Automobili intelligenti, futuro del mondo auto o utopia?

Uno degli ultimi ritrovati tecnologici che ha monopolizzato l’attenzione non solo degli addetti ai lavori, ma anche dell’opinione pubblica generale sono le automobili intelligenti. Si tratta di quella particolare tipologia di auto in grado di muoversi senza l’ausilio del pilota, potendo percorrere centinaia di chilometri senza necessitare dell’intervento umano.

I principali sviluppatori di questa nuova tecnologia sono il gruppo Tesla e Google; se il primo ha già creato i suoi modelli di auto e li ha già commercializzati, per vedere la prima automobile griffata Google bisognerà attendere almeno il 2019, visto che sono ancora in corso i test necessari a garantire la totale sicurezza di queste vetture.

Le auto Tesla, che sono state le prime a montare questo nuovo tipo di tecnologia, hanno già fatto molto parlare di sé sia per l’arretratezza e la rudimentalità del suo sistema rispetto a quello che utilizzerà Google, sia per i dubbi sulla reale sicurezza delle sue automobili. Ha fatto molto discutere l’incidente mortale occorso il 7 maggio 2016 a Joshua Brown: infatti, sembra che l’automobile mentre era in modalità pilota automatico abbia confuso il colore bianco di un camion con il cielo, andando a scontrarsi con il suddetto e provocando un incidente mortale.

Questo fatto di cronaca nera ha evidenziato come questa nuova tecnologia abbia ancora bisogno di essere sviluppata e perfezionata perché renda al meglio e in totale sicurezza. Supponendo che Google riesca a limare le imperfezioni e presentare nel 2019 un’automobile priva di difetti e sicura al 100%, quali potrebbero essere le implicazioni? Gli automobilisti sono pronti ad affidarsi ciecamente ad un cervello elettronico che guidi per loro, mentre si rilassano guardando un film o leggendo il giornale?

Sicuramente il cervello elettronico che controlla queste automobili dovrebbe essere soggetto alle leggi della robotica teorizzate da Isaac Asimov: “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno”, “Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge” e “Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge”. Le leggi della robotica sono delle “leggi” create dallo scrittore e biochimico Isaac Asimov, per spiegare quali dovessero essere le caratteristiche principali di una buona macchina elettronica.

Il nocciolo della questione rimane se le attuali tecnologie siano in grado di rispettare questi dogmi e garantire la sicurezza di tutti i passeggeri.

Il problema sta nel fatto che nemmeno i ricercatori sono in grado di spiegare con assoluta certezza come queste macchine prendano le loro decisioni. Chiaramente alla base ci sono una serie di algoritmi che forniscono al cervello elettronico tutte le capacità per poter compiere delle scelte in maniera sicura. Cercando di andare oltre gli algoritmi, però, si ignora come queste auto possano procedere, quali siano i meccanismi dietro alle loro scelte.

Il Ceo di Bosch Volkmar Denner ha dato l’interpretazione della sua azienda a riguardo, nelle automobili che sta progettando l’azienda tedesca l’intelligenza artificiale è coadiuvata dalla connessione sia tra le auto stesse sia con il mondo circostante, tentando di offrire un prodotto che sia non solo il più sicuro possibile, ma anche il più fruibile  Le auto Bosch non solo saranno in grado di riconoscere gli altri utenti della strada, ma grazie ad un sistema di sensori potranno, analizzando i dati, prevedere le mosse degli altri automobilisti, proponendosi così come veicoli di riferimento per il prossimo decennio.

Il perché colossi come Bosch e Google decidano di investire in questo settore così lontano dal loro core business è abbastanza scontato, la guida autonoma si prefigge di essere il business del prossimo decennio, ed è normale che le grandi aziende provino ad inserirsi per espandere i loro interessi e diventare leader nel settore.

Sicuramente la guida autonoma sarà una tematica che monopolizzerà l’attenzione mediatica nel prossimo futuro. Ad oggi i progressi fatti in questo campo sono notevoli, nonostante la strada da percorrere sia ancora lunga i primi prototipi emessi danno speranze incoraggianti.

Se si continuerà a procedere in questo senso le automobili che si guidano da sole non saranno più solamente un’utopia da film hollywoodiano ma diventeranno un oggetto accessibile a tutti come gli smartphone o i computer.

Carlo Alberto Ribaudo