Settore ospitalità, Civettini: “Dati allarmanti su estorsioni in Trentino, fare chiarezza”

Un recente articolo, apparso sul Sole24Ore in data 30 gennaio 2017, ha messo in luce come l’Italia, purtroppo, sia alle prese con un elevato tasso di estorsione nel settore ospitalità, sempre più oggetto della penetrazione di organizzazioni di stampo mafioso, che investono milioni o subentrano progressivamente spogliando i proprietari originari.

Un fenomeno che, al dire del qualificato quotidiano nazionale, organo di Confindustria, genera un fatturato complessivo, da parte dell’estorsione organizzata, tra 2,7 e 7,7 miliardi di euro.

Tale approfondimento, apparso appunto sul citato quotidiano, presentava anche una tabella illustrativa di quelle che sono state le conclusioni di uno studio di Transcrime, il centro di ricerca dell’Università di Cattolica di Milano.

Ebbene, in questa tabella sono emersi dati ancora più allarmanti, specie per la nostra realtà locale. A detta di questa ricerca, infatti, le stime relative agli introiti totali derivanti dall’estorsione organizzata vedono il Trentino Alto Adige oscillare tra una stima minima di 113,2 milioni di euro ed una massima di 323,5 milioni di euro annui. 

Numeri non solo impressionanti di per sé, ma anche in rapporto alla popolazione dal momento che  attribuiscono alla nostra Regione tassi di estorsione nel settore ospitalità maggiori a quelle di realtà regionali molto più popolose quali la Toscana (23.1-57.5), il Veneto (109.9-306.5) e il Lazio (116.4-300.6).

Ora, data l’autorevolezza sia di chi ha elaborato questi dati, sia della testata che li ha resi pubblici, e dato che come Trentino siamo orgogliosi di un sistema turistico e dell’ospitalità che ha un prevalente radicamento territoriale ma anche una trasparenza operativa che sembra fuori dubbio, è chiaro come sui dati di Transcrime serva un approfondimento per verificare le fonti e delineare eventuali fenomeni che anche la politica provinciale, nel caso, deve affrontare.

Infatti, da parte dell’Amministrazione provinciale, serve una documentata smentita del fenomeno o una presa d’atto, poiché diversamente, il silenzio con cui la notizia è stata silenziata, sa più di omertà che di assunzione delle necessarie responsabilità sulla regia turistica.

Ma di più, serve una presa di posizione ufficiale, proprio a tutela degli operatori turistici locali e dell’immagine della provincia ma se, viceversa, una smentita non fosse possibile – oltre al fatto che tutto ciò sarebbe gravissimo -, c’è da dire che occorrerebbe che la Giunta provinciale chiarisse come intervenire per un più serio contrasto alle penetrazioni criminali nel nostro sistema turistico.

Tuttavia, proprio per la fiducia che si nutre nei confronti – lo si ripete – nella trasparenza che da sempre caratterizza l’operare, anche turistico, in provincia di Trento, l’auspicio che è che le nostre Istituzioni possano dare una lettura diversa e meno allarmante rispetto all’elevatissimo tasso di estorsione nel settore ospitalità che viene attribuito al nostro territorio, isolando eventuali fenomeni isolati ma soprattutto prevenendo e generando adeguati strumenti di prevenzione, a tutela degli operatori turistici che dovessero subire simili crimini.

Operatori, eventualmente ostaggio del sistema di crisi che, in termini di liquidità e tasse, li ha messi in ginocchio, rendendoli vulnerabili, non per volontà ma per necessità, a fenomeni criminosi, che subiscono loro malgrado.

Da qui, la necessità di chiarire in modo inequivocabile, quali siano le reali situazioni nel settore e quali quelle a rischio e a disagio che potrebbero, appunto, essere state oggetto di verifica di Transcrime ma soprattutto, per avere piena contezza di eventuali flussi di denari che potrebbero essere frutto della analisi stessa e che, proveniente da fuori provincia, potrebbero essere il tramite di situazioni che non appartengono all’uso corretto dei nostri operatori locali.

Sarebbe inaccettabile, infatti, che dati quali quelli poc’anzi riportati potessero essere in qualche modo considerati attendibili, col Trentino Alto Adige stretto nella morsa del crimine, in termini quantitativi, come la Lombardia che, se rapportati al numero di abitanti, sarebbero drammatici e, dall’altra, altrettanto inaccettabile lasciare soli gli operatori, qualora dovesse essere confermato il fenomeno.

Claudio Civettini – Cons. Provinciale e regionale, Civica Trentina