L’Austria alza il muro al Brennero per il controllo dei migranti

L’Austria, spalleggiata dalla Germania, ha dato il via ai lavori per la costruzione di una barriera al passo del Brennero, presso il confine con l’Italia. Il muro, termine che può evocare paragoni storici inquietanti, sarà lungo circa 250 metri ed attraverserà sia l’autostrada che la strada statale. Lo scopo dichiarato è quello di prevenire possibili tentativi da parte dei migranti di attraversare il confine evitando i controlli di frontiera.

Il progetto prevede infatti anche la realizzazione di una corsia dedicata esclusivamente alla registrazione dei migranti, nonché l’arrivo di una serie di container nei quali tale registrazione avrà fisicamente luogo.

I controlli potrebbero diventare operativi già da fine maggio, ma la data precisa dipenderà dalle direttive in arrivo da Vienna.

L’idea è frutto della collaborazione tra la polizia del Tirolo ed i responsabili della gestione del confine presso la cittadina austriaca di Speilfeld, che separa il paese dalla Slovenia.

Nonostante le parole del vicecancelliere austriaco Reinhold Mitterlehner secondo cui l’iniziativa, dettata esclusivamente da urgenza e necessità, non scredita la volontà del proprio paese di trovare una soluzione strutturale a livello europeo, le critiche non hanno tardato ad arrivare.

Ci sono già state anche le prime violente manifestazioni di opposizione da parte di circa 800 appartenenti ai centri sociali, alle quali i poliziotti austriaci hanno risposto con manganellate e spray urticante.

Con toni più pacati, ma non meno preoccupati, c’è chi interpreta la nascita del muro come la contemporanea morte ideologica di Schengen, il citatissimo trattato di libera circolazione dei cittadini sottoscritto, tra gli altri numerosi stati, anche dalla stessa Austria.

Tuona Renato Brunetta, capogruppo alla Camera per Forza Italia, che sottolinea come la creazione di muri sarebbe il fallimento dell’intera Unione Europea ma anche del governo italiano.

Anche Gianni Pittella, presidente al Parlamento europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici, boccia l’iniziativa perchè, a suo dire, è l’ennesimo tentativo di trovare la soluzione al problema a livello nazionale, mentre si necessita di una comunità d’intenti a livello europeo.

Più pragmaticamente c’è anche chi si preoccupa dei possibili contraccolpi economici ai danni di un passo, quello del Brennero, che risulta essere il più trafficato dell’intero arco alpino, potendo vantare un passaggio annuale di merci stimato in un totale di circa 40 milioni di tonnellate. Di queste, più o meno il 70% “sfrutta” il trasporto su gomma. La preoccupazione degli operatori economici riguarda le inevitabili code, dovute all’imminente via libera di Vienna sui controlli ai migranti, che causeranno ritardi a tutti i mezzi in transito.

Senza dimenticare che la zona risulta strategica anche come snodo turistico per i numerosi viaggiatori tedeschi intenzionati a raggiungere il vicino Lago di Garda.

Osservando la situazione dal punto di vista delle dinamiche del gioco-forza nello scacchiere internazionale essa non cessa di essere controversa: è lo “Schiaffo dell’Austria a Renzi” (dal sito web di Libero).

Da sempre, infatti, il Premier italiano sostiene una risoluzione della questione migranti improntata alla comunità d’intenti, alla solidarietà e all’integrazione, ma il via ai lavori per la barricata del Brennero sta, da un punto di vista ideologico, proprio all’opposto.

Questo non può che essere l’ennesimo campanello d’allarme per un paese, l’Italia, che da parecchio tempo vede decrescere sempre più rapidamente la propria influenza a livello europeo.