LA STORIA SECONDO JACQUES LE GOFF

Muore il 1°aprile 2014 Jacques Le Goff, figura chiave per molti storiografi, studenti, e amanti della storia, in modo particolare di quella medioevale. Le Goff infatti rivoluzionò il modo di concepire questa materia, spesso non dovutamente apprezzata a causa del suo tratto, per molti noioso, che emerge frequentemente quando la si tratta.

“La storia è memoria” affermava Le Goff, e spiegava: “Una memoria che gli storici si sforzano, attraverso lo studio dei documenti, di rendere oggettiva, la più veritiera possibile: ma è pur sempre memoria. Non proporre ai giovani una conoscenza della storia che risalga ai periodi essenziali e lontani del passato, significa fare di questi giovani degli orfani del passato, e privarli dei mezzi per pensare correttamente il nostro mondo e per potervi agire bene”. Perché come disse Cicerone, “Historia magistra vitae”: la storia è maestra di vita.

Oggetto degli studi di Le Goff sono figure ancora oggi importanti nella società contemporanea: l’intellettuale, il banchiere, il commerciante e soprattutto l’uomo nel suo vivere quotidiano. Ed è proprio il vivere quotidiano che ha donato alle opere dello storiografo francese la fama di cui godono: quale modo migliore per comprendere un’epoca se non quello di osservare l’epoca stessa con gli occhi di una persona che l’ha vissuta? Le Goff riprende la tecnica di uno storiografo suo predecessore: Ludovico Antonio Muratori. Questo studioso italiano del ‘700 introdusse infatti, con l’opera Antiquitates Italiacae medii aevi (Antico medioevo Italiano), un nuovo modo di descrivere la storia basato sulla descrizione della vita quotidiana di semplici popolani, e sulla descrizione delle vicende politiche ed economiche dal punto di vista del popolo.

È curioso pensare come una tecnica analoga è usata anche in letteratura con il nome di “straniamento”; essa consiste nel descrivere una determinata scena con gli occhi di uno dei personaggi, aggiungendo anche riflessioni e giudizi dello stesso, basati sulla sua cultura, esperienze, o ceto sociale. Si pensi ad esempio a Giovanni Verga, uno dei massimi esponenti del verismo italiano: egli era solito eleggere protagonisti dei suoi romanzi componenti del popolo, persone di basso ceto sociale ed economico, e a loro affidava la descrizione delle vicende riportando anche i loro pensieri, costruiti sulla base della loro condizione. Altro celebre esempio si riscontra in Guerra e Pace di Tolstoj, un’epopea che racconta la guerra tra Napoleone Bonaparte e i Russi, conclusa con la sconfitta del condottiero francese a Waterloo. In questo romanzo l’autore affida la descrizione dei fatti ad un soldato russo volontario; così facendo il lettore viene maggiormente coinvolto nell’intreccio.

E lo stesso intento di coinvolgimento è perseguito da Le Goff e da tutti gli storiografi che aderiscono al suo modo di studiare e trasmettere la storia.

Scriveva Marc Bloch: “Il buon storico somiglia all’orco della fiaba. Là dove fiuta carne umana, là egli sa che si trova la sua preda”. E Le Goff sapeva sempre dove era la sua preda.

Luca Dalle Mese

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*