L’AFD è l’alba di una nuova destra?

Il voto di tutte le classi, le età e le provenienze politiche per l’Afd, nonché la sua gestione politica costruttiva e non sfascista, demagogica, da popolino frustrato o da destra terminale nevrastenica, lascia sperare seriamente.
I motivi non sono secondari e c’entrano davvero di sguincio con le aspettative appunto sfasciste e nevrasteniche di coloro che cercano disperatamente di essere rassicurati verbalmente ed esteticamente da un O’Brien qualunque, magari con la keffiah o il colbacco.
Il motivo è che la Nazione più massacrata – in tutti i sensi – più umiliata e più colpevolizzata del mondo ha ancora i suoi geni e il suo dna. Cosa, questa, che precede questo fenomeno Afd che oggi apre qualche prospettiva di maggior presa di coscienza.

La Germania era divisa e si è unificata, era in ginocchio ed è diventata una locomotiva mondiale. Nell’era del capitalismo, anzi del turbocapitalismo, ha mantenuto dello stesso una versione partecipata e sociale e degli ancoraggi territoriali. Qualcosa di molto più interessante della miscela liberismo-assitenzialismo parassitario esistente in Russia o del turboliberismo cinese. La Germania, nell’era del capitalismo e della globalizzazione, ha offerto una via di emancipazione all’Europa, via contro cui si sono schierati tutti, dal Cfr americano a Soros agli inglesi. Poi si sono allineati i russi. Restano solo cinesi e giapponesi a offrirle sponda.

La Germania ha espresso linee politiche svariate su ogni argomento, ma su ognuno di questi, dalla stabilità economica ai trattati internazionali, all’aerospaziale, è stata l’unica a offrire una via.
Le sue classi dirigenti, più che “asservite agli americani”, che è una formula di banale trinariciutismo, oltretutto, in un mondo come quello odierno, spalmabile sul 99,9% dei governi mondiali con un minimo di peso (e ho difficoltà a individuare lo 0,01% mancante) è schiava del lavaggio del cervello che le fu imposto negli anni Sessanta dall’azione comune dei russi (tramite la Stasi) e della Cia.

Quindi esiste una forbice tra l’ideologia e la politica tedesca, che – a differenza di quasi tutte quelle a cui assistiamo – è attenta alla comunità nazionale e al suo ruolo nel mondo. Purtroppo, colpita come tutto l’Occidente, ma prima e più degli altri, visto che è stata la cavia, dall’aids mentale, le manca il passaggio culturale e ideale necessario. In denatalità e in colpevolizzazione politicamente corretta, offre delle immagini di sé non propriamente fantastiche. Ma questo vale per chi si sofferma alle immagini (so perfettamente che nel mondo superficiale e spettacolarizzato esse contano sulla psiche del consumatore più della realtà ma creano realtà anche virtuali). In molte scelte sostanziali la Germania dà punti a tutti.

La domanda centrale, perché è anche la chiave dei nostri destini, è chi vincerà nel contrasto tra Jekyll e Hyde? Il politicamente corretto dell’immunodeficienza o il dna? Perché esiste tuttora una Germania profonda perfettamente illustrata da questi tre film che metto in sequenza logica e quella Germania profonda è forse annunciata dal successo dell’Afd. Io che non sono mai ottimista, a ragion veduta però, e che diffido di tutte le chimere e le caricature che tanto eccitano un pubblico disperato, stavolta qualche speranza inizio a nutrirla.