A Trento 7 esami e laurea in sette giorni

Che succede se una studentessa ha fretta di laurearsi? Studia, risponderebbe la maggior parte delle persone. Oppure scrive al preside di Lettere, replica l’Università degli Studi di Trento.

Infatti, è notizia di questi giorni, trapelata grazie ad un professore che ha scritto a Il Dolomiti (articolo a cura di Luca Pianesi), che il direttore di dipartimento della Facoltà di Lettere e Filosofia, Fulvio Ferrari, avrebbe scritto una e-mail, tramite il responsabile dell’Ufficio offerta formativa e gestione studenti, a sette professori della propria Facoltà. Questo, per fissare sette appelli straordinari per una sola studentessa entro il 16 dicembre, data entro la quale la ragazza si sarebbe dovuta laureare per poter accedere al concorso da ufficiale presso l’Arma dei Carabinieri.

Un concorso come tutti gli altri, che si ripete a cadenza abbastanza regolare. Questo non ha però vietato al preside di concederle questo lusso: laurearsi in meno di 10 giorni, con tanto di discussione di tesi fissata mezz’ora dopo l’ultimo esame. “Per raggiungere tale obiettivo, [la studentessa] chiede la Vostra disponibilità a pianificare un appello d’esame nella sessione straordinaria di dicembre (esattamente tra i giorni 9 e 16 dicembre)” si legge nella mail. Che continua: “Essendoci il divieto di far sostenere esami fuori appello agli studenti iscritti ai corsi del Dipartimento di Lettere e Filosofia, chiedo la Vostra disponibilità per poter esaudire la richiesta della studentessa“.

Peccato che i professori – nonostante le abbiano fatto sostenere gli esami – abbiano premiato la preparazione. E la ragazza, risultata impreparata, è stata respinta: niente laurea il 16 dicembre per lei.

Non si sa bene se tutto ciò sia regolare dal punto di vista procedurale o meno. Di certo, la questione ha sollevato un bel polverone: professori e studenti sdegnati, nonché una domanda che aleggia nell’aria. Come si fa a premiare l’etica ed il merito di uno studente, alla luce di una vicenda simile? Ed inoltre, considerando l’esiguità degli appelli per ogni insegnamento, perché per una studentessa si riesce a trovare il tempo e per gli altri cento no?

Inoltre, rimane sulla punta della lingua il dubbio sul perché sia stato concesso ciò a quella ragazza. Tuttavia, non sapendo la storia fino in fondo, non sta a questa sede giudicare. Rimane il fatto che l’indignazione rimane, assieme a tutti gli interrogativi. E che, anche in questo caso, ci si accorge di come l’università – come la scuola – si stia ammorbidendo a tal punto da permettere situazioni simili. Forse si dovrebbero dire altri ‘no’, invece di accettare, seppur in buona fede, proposte ‘indecenti’ come questa.

Nel frattempo, buono studio a tutti.