Virus Zika: dobbiamo preoccuparci oppure è tutto sotto controllo?

Si sta verificando un’esplosione di casi, accertati e sospetti, del Virus Zika, nel mondo industrializzato. Parliamo di un’infezione che si trasmette attraverso le zanzare e che sta sollecitando risposte sempre più preoccupanti da parte delle autorità americane, il territorio americano infatti è dove si trovano i focolai del virus.

Ieri l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito il virus tra le emergenze sanitarie internazionali, alzando ulteriormente i livelli di allerta e sollecitando i vari paesi a un coordinamento nelle misure preventive e nella ricerca di soluzioni al problema. Lo status di emergenza di salute pubblica dell’OMS fa preoccupare, in quanto finora è stato adottato solamente altre tre volte: nel 2009 durante l’influenza H1N1 che infettò 200 milioni di persone in tutto il mondo, nel maggio 2014 quando una forma di Polio riemerse in Pakistan e Siria e nell’agosto 2014 con l’epidemia di Ebola nell’Africa Occidentale.

Oggi non siamo a quei livelli di pericolosità ma lo scopo di questo massimo stato d’allerta sembra quello di far alzare la guardia e prevenire una risposta estremamente tradiva come nel caso di Ebola, quando ci si mosse tardi e migliaia di persone persero la vita. Si spera quindi in una mobilitazione di fondi e ricerca, coordinati ed efficienti, per trovare un test rapido e successivamente un vaccino ed una cura.

Il virus si diffonde attraverso la puntura di zanzara. Le zanzare diffusori sono le Aedes aegypti, localizzate in climi tropicali: sono lo stesso vettore della dengue e della febbre gialla, inoltre la più comune zanzara tigre. Soltanto una persona su cinque di quelle entrate in contatto con il virus si ammala, ma siccome i sintomi della malattia sono piuttosto comuni (febbre, eruzioni cutanee, dolori articolari, arrossamento degli occhi) non si conosce ancora l’effettiva espansione e penetrazione del virus.

Il lato più preoccupante non sono i sopracitati sintomi ma la possibile correlazione fra il virus e casi di malformazione nei neonati, aspetto che necessita di studi più approfonditi ma che la stessa OMS ha confermato.

Si capisce quindi come i soggetti più in pericolo siano le donne in gravidanza, che se contagiate possono dare alla luce bambini affetti da microcefalia, un disagio che non fa sviluppare adeguatamente la testa del bambino, la quale infatti è anormalmente più piccola alla nascita, pregiudicando di conseguenza il pieno sviluppo delle funzioni cerebrali.

L’allarme è scattato nello scorso ottobre nel Pernambuco, una regione nordorientale del Brasile, lo Stato più colpito dal virus e dal quale si sta progressivamente espandendo in tutte le Americhe. I medici di questa regione hanno infatti notato un forte aumento dei casi di neonati con microcefalia, che nei successivi quattro mesi sono stati 3500, rispetto ad una media annuale di 200 fra il 2009 ed il 2014. Di lì a poco l’emergenza è diventata nazionale: il governo brasiliano stima che ci siano fra 400mila e 1.4 milioni di casi di Zika nel paese, ed infatti ha già stanziato 200 milioni di dollari per affrontare il problema, oltre ad aver mobilitato 220 mila militari e distribuito repellente a 400 mila donne incinte.

L’OMS ha stimato invece che il virus quest’anno potrebbe infettare fino a 4 milioni persone. Urge più che mai una cura quindi, per scongiurare tanto la microcefalia (la correlazione sembra ormai dimostrata con l’accertata presenza di Zika in due bambini con microcefalia morti poco dopo la nascita e nella placenta di varie donne che hanno messo alla luce figli con questo disagio), quanto la sindrome di Guillain-Barré, che può portare addirittura alla paralisi (questa correlazione non è stata però ancora dimostrata).

Il Virus fu scoperto nel 1947 in scimmie che vivevano nella foresta di Zika, in Uganda, ma fino al 2007 gli scienziati conoscevano solo 14 casi di umani infettati. In quell’anno il virus iniziò a diffondersi in varie isole del Sud-Est Asiatico e dell’Oceano Pacifico. Nel 2013 raggiunse la Polinesia Francese e Tahiti; nel 2014 le isole Cook, l’Isola di Pasqua, la Nuova Caledonia e l’Australia orientale. Nel maggio 2015 apparve infine anche in Brasile, epicentro di questa nuova ondata di grandi dimensioni, che sta preoccupando tutti gli stati dell’America Meridionale, gli stati caribici e gli stessi Stati Uniti, dove sono già stati accertati una ventina di casi. Per ora non sono stati imposti divieti ai viaggi nei paesi dove la presenza del virus è già stata accertata, ma le autorità sanitarie di ogni Stato stanno producendo linee guida per i propri cittadini, per informare e consigliare i comportamenti più prudenti, e soprattutto per sconsigliare alle donne in gravidanza o che vogliono avere bambini di frequentare i paesi dove il virus Zika è attivo.

Luca Peluzzi

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