Corsa alle nuove alleanze e Rosatellum

L’Italia dei politici è un subbuglio: tutti corrono a destra e a manca al fine di potere stringere nuove alleanze o rafforzare quelle che già c’erano. E così, dopo la vittoria di Musumeci in Sicilia il centro-destra ha riacquisito la fiducia – se mai l’avesse persa – e sembra adoperarsi a più non posso per far crescere e fruttare al massimo quella coalizione che in Sicilia tanto successo ha avuto. Sembra chiaro a tutti, o dovrebbe esserlo secondo le aspettative più rosee del centro-destra, che quando quest’ultimo si unisce non ce n’è per nessuno: Forza Italia, Lega e  Fratelli d’Italia quando uniscono le forze sono imbattibili. E proprio ciò a cui mira Berlusconi, che nonostante l’anziana età ancora brama il potere e non dà segno di voler cedere: una coalizione forte con Salvini e Meloni che possa riportare al podere la destra italiana. Se le basi per una loro coalizione vi sono manca però la figura che dovrà rappresentare la coalizione, e se un Salvini non piace come proposta allora bisognerà trovare qualcun altro; ma niente paura: il Cavaliere è già all’opera.

Se il centro-destra sembra andare in questa direzione in maniera quasi certa, lo stesso non può dirsi del centro-sinistra, che invece che unirsi sembra non riuscire a superare le insormontabili divergenze di vedute. Ma Renzi non ci sta. Lui la coalizione la vuole e per ottenerla è disposto a tutto, anche a riesumare un dinosauro. Insomma, il segretario del PD crede in un’alleanza di sinistra che riesca ad ottenere almeno il 30% e battersela in un testa a testa con il centro-destra e crede anche che sarà più che positivo se poi a “nume garante” di questa coalizione vi sia Prodi. La coalizione dovrebbe includere Pisapia per l’ala sinistra, Casini per il centro, Verdi e Radicali – a quanto pare l’accordo con Mdp non sembra ravvisabile.

Ma, guardando bene i Radicali forse neanche loro sono poi così tanto bendisposti. Quest’ultimi, infatti, stanno proponendo un’iniziativa per una lista europeista con Forza Europa di Della Vedova. In tutto questo trambusto sembra inerte il M5S che comunque rende noto di puntare tutto su Di Maio in quest’elezione 2018. Insomma, di fumo ce n’è molto ma di l’arrosto?

Indipendentemente dall’esito di quella che sembra una partita a tetris, è importante capire perché si cercano tutti questi potenziali incastri e alleanze di forze politiche. La scontata risposta è che finalmente,  dopo lunghi periodi di incertezze e ben 8 voti di fiducia, la nuova legge elettorale è stata sfornata. Non è che la corsa alle coalizioni si abbia perché v’è la legge elettorale – attenzione! – piuttosto è il meccanismo che essa introduce a rendere necessarie le alleanze tra partiti.

La nuova legge ripropone infatti un modello misto tra proporzionale e maggioritario, ed è proprio l’elemento maggioritario a richiedere importanti forze partitiche e quindi coalizioni. Il sistema che è stato faticosamente introdotto prevede che vi sia un quota di seggi assegnati con metodo proporzionale e un’altra quota maggioritaria invece. Adesso, nel caso del Rosatellum le due componenti – maggioritaria e proporzionale – vengono mantenute distinte ma ciononostante connesse: l’elettore potrà esprimere un unico voto espresso a favore di una lista circoscrizionale corrispondente ad un partito politico e collegata ad un candidato nel collegio uninominale e varrà sia per il candidato nel collegio uninominale che per la lista o le liste collegate nei collegi plurinominali.

Nei collegi uninominali risulterà vincitore il candidato con maggior numero di voti ricevuti, e i voti così espressi varranno anche per la lista circoscrizionale collegata con il candidato. Il candidato potrà essere collegato a più di una lista, e in questo caso allora i voti ricevuti verranno distribuiti in base ai voti che singolarmente i partiti avranno già ottenuto. La possibilità di collegare un candidato nel collegio uninominale a più liste in sostanza è espressione delle coalizioni tra partiti che nel frattempo si sono venute a creare. Per quel che concerne poi la quota proporzionale i voti conseguiti dalla varie liste verranno calcolati a livello nazionale una volta escluse le liste che non avranno ottenuto almeno il 3% dei voti.

Avuto riguardo a quanto la legge prevede, non c’è da stupirsi che i nostri partiti si stiano affrettando così tanto al fine di creare nuove alleanze e rafforzare quelle già esistenti: se non vi sono delle coalizioni non si raggiunge la soglia per governare all’uninominale. Prevedendo la possibile data delle elezioni a marzo 2018, sembra chiaro che il tempo stringe e che non è più tempo di banalità ma, piuttosto, questo tetris è da completare.

di Lorena Bisignano