Elezioni USA: anche i film contro Trump

E’ passata appena una settimana dall’ultimo tentativo cinematografico di destabilizzare la figura dell’ormai ex candidato repubblicano e futuro presidente degli U.S.A. Donald Trump. Quello del docu-film uscito a poche ore dalle urne è stato solo l’ultimo di una serie di pellicole che hanno tentato di infangare il nome del Tycoon prima delle elezioni.

Donald Trump non solo si è preso una grande soddisfazione riuscendo dove moltissimi prima di lui avevano fallito, ma si è preso soprattutto una grossa rivincita su suoi detrattori che per mesi lo avevano dileggiato, offeso e osteggiato, arrivando più volte a ridicolizzarlo in pubblico, nel vano tentativo di minarne la credibilità agli occhi degli elettori. Trump è stato più forte di tutte le critiche riuscendo a sconfiggere la più quotata avversaria in maniera netta, senza mai arrendersi né perdere di vista l’obiettivo.

I tentativi di destabilizzare la figura del Tycoon sono passati anche per la cinematografia, durante il 2016 sono uscite ben tre pellicole che avevano come unico scopo quello di minare la candidatura di Trump: “The Art of Deal”, “Micheal Moore in Trumpland” e “The Nazi Hustle” dell’italiano Claudio Valsecchi.

Mentre “The Art of Deal” ha tutta l’aria di essere un film comico nato dall’idea di voler cavalcare la popolarità di Trump per fare successo, più che un reale tentativo diffamatorio, grazie alla presenza di numerose star del panorama comico americano, gli altri due film sono veri e propri attacchi alla figura del Tycoon. “Micheal Moore in Trumpland” è un documentario del famoso Micheal Moore che cerca di entrare nella testa degli elettori americani invitandoli più volte a votare per la Clinton, anche il documentario di Valsecchi “The Nazi Hustle” è una critica costante e aspra, a Trump, che viene addirittura accostato al leader del Ku Klux Klan David Duke.

Queste pellicole più che contributi informativi alle elezioni statunitensi sono sembrati dei meri e goffi tentativi di infangare il nome di Donald Trump in maniera becera e scorretta, criticandolo a prescindere da tutto, arrivando ad attaccarsi a qualunque cosa pur di suscitare clamore.

Queste pellicole sono uscite quasi in contemporanea ad un’altra presentata al Sundance Festival “Southside with you”, un film che racconta il primo appuntamento tra Barack Obama e sua moglie Michelle, quando ancora non erano “gli Obama”. Una commedia romantica che presenta per la prima volta Obama e consorte non come la consolidata coppia presidenziale, ma come due giovani ambiziosi con grandi traguardi da raggiungere.

Questo fatto deve far riflettere molto, perché nello stesso periodo il cinema statunitense si è reso complice di due estremismi non di poco conto, da una parte la straordinaria esaltazione della figura dell’ormai ex presidente Barack Obama, dall’altra l’aspra contestazione verso il futuro presidente Donald Trump. Obama si è dimostrato sempre impeccabile, dicendo la parola giusta al momento giusto, quasi come se ogni sua mossa fosse stata precedentemente studiata a tavolino, mentre il suo successore, al contrario si è sempre dimostrato fuori dagli schemi, a volte politicamente scorretto, comportandosi come una vera e propria mina vagante, ma mostrandosi al mondo come un uomo vero, con pregi e difetti.

Così come è stato demonizzato Donald Trump con attacchi personali, al contrario la figura di Barack Obama è sempre stata esaltata, quasi idealizzata, con un percorso di vita fosse stato ineccepibile, arrivando a preoccuparcisi più per il suo stile che per il suo operato.

Nonostante questa campagna pubblicitaria negativa il popolo americano non si è fatto influenzare ed in piena libertà, ha scelto di eleggere l’uomo, la figura forse più politicamente scomoda, ma la figura di un uomo vero, che con i suoi pregi e i suoi difetti ha dichiarato di amare veramente gli U.S.A. e di volerli far tornare al loro splendore.

Resta da vedere ora come reagirà l’industria cinematografica a questo risultato, se continuerà per la sua linea critica o se deciderà ipocritamente di cavalcare l’onda mediatica e acclamare Trump, il presidente che si è dimostrato più forte di qualunque critica.

Carlo Alberto Ribaudo