Lettere al giornale: L’archiviazione della querela di Cia e le minacce virtuali

Egregio direttore,

mi lascia basita l’archiviazione della querela presentata dal consigliere Cia contro il presidente dei Laici Trentini, così come non si può tollerare che un giudice sminuisca delle concrete minacce di morte. Siamo alla follia, al capovolgimento della realtà, al capolinea della giustizia.
“Ora dobbiamo usare armi non convenzionali. Ad ogni suicidio legato all’omofobia va corrisposto un politico di turno, ad esempio Claudio Cia è un assassino, ha ucciso Samuelle”. Non guasta ricordare per intero le parole pubblicate a suo tempo dal signor Giacomini su facebook. Per il GIP rientrerebbero nella polemica politica, nell’esercizio del diritto di critica. Per me invece si tratta di istigazione a delinquere o, alla peggio, di intimidazioni squadriste.
Le pronunce dei giudici si rispettano a prescindere, non si discute. Tuttavia, – dispiace dirlo -, questa archiviazione per come è stata formulata e per le giustificazioni addotte apre ad un grave vulnus in materia di certezza del diritto. Autorizza tacitamente persone come Giacomini a sentirsi protette, a perseverare nell’insultare sotto una presunta “libertà di pensiero”. Non a caso, dopo la notizia dell’archiviazione, lo stesso Giacomini è intervenuto più volte in siti di informazione e social network con commenti arroganti, poco rispettosi della vita privata del consigliere.
Come cittadina mi preoccupano il livore gratuito, l’assenza di educazione, le continue derisioni a danno dell’intero corpo politico locale. E mi dispiaccio, sapendomi impotente di fronte a tanto veleno dialettico che la magistratura è impotente a debellare.

Serena De Tomas
Trento