La fabbrica della verità: il potere politico sui media

La fabbrica delle verità (Marsilio, pp. 206, euro 16), un saggio che mette in discussione il concetto di post-verità così come concepito oggigiorno. Il saggio, che analizza metodi della propaganda in un secolo di storia italiana, si radica sulla convinzione che la verità in politica sia sempre qualcosa di costruito, al fine di mantenere e far crescere il consenso.

Fabio Martini, autore del libro, spiega che i leader fanno leva su tre stati d’ animo fondamentali: l’ ottimismo, il vilipendio dell’avversario e l’ alimentazione della paura. A cambiare semmai sono i mezzi della propaganda – dalla radio e il cinema fascisti alla tv democristiana e berlusconiana fino all’uso di internet dei Cinque Stelle – e i toni – al piglio autoritario del Duce ha fatto seguito quello subdolo dei notabili Dc e quello rabbioso dei grillini. Più in generale, sono maturate nel tempo due diverse forme di post-verità: la prima, “negativa”, si basa sulla rimozione di notizie scomode, fatti raccapriccianti, scene osé; la seconda, “positiva”, si fonda sulla produzione di notizie false, narrazioni e descrizioni faziose della realtà.

Il libro poi si sofferma su come la Democrazia Cristiana, che nel dopoguerra esibiva austerità e censura racconti troppo realistici della società, e sul paradosso degli anni ’90, con i politici che avevano utilizzato la televisione per orientare i pensieri degli spettatori-elettori sotto processo proprio in tv.