La bufala dell’Italia come Paese non multietnico

Negli ultimi anni, a causa al flusso di migranti che ogni anno decidono di abbandonare le loro terre per tentare la fortuna nei paesi occidentali, è diventato di grande attualità il concetto di società multietnica. Un termine scorretto, utilizzato politicamente da molti, da applicare nei confronti del nostro Paese che è già multietnico.

La multietnicità non è altro che il coesistere nel medesimo territorio di persone di etnie diverse, con usi, costumi, lingue e religioni diverse. Anche se il concetto è stato postulato solamente in tempi recenti, la multietnicità è un fattore alla base dello sviluppo della razza umana visto che da millenni l’uomo vive e sopravvive anche grazie all’intreccio di culture, abitudini e conoscenze con altre popolazioni. Ed è un concetto diverso da quello di multirazzialità, ovvero una società che si basa su diverse razze umane (ovviamente la differenza si basa su caratteristiche somatiche diverse n.d.r.)

Guardando alla penisola italiana, basti pensare che già dai tempi dell’Impero Romano convivevano pacificamente nel medesimo territorio abitanti provenienti da tutte le province imperiali, ciò grazie alla “Constitutio Antoniana” di Caracalla che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’impero.

Sebbene l’Impero Romano fosse un crogiuolo di più razze c’è da fare una precisazione molto importante, poiché chi decideva di diventare cittadino romano doveva abbracciarne anche la cultura. Con Caracalla si creò sì una società multietnica ma monoculturale, non erano ammesse altre culture che non fossero quella romana. Oggigiorno invece stiamo vivendo una situazione diametralmente opposta, con persone che emigrando importano una razza diversa, ma anche i loro usi, costumi e la loro cultura senza necessariamente abbandonare la loro identità nazionale, anzi molte volte mantenendola con fierezza.

In Italia, paese dai mille campanili, la questione è diversa, perché dalla caduta dell’Impero Romano è stato completamente assente il concetto di nazione. Solo con il Risorgimento ad opera di un elite politico-culturale si è affermato anche con il peso delle armi il concetto unitario di Italia. I padri fondatori hanno riunito sotto la stessa bandiera un insieme di popolazioni che pur razzialmente uguali erano culturalmente molto distanti.

Possiamo solo immaginare le difficoltà occorse ai primi abitanti del neonato Regno d’Italia, e tante di queste problematiche sono ancora oggi molto presenti nella nostra società, nonostante il fatto che nel secondo dopoguerra milioni di abitanti del meridione si siano insediati nel più ricco settentrione, rimescolando la disposizione geografica degli italiani, accentuando di fatto ancor di più il divario economico e sociale tra le due parti dell’Italia. A questa situazione già di per sé problematica si sono inseriti a partire dagli ’90 del ‘900, importanti flussi immigratori prima dai paesi dell’est europeo e successivamente da quelli africani e asiatici.

Non esiste una vera e propria etnia italiana, perché sia storicamente che culturalmente nei secoli l’Italia è stata una penisola teatro del passaggio di molteplici etnie e culture, essa stessa è fondata sull’incontro di queste diverse etnie.

 

L’Italia si può considerare una nazione dalla forte identità regionale, con gli abitanti che si identificano molto di più nella loro regione che non nel loro stato. La sfida che sembra quasi una “mission impossible” sarà quella di far integrare in una società già poco integrata, questi milioni di migranti già presenti nel nostro territorio.

Le regioni italiane sono la vera cartina tornasole della nostra identità culturale, con gli italiani molto più fieri di essere veneti, trentini, siciliani o toscani che non italiani, non considerando che ciò che rende grande una nazione è l’unità di intenti, e che sono le grandi analogie a renderci uguali e non le piccole differenze a renderci diversi. Inutile quindi proporre per il nostro paese una società multietnica dato che già lo è.

Carlo Alberto Ribaudo