BRASILE 2014: GLI EROI FUORI CAMPO DELLE VIGNETTE

Ne abbiamo viste di tutti i colori e non solo nel vero senso della parola, poiché l’arcobaleno di Brasile 2014 sarà molto difficile da rivedere in altri mondiali di calcio: saranno più belli, magari più moderni, forse meno caciaroni, ma di colori ne abbiamo proprio visti tanti in questo ultimo mese. Non solo giallo verde.

Ne abbiamo viste di tutti i colori, anche in senso metaforico. Se questo mondiale qualcosa restituisce anche a chi non ama il calcio, di certo è sensibilità, cultura e conoscenza. E’ il mondiale delle vignette sportivo/economiche e sportivo/politiche per antonomasia. Una storia che nasce e si sviluppa sul web, calcando la mano sulle fragilità delle nazioni e sull’ironia delle coincidenze.

Iniziato con il duro attacco contro la scelta del Brasile, terra con sacche di povertà infinita, per costruire stadi e strutture miliardarie per ospitare i calciatori; per questo mondiale, sul web, c’è stato un primo momento di totale disappunto critico, ricco di spunti per chi volesse narrare la storia di un momento, di una nazione, dando un senso alle cose, un mondiale che però è servito per fare luce sulle contraddittorietà del mondo moderno.

Poi gli sfottò, verso i calciatori, presi di mira i campionissimi, che non hanno particolarmente brillato nelle partite di selezione, tanto da non distinguersi rispetto alla media della qualità del gioco delle rispettive squadre, non solo l’Italia, ma anche la Francia e l’Inghilterra hanno racimolato un bel po’ di humor nero sul calcio. Tra le vittime italiane specialmente Mario Balotelli ha vinto su tutti.

Ed eccoli gli eroi moderni fatti di pixel, dei fumetti mondiali: i bambini delle favelas, Maradona, papa Francesco, Angela Merkel, papa Benedetto XVI, la samba, il vudù, la fede, i miti; tutto fa brodo per infarcire di cultura alternativa le partite di calcio, di per sé un sistema sportivo che può essere più o meno d’ispirazione.

Il Brasile è fantasia o siamo noi a provare questo spirito di allegria e di creatività quando pensiamo al Brasile?

Non è accaduto poi così spesso che i Mondiali fossero tema di discussione di attualità, perciò se un merito lo ha avuto, questo Mondiale 2014, sicuramente è quello di aver fatto parlare anche di molto altro, come hanno ben detto i giocatori del Brasile alla conclusione della loro debaclé contro la Germania: “Volevamo solo far divertire il nostro popolo e la nostra terra, così povera!

E infine, proprio la Germania, ha tirato su di sé le più forti vignette sarcastiche: Angela Merkel diventa il Cristo Redentore, papa Ratzinger dovrà sfidare papa Francesco per la finale. Tra fede e calcio, tra miti e immaginazione, un Mondiale che è stato decisamente molto interessante dal punto di vista della cultura sub-urbana.

 

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