno restare umane nonostante le barbarie, quelle che cercano risposte difficili a problemi difficili, quelle che non fanno sciacallaggio ma senza ipocrisia provano a fare analisi razionali. Siamo in guerra? Forse. E’ solo l’Europa ad esserlo? Certamente no. Si può dire no alla guerra per non rinunciare a libertà, all’uguaglianza, alla democrazia? E’ maledettamente difficile, ma forse necessario.

Luca  Peluzzi