Carne Halal (sacrificale): promozione della violenza per favorire la grande consumazione?

In Italia il 30 giugno 2010 è stato firmato a Roma un protocollo per autorizzare delle “Macellerie/Mattatoi a produzione LIMITATA” (cioè non per la grande produzione) di carne da rituale religioso, ovvero sacrificata alla divinità islamica. In Italia è consentita anche la macellazione secondo rito ebraico. Con grande ritardo da questo punto di vista sul bisogno europeo l’Italia ha pensato non solo di consentire ai privati islamici di macellare in via domestica la carne (macellerie islamiche presenti da anni in Italia e secondo la logica di un prodotto etnico), bensì di espandersi anche sul mercato internazionale, con Halal Italia (Indal è il marchio principale ma ce ne sono altri). C’è un bel business sulle Certificazioni, in merito, che crea un settore di mercato ritenuto in forte espansione, dato l’aumento esponenziale della comunità islamica in Europa e anche nel resto del mondo.

Ancora una volta religione e legge si confondono pericolosamente, in Italia, esponendo il fianco a una sostanziale parificazione del dettame religioso al buon senso normativo. Un principio che in Europa non è valido, la religione si occupa delle anime, la legge si occupa della società civile. In Europa il potere religioso e il potere politico, anche se possono nella visione d’insieme coincidere (ad esempio se si parla di omicidio, di furto, etc..) sono divisi in nome di una laicità dello Stato. Secoli di conquiste che con queste scelte vengono stracciate e bruciate come fumo negli occhi. Parliamo di conquiste che hanno più di mille anni. La base sociale per vivere in Europa.

In realtà già a partire dall’anno seguente, da detta legge italiana, nel 2011, in Europa la sensibilità – considerato il parere scientifico – è andata in direzione opposta, cioè verso il divieto di macellare in territorio locale carne secondo rito esclusivamente religioso. Per prima si è mossa la Polonia, ironicamente scatenando le ire di Israele: gli sgozzamenti serviranno per la pace in Palestina?

Ironia non da poco, perché secondo Israele il divieto di macellazione Halal, essendo simile al rito ebraico -pensa un pò – sarebbe segno evidente addirittura di Nazismo, e che paura perché no di intolleranza. Comodo, facile, difendersi dietro i mostri della storia per avere un briciolo di ragione, ma scomodare i morti del Nazismo non è forse un pò troppo grave per giustificare una ricetta culinaria? Ma su questo principio raramente si discute.

La liceità divina consente di vivere contro il buon senso? Allora perché no il matrimonio con le spose bambine, il sacrificio satanista, la pira, il rogo, la lapidazione e tutto il resto?

Ben lontano da tutto ciò il senso concreto dei fatti: la carne sacrificata agli dei non deve essere mangiata, questo sarebbe, poiché frutto di un rituale e non necessità per sopravvivenza; in merito alla menzogna della purezza della carne non vi è differenza nella qualità, entrambe le bestie, alla fine del trattamento, risultano dissanguate; la differenza è solo nel metodo: sgozzamento della trachea in stile ISIS per gli islamici e gli ebrei, stordimento e iugulazione per gli europei. Il concetto non sta nella sofferenza della bestia, ma esattamente nel principio della crudeltà dell’impatto visivo, che è quello che si mette in gioco e che – a seconda della sensibilità di ciascuno – fa effetto. Più sensibile è chi guarda, più crudele risulta il gesto. In che direzione si vuole andare?

Nel nostro passato antico vi sono tracce – evidenti – di trattamento degli animali molto simile a questo famoso metodo Halal anche in Europa, infatti, prima che fosse istituita la legge attuale che vieta di macellare gli animali in stato di coscienza, il procedimento era del tutto simile: l’animale moriva per sgozzamento, con i classici movimenti del corpo dovuti alla trasmissione dei messaggi del sistema nervoso e quindi la morte per arresto cardiaco, dissanguamento. Tutto ciò è stato poi in seguito vietato: nonostante è evidente che l’animale percepisca la stranezza del trattamento, non di rado gli animali prossimi alla macellazione percepiscono la tensione e tentano di ribellarsi, diminuisce comunque l’impatto della violenza dell’atto che genera la morte dell’animale. Vogliamo una società pacifica o una società violenta?

Quello che la società islamica ed ebraica non vogliono capire, e che gli animalisti e i vegani combattono, mettendosi però dalla parte sbagliata, è proprio il concetto di crudeltà. Non è in discussione più di tanto la sofferenza dell’animale (i vegani puntano su ciò sbagliando anche di fronte alla scienza) la sofferenze di 2/4 secondi di dolore in più o in meno non consentono di definire una sofferenza maggiore o minore, la bestia muore in ogni caso e in breve tempo, ma muore – per un vegetariano o per un vegano la fame non giustifica l’uccisione dell’animale, scelta personale di astensione dalla carne, legittima e apprezzabile, ma l’essere umano ha una natura onnivora, concretamente e biologicamente ontologica, nella sua natura, ben prima che fosse scritto qualsiasi codice etico o religioso – la crudeltà è invece solo ed esclusivamente una scelta comportamentale dell’uomo: possiamo desiderare la violenza, possiamo rigettarla, possiamo limitarla; vedere l’animale grondare sangue mentre si muove, morire in modo naturalmente innaturale, crea un senso di soddisfazione?

Se così non fosse perché si chiamerebbe sacrificio? Il sacrificio consiste nel soffrire per qualcosa di superiore, legittimato da una divinità. Ma uccidere è qualificabile tra i dettami di un Dio? La carne Halal (legittima) consente dunque l’uccisione. Per principio idealista dunque è ben lontana dal concetto della nutrizione.

La base culturale, proprio quella dell’uomo, delle persone, è quindi messa in discussione: il sacrificio dell’animale che diventa piacere di uccidere vedendone il sangue scorrere e dilagare nel mattatoio, con il piacere dell’autoassoluzione, di aver fatto una cosa gradita a Dio. Ebbene no, questo marciume psicanalitico non è tollerabile in Europa. Esiste una legge che consente, per pace di convivenza, la piccola macellazione, ma questa legge va cambiata, al più presto se viene usata per promuovere la violenza e la crudeltà volute. Come ineluttabili.

Halal o no non importa affatto: parliamo di semplice tecnica. Quindi, tornando alla realtà europea, o la tecnica diventa un metodo applicabile per qualsiasi persona che intenda macellare, supportando quindi la violenza nella macellazione, indipendentemente dal credo, quindi legale per tutti, o non ha ragione di esistere, quindi va vietata perché si propende per un metodo che non consenta a chi macella di trarne un beneficio anche personale, ideologico, questo perché l’Italia è uno stato laico e non ha uno schema legislativo basato sulle liceità personali e i piaceri e favoritismi di settore, ancorché religiosi o ideologici.

O tutti, o nessuno, fermo restando che data la non coincidenza tra rituale e grande consumazione non si vede il motivo di insediare, in Italia o in Trentino, macelli che producano carne di questo genere per essere mangiata. Coerenza legislativa, uguaglianza e standard identici per tutti. Coop e Poli in Trentino, dove pensano di arrivare?

 

Di Martina Cecco