75 anni dalla fine dell’Impero Italiano

“La brigata di riserva, lanciata sul fronte sud, non è riuscita a contenere l’attacco. Il nemico ha già superato il reticolato e i mezzi blindati sono penetrati in città. Ritengo esaurito ogni mezzo per un’ulteriore resistenza ed invio i parlamentari”

con queste parole il generale Guglielmo Nasi, esattamente 75 anni fa, alle 14:30 del 27 Novembre 1941 si rivolse per l’ultima volta a Roma da generale in capo delle forze italiane in Africa Orientale poco prima di essere costretto alla resa dalle truppe anglo-abissine che occuparono la sede della Banca d’Italia dove era organizzato il comando italiano di Gondar: ultima roccaforte italiana in terra d’Africa.

Dopo la caduta di Addis Abeba (capitale dell’Africa Orientale Italiana) consegnata da Renzo Mambrini (Maggiore Generale della Polizia dell’A.O.I.) alle truppe anglo-indiane del Generale Wetherall il 6 Aprile 1941 la campagna dell’Africa Orientale Italiana sembrava aver maturato la propria risoluzione, ma i generali inglesi non avevano fatto i conti con gli italiani ed indigeni che avevano deciso di continuare una guerra ormai persa sacrificando la propria vita nella strenua difesa di ciò che rimaneva dell’Impero.

Tra questi il Generale Guglielmo Nasi che poteva contare su circa 40.000 uomini tra truppe coloniali e soldati italiani, tutti in servizio presso la ridotta di Gondar ed ubicati per la maggior parte presso la città stessa oltre che in una serie di capisaldi situati intorno al centro abitato.

Prima della resa di Addis Abeba erano stati inviati a Gondar quanti più rifornimenti possibili, i quali però erano stati razionati per consentire a tutta la truppa di cibarsi durante il lungo periodo di permanenza al fronte, ma fu grazie alla genialità del Generale Nasi che, in seguito alla caduta della capitale ed alla conseguente mancanza di approvvigionamenti venne avviato un mercato indigeno per l’acquisto di beni necessari e fu organizzato un gruppo di pescatori presso il lago Tana (maggiore bacino idrico dell’Etiopia) che consentì alle truppe di resistere a lungo dopo l’invasione anglo-abissina.

Gli attacchi britannici su Gondar iniziarono il 17 Maggio 1941; solo due giorni dopo venne fatto prigioniero sull’Amba Alagi con l’onore alle armi il Duca Amedeo di Savoia-Aosta Vicerè dell’Africa Orientale Italiana,  tuttavia nemmeno questo evento impedì agli uomini di Nasi di continuare a difendere la bandiera italiana nel capoluogo dell’Amhara.

Tra i presidi della città di Gondar particolare risalto va dato a quello della prima linea difensiva di Ulochefit che era composto da un battaglione di 300 Camice Nere e da due battaglioni di Bande indigene irregolari che si distinsero per la difesa delle postazioni con azioni all’arma bianca e per la valorosa cattura del Ras Ajaleu Burrù accusato di Alto Tradimento.

Il 28 settembre tuttavia il presidio dopo 165 giorni di battaglia fu costretto alla resa ricevendo dai comandi inglesi l’onore alle armi, ma consentendo però ai britannici di poter accerchiare la ridotta di Gondar.

Il 27 novembre 1941 le truppe inglesi distrussero con un bombardamento l’aeroporto di Azozo: l’ultimo aeroporto italiano rimasto in Africa Orientale ed occuparono la città di Gondar costringendo alla resa il Generale Nasi e ponendo così fine, dopo 5 anni all’Impero dell’Africa Orientale Italiana.

In questi pochi anni di controllo italiano dell’Abissinia, anche grazie alla guida illuminata del Vicerè Amedeo di Savoia l’Africa Orientale andò incontro ad una “Belle Epoque” che portò in un Paese fino a poco prima costretto sotto una monarchia assoluta, vittima di un’economia di sussistenza e che contava 2 milioni di schiavi; uno sviluppo delle infrastrutture e dell’economia mai visto prima facendolo divenire uno dei Paesi più all’avanguardia del continente africano, pur sempre una colonia certo, ma con ospedali, ferrovie, strade, ponti, industrie pesanti, scuole ed università accessibili a tutti.

Dopo la resa di Gondar, molti uomini continuarono a combattere nelle vicinanze della città ed in tutta l’Amhara fino al 30 Novembre 1941 prima di deporre le armi, mentre altri continuarono la guerriglia partigiana anti-inglese anche dopo la resa italiana: uno di questi fu il celebre Amedeo Guillet che guidò gli eritrei nella rivolta contro gli etiopi e che contribuì così ad affermare l’autodeterminazione dell’Eritrea.