La Luna oltre la Luna

È difficile non parlare oggi della Superluna.

Per chi non avesse aperto i social ieri sera, la luna piena alle 21.09 di lunedì è stata al perigeo, ed è dunque apparsa più grande (il 14%) e luminosa (il 30%) del consueto. Una congiunzione astrale – l’essere piena ed, al contempo, in questo particolare punto di massima vicinanza alla Terra – che non si verificava da ben 68 anni (dal 26 gennaio 1948) e che non si verificherà nuovamente fino al 25 novembre 2034.

Conoscendo ormai bene la nostra società, si può arrivare velocemente alla conclusione che Twitter e Facebook, Instagram e Snapchat, siano stati invasi da foto della solinga, eterna peregrina leopardiana come le foto dell’albero di Natale quando è ormai prossimo il 25 dicembre. Inoltre, uno sciame di novelli intellettuali ha riproposto il sopra citato Canto notturno dl un pastore errante dell’Asia, ricordando a tutti che

È funesto a chi nasce il dì natale.

Ma come si può, viene spontaneo chiedersi, odiare la vita, di fronte ad una tale meraviglia?

La luna è una delle tante certezze che si possono avere al mondo. Qualunque cosa succeda, l’uomo sa che alzando lo sguardo la troverà lassù:

Là, da secoli, risplendi;

Nulla speri, a nulla attendi;

Muta al mondo, alla fortuna,

Al dolore e alla virtù come cantava il poeta trentino Giovanni Prati (in Alla Luna).

Nel corso dei secoli è divenuta simbolo d’amore, fil rouge di innamorati a distanza, àncora di salvezza nella valle di lacrime dei sofferenti; è divenuta simbolo di libertà, indipendente da ogni vincolo, sovrana della notte, purezza divina e salvifica; è divenuta simbolo di femminilità, madre di tutte le stelle, confidente silenziosa e generosa, sorella anche nei giorni peggiori.

La luna racchiude in sé le grandi antitesi: luce ed ombra, vita e morte, dolcezza e malvagità. Forse è per questo che a distanza di millenni ancora oggi si alza lo sguardo per fissarla come moderni licantropi, in coppia o da soli, ognuno col desiderio nel cuore che quel palloncino candido lassù possa esaudire i propri sogni più reconditi.

Non serve infatti andare alla ricerca di un appassionato di astronomia  per trovare qualcuno che scruti il cielo notturno: magari dopo che è uscito di casa, in una serata uggiosa, diretto a chissà quale incontro fortuito, pronto a mettersi alla guida; o proprio mentre è al volante, col piede chino sull’acceleratore, palesandosi davanti a lui in tutta la sua maestosità, striata di rami bruni ormai sfrondati. O direttamente dal balcone di casa propria, una sera d’estate, con il profumo di gelsomino nell’aria che si mischia al sapore della notte.

È necessario che il mondo ricordi l’importanza della luna, al di là di quella C con accanto una stella che si limita a descrivere un’identità ben precisa, al di là della mezzaluna fertile propagandata dai libri di storia, al di là della luna storta che la spaccia per un emblema negativo.

La luna è una bandiera, comune a tutto il mondo, che va oltre qualunque immagine le venga attribuita. Resterà lì a prescindere da qualsivoglia pensiero, lascerà che i suoi segreti rimangano reconditi sul fondo delle macchie scure senza mostrare mai tutto di sé, pur andando a trovarla in cielo. Alla fine, vincerà sempre lei, questa lotta che non è mai cominciata.

Ma tu mortal non sei,

E forse del mio dir poco ti cale.