Intervista ad Augusto Grandi su Renzi-exit e futuro destra

Augusto Grandi è un giornalista e scrittore italiano. Nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 Ore, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d’Aosta. Tra i suoi libri ricordiamo “Un Galeone tra i monti” (2002), “Sistema Torino” (2002), “Sistema Piemonte” (Intergrafica), “Baci e bastonate” (2007), oltre alle collaborazioni ai volumi “Monferrato” (1998), “Piemonte terra di emozioni, terra di golf” (2002), “Piemonte frontiere” (2004) e “Il Toro siamo noi” (2006).

Nel mese di marzo 2008 è uscito “Lassù i primi. La montagna che vince“, nel dicembre del 2009 è stata la volta di “Razz. Politici d’azzardo” e nel 2011, in coppia con Teresa Alquati, ha firmato “Eroi e cialtroni: 150 anni di controstoria“. Nel 2012 ha pubblicato, con Daniele Lazzeri ed Andrea Marcigliano, “Il Grigiocrate, Mario Monti nell’era dei mediocri“, mentre lo scorso 2 novembre è uscito “Italia allo sbando. Lavoro, Commercio, Cultura. Fotografia di un declino“.

Con la vittoria del No, come si prospetta il futuro dell’Italia e, in particolare, del centrodestra?

Il futuro non si prospetta roseo. Ha vinto il No, ma in Parlamento la maggioranza non è cambiata. Dunque è giusto che, dopo le dimissioni di Renzi, l’incarico venga dato ad un esponente del centrosinistra. Il centrodestra resta nel limbo, privo non tanto di un leader ma soprattutto di una idea, di un programma. Il No, e in questo aveva ragione Renzi, e’ sostenuto da una accozzaglia di gruppi che non possono stare insieme e, probabilmente, lo stesso vale per il centrodestra.

Quanto ha influito l’errore di Renzi di legare la riforma costituzionale al suo mandato?

E’ stato un errore determinante. Con la personalizzazione e’ riuscito a coalizzare tutti contro di lui prima ancora che contro una riforma comunque fatta male.

E’ vero che “la vittoria del No porterà ad una risalita dello spread e al crollo delle borse” o era solo una bufala in stile Brexit?

Probabilmente ci sarà un governo di continuità, dunque non ci sono ragioni per grandi movimenti sullo spread e sulle borse. La speculazione può sempre approfittare della situazione, ma non ci sono i motivi oggettivi.

Qualche giorno fa, Berlusconi ha affermato che nella realtà politica italiana non esistono più due poli, bensì tre: che ruolo gioca la destra in questa partita?

E’ vero che non ci sono più due soli poli, ma i primi due sono il Pd ed il Movimento 5 stelle. Il centrodestra non è detto che sia il terzo polo, perché è drammaticamente diviso tra quelli che vengono definiti come populisti (e non è un insulto) ed i moderati che non si sa se esistono davvero e quanti siano realmente. In questa situazione il terzo polo non gioca alcuna partita per mancanza di allenatore e giocatori di qualità. Il problema del centrodestra è l’irrilevanza politica, inevitabile considerando i vertici dei vari partiti.

Quali saranno le richieste della destra per la nuova legge elettorale?

Berlusconi pare più interessato a fermare i 5 stelle che al rilancio di un centrodestra vincente. Dunque cercherà di far passare una legge elettorale di tipo proporzionale che faciliti eventuali alleanze tra lui e Renzi. Salvini ha interessi opposti, punta ad un successo dell’area, non ad un accordo con il Pd.

In Austria, l’ecologista Van der Bellen ha sconfitto l’ultranazionalista Hofer: perché in Europa, a differenza degli Stati Uniti e al di là della Brexit, il populismo fatica ad attecchire?

In Austria Hofer ha perso, ma con consensi vicini alla maggioranza. In una elezione “secca” il populismo perde perché ha tutti gli altri coalizzati contro. In una elezione politica la situazione può cambiare radicalmente. Hofer, con i risultati ottenuti, andrebbe a governare se venissero confermati i dati delle presidenziali. Molto dipende dal sistema elettorale, e non va dimenticato che il populismo austriaco e’ molto più serio e radicato di quello italiano. Hofer ha programmi e proposte che in Italia non ci sono. Marine Le Pen si sta dotando di uomini, programmi ed idee che magari non basteranno per vincere le presidenziali, ma che serviranno per consolidare il FN nel Paese. Con percentuali superiori al 40% o di poco inferiori, e’ difficile sostenere che i movimenti populisti fatichino ad attecchire.

Nel suo libro “Italia allo sbando” scrive: ”D’altronde l’italiano medio sguazza in questo Sistema. Mugugna quando il Sistema non lo premia, ma è prontissimo a farsene paladino quando gli vengono gettate le briciole del banchetto”; ma vale davvero la pena essere onesti, nell’Italia del 2016?

Val la pena essere onesti sempre, a prescindere dal contesto. Una ripresa dell’Italia non può esistere se non si supera l’ostacolo dei furbetti, dei piccoli cialtroni che pensano che fregare gli altri consenta di vivere meglio. Se tutti rubano, anche poco, il Paese non si riprende. Se tutti continuano a mentire, l’Italia resta agli ultimi posti nelle classifiche di qualità della vita, di sviluppo,  di crescita.

“Dopo la fuga dei cervelli, si assiste a quella delle dentiere”: perché i pensionati scappano sempre di più all’estero? Quali sono le manovre che consentirebbero di definirne la pensione “dignitosa”?

I pensionati scappano per cercare di sopravvivere. Con le pensioni italiane si vive male in Italia, ma si vive molto meglio in Paesi anche europei, a partire dal Portogallo o dalle isole spagnole. La prima manovra, per tutelare i pensionati, sarebbe quella di rispettare i diritti acquisiti. Servono certezze, serve sicurezza. Non si può vivere ogni giorno con il timore di nuove fregature senza possibilità di difendersi. Ma servono livelli di retribuzione dignitosi per i giovani, perché i soldi delle pensioni sono legati alle tasse pagate. E non si mantiene il sistema con i voucher, tantomeno si garantiscono le future pensioni dei giovani di oggi. Un livello di disoccupazione giovanile intorno al 40% non è compatibile ne’ con le pensioni di oggi ne’ con quelle del futuro.

di Antonella Gioia