NEL MESSAGGIO AUGURALE DI NAPOLITANO POVERTA’, MARCIO, DISPOLITICA, LE SUE DIMISSIONI, E CITA SAMANTHA

Nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano annuncia formalmente le sue dimissioni e fa appello alla non indifferenza, verso i poveri, verso i paesi in conflitto, verso le disparità sociali e la disuguaglianza. Un anno da cancellare, per l’Italia, il 2014. Mentre la Cristoforetti viaggia in alto nello spazio con un team dalla Russia, per risollevare l’Italia, mentre la Marina pesca uomini in mare dall’Africa, mentre i comandanti salvano fino all’ultimo le navi, per essere chiamati tali, ecco uno dei discorsi più tristi, di sempre, mai sentiti in Italia. Un richiamo ai valori, per uscire da questo empasse, ma il quadro è desolante. Ma ancor più umiliante è la citazione degli Stati Uniti, come esempio di ricchezza, quando nel nostro Continente i problemi e i modelli, sono altri.

UN GOVERNO IRREGOLARE – Ammette da subito di essere rimasto per questi due anni al Governo, a partire dal 2013, in una condizione anomala, “un momento di grave sbandamento e difficoltà post-elettorale, un passaggio determinante per dare un governo all’Italia, rendere possibile l’avvio della nuova legislatura e favorire un confronto più costruttivo tra opposti schieramenti politici. Ma è positivo che ora si torni, per un aspetto così rilevante, alla normalità costituzionale, ovvero alla regolarità dei tempi di vita delle istituzioni, compresa la Presidenza della Repubblica”, sottolineando quindi come questo periodo sia tuttavia irregolare.

LA CADUTA DEL LOCALISMO – Come sempre accade uno sguardo il Presidente lo volge, a fine anno, alle istituzioni, avvertendo del cambiamento in atto, relativo alle territorialità: la riforma delle istituzioni, così espressa, figurante in una cessione definitiva del bicameralismo paritario (Camera e Senato) e in un processo di destrutturazione delle Regioni, verso lo Stato. Non solo, ma è chiaro l’intento del Governo così espresso, anche dal punto di vista monetario: “Nulla di più velleitario e pericoloso può invece esservi di certi appelli al ritorno alle monete nazionali – ha detto Napolitano – attraverso la disintegrazione dell’Euro e di ogni comune politica anti-crisi” cita quindi l’impennata degli USA come esempio di ripresa. Tira in ballo, indirettamente, gli Euroscettici, in aumento percentuale, non solo in Grecia, bensì anche in Italia.

IL FALLIMENTO DELLE POLITICHE SOCIALI – “Tutti gli interventi pubblici messi in atto in Italia negli ultimi anni stentano a produrre effetti decisivi – ha detto – che allevino il peso delle ristrettezze e delle nuove povertà per un così gran numero di famiglie e si traducano in prospettive di occupazione per masse di giovani tenuti fuori o ai margini del mercato del lavoro.”

IL NON COLORE DEL PARLAMENTO – Un tratto diverso, che non calza alla Costituzione italiana, l’aver citato un Governo trasversale come soluzione alla crisi politica, come spesso i rappresentanti attualmente in carica edulcorano al popolo. Il non rispetto della volontà elettorale alle urne, viene elogiato come soluzione da Napolitano: “il reciproco riconoscimento, rispetto e ascolto tra gli opposti schieramenti, il confrontarsi con dignità nelle assemblee elettive, l’individuare i temi di necessaria convergenza nell’interesse generale non contrastano con la democrazia dell’alternanza, ma ne definiscono il più maturo e costruttivo modo di essere in sintonia con l’imperativo dell’unità nazionale. Si, in questa direzione, anche se tra alti e bassi, si sta andando avanti. Ed è il solo modo di garantire all’Italia stabilità politica e continuità istituzionale, e di affrontare su larghe basi unitarie le più gravi patologie di cui il nostro paese soffre”. Mentre il sospetto che tutto ciò sia lesivo della libertà di pensiero politico, non tocca il Presidente, ma solo gli elettori, che la politica la vedono dal basso, sperando di contare ancora qualcosa, in Italia, rispetto al “deus ex machina” dei maneggiatori e dei prolissi.

IL MARCIO ITALIANO – Un discorso che non tralascia, però, di enumerare non le bellezze, ma il marcio dell’Italia, fortemente critico e duro, quest’anno, verso la malavita: “A cominciare da quella della criminalità organizzata e dell’economia criminale; e da quella di una corruzione capace di insinuarsi in ogni piega della realtà sociale e istituzionale, trovando sodali e complici in alto: gli inquirenti romani stanno appunto svelando una rete di rapporti tra “mondo di sotto” e “mondo di sopra”. Sì, dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra società. E bisogna farlo insieme, società civile, Stato, forze politiche senza eccezione alcuna. Solo riacquisendo intangibili valori morali la politica potrà riguadagnare e vedere riconosciuta la sua funzione decisiva” ha detto Napolitano.

UN RICHIAMO AI VALORI – Il Presidente mette a fuoco la difficoltà a far nazione, tipica dell’Italia: “Valori morali, valori di cultura e di solidarietà. Non lasciamo occupare lo spazio dell’attenzione pubblica solo a italiani indegni. Rendiamo omaggio a italiani esemplari. Come la brillante scienziata, Fabiola Gianotti, eletta all’unanimità direttore generale del Centro europeo per la Ricerca Nucleare a Ginevra. O come l’astronauta Samantha Cristoforetti che ci parla semplicemente, con modestia e professionalità, della ricerca scientifica in corso nello spazio” e nomina la trentina in orbita con la navicella spaziale, che interloquisce, cosa futuristica, dallo spazio.

Almeno, lei, conferma che tutto va bene, da lassù, da dove i problemi dell’Italia sono piccoli, non si vedono ad occhio nudo.

Si comunica live dallo spazio, e come mai dal Parlamento al cittadino la distanza è così ampia? Una riflessione non da poco, che chiude il “nostro” interpretare del messaggio del Presidente della Repubblica, fedelmente citato.

di Martina Cecco

 

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