GENERICIDIO: L’EUGENETICA A DANNO DEI FETI FEMMINILI

Dal 2015 lo STOP agli aborti selettivi, no alle prestazioni dell’eugenetica di genere: questo è il programma internazionale che prevede da quest’anno, che le nazioni in cui è possibile praticare l’aborto per motivi di genere, del feto, mettano fine al genericidio.

Mentre per l’occidente “magnifico” d’Europa il principale problema della donna nei paesi non occidentali si risolve in fantomatiche mostre d’arte (l’ultima a Parigi) in cui si rivendicano i diritti delle donne a livello religioso, nessun europeo pensa, invece, di dedicarsi a denunzie più serie, che toccano i diritti umani principali, ad esempio quello di venire al mondo.

Certo, Malala ha parlato bene quando ha detto che l’istruzione, insieme alla libertà di parola, sono le due principali forme di educazione di un popolo, qualora siano estese anche al genere femminile, tuttavia per le bambine che al mondo non possono venire, poiché abortite in quanto femmina, urge un intervento popolare serio e forte come quello per la libertà di stampa o per la libertà di parola e di studio.

Potreste sbarrare improvvisamente gli occhi nel venire a conoscenza che l’Islam, ad esempio, vieta alle donne il sesso fuori dal matrimonio e il tradimento, ma ammette il controllo famigliare delle nascite, assurgendo dunque al marito il dovere di decidere se lasciare in vita o meno il figlio, entro i 120 giorni dalla nascita, data ipotetica in cui l’anima sarà parte del piccolo uomo/donna.

Urge: l’urgenza del caso è data dal fatto che contestualmente alla restrizione della libertà per motivi politici o religiosi, patrocinati da ipotetici vate dell’etica sociale, si “chiude un occhio” su ben altro tipo di etica .. quello del diritto alla vita, ovvero dell’aborto programmato. Aborto programmato, solo nello scriverlo si prova un senso di contraddizione. Come può la non nascita di un feto essere programmata per motivi economici e sociali, magari vietando o non promuovendo altri sistemi di contraccezione?

Ha ben poco da dire papa Francesco, che parla di “conigli e cattolici” per invitare ad avere prudenza nel generare la prole, se non ci sono i mezzi per mantenerla. Mentre in contemporanea con i dati a disposizione attuali, che risalgono al 2013, si evince che le nazioni in cui viene contraddetto il principio naturale della genetica, che vuole più nate femmine rispetto ai maschietti, sono ancora molte.

La Cina è il primo esempio che viene citato da molti, grazie a innumerevoli materiali di letteratura che son potuti essere scritti e stampati anche grazie alle donne che hanno studiato e imparato a scrivere, i numeri del genericidio sono 400 milioni. Una cifra immensamente grave. Ma oltre alla Cina, che si propone ingiustamente come modello economico e di produttività, dove la selezione del sesso è legata anche a un’evidente situazione di sovra-popolazione, vi sono le Repubbliche del Caucaso meridionale. Azerbaigian, Armenia e Georgia.

In ex Unione Sovietica nel 1920 fu legalizzato, primo luogo in Europa, l’aborto volontario medico per rimediare al problema delle morti/infezioni di donne che abortivano in casa illegalmente, un fenomeno sempre esistito da quando esiste l’essere umano. Con Stalin invece la legge fu cancellata per incentivare la natalità, nel 2011 l’aborto è tornato ad essere consentito in alcuni casi, ma non per la selezione del sesso, entro la 12* settimana. Da due anni, però, non è più possibile fare pubblicità dell’interruzione di gravidanza, come non è possibile fare promozione di eventi in cui si vendano droghe o sostanze psicotrope.

Le nazioni che invece hanno mantenuto l’usanza della selezione dei sessi sono quelle citate sopra, dove non esiste nessuna normativa che vieti l’omicidio delle bambine.

Le leggende narrano dell’esistenza delle Rupi delle innocenti, delle fosse comuni dove le bimbe potevano essere gettate, una volta riconosciuto il sesso. I dati ci dimostrano che le strutture di accoglienza per bambine nate e non volute hanno accolto circa il 10% di quelle creature, poi destinate alle adozioni internazionali, se non alla prostituzione per le meno fortunate. Tuttavia non sapremo mai con precisione, se non su base empirica e statistica, quante siano state le bimbe gettate nelle fosse comuni, fino all’esordio dei metodi diagnostici di genere.

Di conseguenza, quello che oggi risulta essere un retaggio diffuso solo in alcune parti della terra, fu un tempo un’abitudine vergognosa. E la società della pubblica opinione, ad oggi, avrebbe quantomeno il dovere di pretendere da tali nazioni delle spiegazioni in merito, che predispongano all’auspicato STOP di tali orrorifiche pratiche di eu-socio-genetica.

Di Martina Cecco

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