“Arancia Meccanica”, 45 anni dopo ancora così attuale.

Il 15 dicembre del 1971 usciva nelle sale cinematografiche statunitensi un film che sarebbe diventato un cult per diverse generazioni di appassionati: “Arancia Meccanica”. La pellicola diretta da Stanley Kubrick, tratta dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess, ebbe fin da subito un successo mondiale, ricevendo ben quattro nomination agli Oscar del 1972 e tre ai Golden Globe. Venendo inoltre inserita nella lista dei cento migliori film britannici del XX secolo.

“Arancia Meccanica” è ben presto diventato un’icona per intere generazione, che hanno apprezzato Alex De Large e i suoi “Drughi” fino a mitizzarli, rendendoli tra i personaggi più imitati della storia della cinematografia mondiale. Si contano decine tra film e fumetti che si sono liberamente ispirati ai personaggi e ai fatti di Arancia Meccanica.

Insieme ai numerosi premi il film attirò a sè anche numerose critiche, soprattutto per la violenza di alcune scene, venendo censurato e vietato ai minori di 18 anni in diversi paesi europei. 

Kubrick nella sua pellicola presenta una distopica realtà nella quale la violenza dell’animo umano ha preso il sopravvento sulla società civile, una società nella quale i giovani soddisfano le loro volontà semplicemente prendendosi ciò che vogliono senza curarsi di regole e leggi.

Nella realtà di Kubrick i giovani sono degli inetti che tendono solamente ai loro interessi senza preoccuparsi delle conseguenze, arrivando a commettere i più efferati crimini pur di soddisfare i loro capricci. In “Arancia Meccanica” è evidente come la sfiducia nel genere umano sia uno dei temi portanti, tutte le persone riflettono lo specchio di una società che ignora le esigenze della comunità, preoccupata solamente che si rispettino le regole prestabilite, cercando in ogni modo di annullare qualsiasi tipo di personalità che sia fuori dagli schemi ordinari.

Emblematica è la parte della “Cura Ludovico” dove attraverso una procedura fortemente coercitiva la polizia cerca di ricondizionare la mente del protagonista nel tentativo di renderlo più docile e più incline ad un reinserimento in società, cercando di estirpare il suo lato più violento attraverso il lavaggio del cervello.

In “Arancia Meccanica” inoltre è presente una forte critica ai media, in particolare alla strumentalizzazione della figura della donna, utilizzata sempre più come un oggetto sessuale, nella pellicola infatti le donne non vengono prese in considerazione se non per meri fini sessuali, presentandole come succubi schiave degli uomini.

A quarantacinque anni dalla prima proiezione è evidente come alcune delle scottanti tematiche della pellicola siano ancora così attuali, dimostrando quanto fosse avveniristica l’opera di Kubrick. La collocazione dei giovani nella società, così come la mercificata figura della donna o il problema delle dilaganti ondate di violenza sono ancora oggi problemi che affliggono pesantemente la nostra società.

Vedere “Arancia Meccanica” ora, può presentare uno spaccato di come quarantacinque anni fa ipotizzavano la società moderna, ipotesi che si sono parzialmente realizzate: i giovani ancora oggi faticano a trovare spazio per via di una società sempre più gerontocratica, l’immagine della donna è spesso sfruttata per i più biechi scopi e sono all’ordine del giorno episodi di violenza in tutto il mondo. Il mondo presentato da Kubrick era provocatoriamente esagerato, ma la tendenza in cui si è evoluto il mondo è inquietantemente simile.

Il monito di “Arancia Meccanica” non è stato ascoltato, è vero il mondo è ben diverso dalle cupe atmosfere del film, dalla totale assenza di moralità dei protagonisti, dal bieco disinteresse per l’individuo della società kubrickiana, ma di quanto?

Quanto è diversa la nostra società da quella rappresentata in “Arancia Meccanica”? Riguardare con occhio critico questo film potrebbe aprirci gli occhi su che direzione sta prendendo la nostra società e renderci conto che forse quella di Kubrick, non era solo un’utopia.

Carlo Alberto Ribaudo