La tristezza di ritrovarci un Ministro dell’istruzione non “dottore”

«Diploma di laurea in scienze sociali». E’ questa dizione, riportata nella sua biografia sul suo stesso sito web, a provocare il primo guaio per il governo Gentiloni. Al centro della bufera, il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, accusata sui social network di non essere laureata.

Una polemica che è stata arginata dal suo staff che ha spiegato che si tratta di un infortunio lessicale su cui ora qualcuno sta speculando. Il diploma è stato conseguito all’Unsas, Scuola per assistenti sociali di Milano (e dunque non in una università), è la prova della sua buona fede.

Sta di fatto che il nostro Paese – lo stesso che in altre epoche aveva come ministri dell’istruzione filosofi quali Giovanni Gentile –  ha a capo dell’Istruzione un ministro non “dottore”, anche se in realtà la Fedeli di scuola è esperta più di tanti laureati, essendosene occupata per una vita con la Cgil Scuola. Ma non è l’unica polemica che l’ha investita.

Una scelta che getta un’ombra sul Governo Gentiloni, quest’ultimo accusato di aver sacrificato la Ministra Giannini come capro espiatorio dell’interno precedente governo. Quest’ultima era infatti docente associata di Glottologia e Linguistica. Presso l’Università per Stranieri di Perugia, dal 1992 al 1994, ha detenuto la cattedra di Fonetica e Fonologia e dal 1994 al 1998 la cattedra di Sociolinguistica. Nel 1999 era divenuta ordinaria di Glottologia e Linguistica ed acquisì nello stesso anno la titolarità della cattedra di Linguistica generale presso l’Università di Perugia. Diresse nello stesso ateneo il Dipartimento di Scienze del Linguaggio tra il 2000 e il 2004.