La crisi Hanjin rischia di mettere in ginocchio il commercio mondiale.

Quest’ultima volta non è la Corea del Nord dello stravagante leader Kim Jong Un a catalizzare l’attenzione mondiale, bensì la ben più tranquilla Corea del Sud che nell’ultimo periodo sta vivendo la crisi del suo gruppo economico più importante: Hanjin, leader mondiale nel settore dello shipping. Lo shipping altro non è che il settore dei trasporti navali, ad oggi il modo più economico per muovere grandi quantità di merci dal produttore al consumatore, settore che ha recentemente subito un “boom” di offerte che ha drasticamente fatto calare i prezzi, mettendo in crisi l’intero settore.

Il gruppo Hanjin è una delle principali multinazionali sudcoreane attiva soprattutto nel settore dei trasporti navali (Hanjin Shipping) e dei voli di linea (Korean Air) e sta vivendo uno dei momenti peggiori sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1945. Il 31 agosto scorso il Gruppo Hanjin ha presentato un’istanza di fallimento dopo aver perso il sostegno dei suoi creditori.

Il comparto Hanjin Shipping che lavora in perdita dalla fine del 2015, è destinato a chiudere il 2016 con una perdita stimata di circa cinque miliardi di dollari, sta pagando più di qualunque altro settore la crisi che ha colpito il Gruppo Hanjing. I titoli del gruppo hanno perso dall’inizio dell’anno il 63%, per questo motivo a fine agosto le banche hanno respinto il piano di risanazione dell’azienda, costringendola di fatto alla futura bancarotta.

Da quel momento è iniziato un vero e proprio calvario per le navi e gli equipaggi controllati dal Gruppo Hanjin, dato che nessun porto sembra disposto ad accettarle, costringendo la flotta di 85 navi mercantili a rimanere in acque internazionali, senza possibilità di scaricare le proprie merci o fare rifornimenti di carburante e viveri. Con un costo di circa trentacinquemila dollari per ogni sbarco, nessun porto sembra intenzionato ad accollarsi questo costo, costringendo le navi mercantili all’impasse.

Il rischio è quello che la crisi Hanjin possa avere serie conseguenze sull’andamento del commercio internazionale, visto che le merci pronte per essere spedite sarebbero del valore di 14 miliardi di dollari e che, il loro mancato arrivo sui vari mercati, potrebbe mettere in ginocchio multinazionali del calibro di Nike, Ralph Lauren e Hugo Boss.

Il governo di Seul per far fronte a questa emergenza ha dichiarato che circa novanta milioni di dollari verranno stanziati per permettere alle navi di attraccare senza incappare in problemi con le autorità, resta il fatto che finché questi fondi non verranno stanziati, il commercio internazionale rischia di essere drasticamente ridimensionato.

Le maggiori multinazionali mondiali guardano alla crisi Hanjin con molta apprensione, vista anche la relativa vicinanza a feste come il ringraziamento americano o il natale, feste che potrebbero per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, avere una carenza di prodotti tra quelli più richiesti dal mercato.

La speranza è che tra le varie parti prevalga il buon senso e che si cerchi di impedire che da una già grave situazione di crisi, come quella del Gruppo Hanjin, possa derivarne una ancora più grande che affondi l’economia non solo di una nazione ma dell’intero mondo.

Carlo Alberto Ribaudo