75 anni fa l’eroismo della Folgore e dell’Ariete ad El Alamein

Il 23 ottobre ricorrere l’anniversario di una delle più eroiche, ma allo stesso tempo sanguinose battaglie della seconda guerra mondiale, tale fu l’impatto di questa battaglia che riuscì, assieme a Stalingrado a cambiare completamente le sorti del conflitto.

In una impari lotta contro un nemico fresco e modernamente riarmato grazie agli aiuti americani poco potevano le antiquate armi del Regio Esercito e solo l’indomito coraggio e spirito di sacrificio dei nostri soldati potè compensare tale divario. Infatti, le truppe italiane resero difficile l’avanzata britannica nel settore sud del fronte respingendo più e più volte gli attacchi nemici, ma alla fine i figli di Albione ebbero la meglio.

Nella storia è inciso l’eroismo dei paracadutisti della Folgore e dei carristi dell’Ariete che resistettero fino all’ultima munizione e uomo per arrestare invano l’impeto nemico, le ultime parole inviate via radio dall’Ariete furono: “Carri armati nemici fatta irruzione a sud dell’Ariete”, “Carri “Ariete” combattono”. Ma nulla poterono i cannoni leggeri da 47mm contro le solide corazze degli “Sherman” e “Grant” che ebbero facilmente la meglio. Mentre i paracadutisti della Divisione Folgore caddero numerosi cercando di distruggere i mezzi corazzati nemici con mine magnetiche, che andavano poste nella parte inferiore del carro oppure con bombe incendiarie. Tale fu l’ammirazione da parte nemica che ai pochi reduci della tremenda battaglia vennero concessi gli onori delle armi. Per concludere il 3 dicembre 1942 Sir Winston Churchill parlando alla Camera dei Comuni disse le celebri parole che fecero della Folgore leggenda: “Dobbiamo inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore”.

I resti dei soldati italiani caduti durante la battaglia vennero recuperati nel dopoguerra grazie all’attività di Paolo Caccia Dominioni e successivamente di Renato Chiodini oltre 5200 salme vennero tumulate nel Sacrario Militare Italiano di El Alamein sito a Quota 33 in cui all’ingresso sono incise le parole del Tenente Colonnello Alberto Bechi Luserna:
“Fra le sabbie non più deserte sono qui di presidio per l’eternità i ragazzi della Folgore, fior fiore di un popolo e di un esercito in armi. Caduti per un’idea, senza rimpianti, onorati dal ricordo dello stesso nemico. Essi additano agli italiani nella buona e nell’avversa fortuna il cammino dell’onore e della gloria. Viandante arrestati e riverisci, Dio degli eserciti accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo del cielo che riserbi ai martiri ed agli eroi”.

Stefano Peverati