Renzi e Verdini alla prova del Referendum

Il 4 dicembre 2016 gli italiani saranno chiamati a votare in merito al referendum per la modifica di diversi punti del titolo quinto della parte seconda della Costituzione Italiana, consultazione sulla quale il premier Matteo Renzi ha investito molto, mettendola al centro della sua politica.

Il premier nella sua campagna sul referendum ha trovato un alleato molto forte nell’ex esponente del PDL e attuale leader di ALA, Denis Verdini. L’ex delfino di Berlusconi si è sempre schierato con Renzi, sostenendo il governo nonostante la differente estrazione politica, essendo non solo il regista del “Patto del Nazareno” lo storico incontro tra Renzi e Berlusconi avvenuto nella sede del PD nel gennaio del 2014, ma anche fungendo da “stampella” al governo nei più difficili passaggi parlamentari.

Il legame che unisce Renzi e Verdini trova origine da circostanze legate alla politica toscana e anche da questioni di business. Infatti Il passato da editore di Verdini si intreccia con quello del padre di Renzi, distributore di quotidiani a carattere locale. Già nel 2005 un Verdini ancora strettamente legato a Berlusconi presentò all’allora premier un giovane Renzi appena eletto presidente della regione Toscana, quello fu solo il primo di una serie di incontri organizzati dal leader di ALA nel tentativo di portare Renzi sotto l’egida berlusconiana.

Fu nel 2013, dopo lo sfascio di Forza Italia e la proclamazione di Renzi a capo del PD, che Verdini riallacciò i vecchi contatti con il giovane conterraneo, cogliendo l’opportunità per diventare l’ago della bilancia nei nuovi equilibri politici che si stavano definendo. Prima come regista del “Patto del Nazareno”, poi sostenendo fattivamente una maggioranza sempre più minata dalla riottosa sinistra PD.

Verdini e Renzi sembrano vivere la loro “storia d’amore” segreta e inconfessata, ma non troppo, come due novelli “Romeo e Giulietta”, tutti ne parlano ma loro fermamente smentiscono, anche se i risultati di questa unione di intenti sono sempre più evidenti agli occhi di tutti.

Chiaramente le unioni politiche ci sono sempre state anche tra componenti di partiti diversi, quello che spaventa maggiormente è che soprattutto ora che l’Italia sta vivendo momenti decisivi per il suo futuro, Renzi possa godere dell’appoggio incondizionato di una persona controversa come Verdini, che sembra pronto a seguirlo non per una comunione di idee, ma per opportunismo politico. Matrimonio per interesse e non per amore quindi.

Verdini ha puntato molto sulla carriera politica di Renzi, rischiando di compromettere la propria, poiché la sua uscita dal PDL è stato per molti vista come un salto nel buio se non come un vero e proprio tradimento. Resta da vedere come Renzi gestirà questa “alleanza” qualora l’appoggio di Verdini non fosse più così strettamente necessario. Nulla di nuovo peraltro: Firenze è la patria di Macchiavelli…

A noi pertanto non resta che attendere il 4 dicembre quando il popolo italiano sarà chiamato al voto, dovesse vincere il NO, probabilmente si vedrà la vera natura dell’alleanza di questa ormai “coppia di fatto”.

Difficile infatti pensare che una sconfitta sul referendum non possa avere conseguenze politiche sull’attuale maggioranza, perché obbligherebbe il premier a dare ascolto alle frange del proprio partito che mai hanno gradito l’abbraccio con ALA.

Carlo Alberto Ribaudo