“ROCKY 7: CREED”. TRA SALE E STRADE

Sono iniziate le riprese del settimo e ultimo capitolo di una saga che ha appassionato più di una generazione tra il 1976 e oggi: quella dell’intramontabile pugile italo-americano Rocky Balboa, ideato ed interpretato da un altrettanto intramontabile Sylvester Stallone che rifiuta gli agi della pensione. Nell’ultimo capitolo il pugile allenerá il nipote di Apollo Creed, suo rivale e poi amico e allenatore, morto nel quarto capitolo in un incontro brutale contro il pugile russo Ivan Drago.

Stallone sa che il film non sarà apprezzato dagli amanti della mera azione dal momento che Rocky, troppo vecchio, non salirà sul ring. L’attore e sceneggiatore quindi, piuttosto che nutrire il nuovo film con la gloria dei primi capitoli della saga, dovrà porre l’accento sulla personalità umile ma tenace dello “Stallone italiano”.

Non guasterebbero poi alcuni riferimenti ai film precedenti o addirittura a fatti reali: Stallone non è estraneo a questo genere di stratagemmi che fanno sorridere i telespettatori. In primo luogo le origini italiane dell’attore vengono riprese nei suoi personaggi più celebri Rocky Balboa e John Rambo. Nel film del 2013 “Il grande match” girato con Robert de Niro, dove i due attori interpretano la parte di due pugili rivali da tempo, Stallone si allena usando grosse carcasse di carne appese al soffitto, riprendendo una delle più amate scene di Rocky I. Lo stesso personaggio di Rocky Balboa è stato ideato dopo che Sly ha assistito all’incontro per il titolo mondiale dei pesi massimi tra Muhammad Ali e Chuck Wepner  nel 1975.  Il personaggio di Apollo Creed infatti rispecchia moltissimo le caratteristiche fisiche e tecniche del campione Cassius Clay: pugile di colore, estremamente veloce e “ballerino”, e anche molto spavaldo. Anche l’incontro tra Balboa e Creed riprende i momenti salienti del match Ali – Wepner: il campione in carica manifesta fin da subito la propria superiorità, ma lo sfidante è caparbio e tenace, e nonostante i tentativi del campione non finisce k.o., riuscendo addirittura a mettere al tappeto il campione al nono round. Alla fine dell’incontro, nonostante Wepner/Balboa abbia perso, viene acclamato come un vincente.

Sly quindi se vuole evitare di chiudere la saga con un flop deve puntare tutto sulla personalità di Rocky Balboa, messa in chiaro molte volte nel corso dei precedenti sei film. Rocky è una persona dalla fede religiosa sincera, ma allo stesso tempo moderata, amante degli animali, umile, ama moltissimo la moglie ed il figlio, ma soprattutto ha una tenacia proverbiale, una forza di volontà ferrea che non lo fa mai andare al tappeto, né sul ring, né fuori. Una personalità che non solo i pugili dovrebbero avere, ma anche le persone che non praticano la “nobile arte”. Perché in un periodo di profonda crisi economica e dei valori come quello che stiamo vivendo, essere legati alla propria famiglia, fonte di forza, e non cedere mai a prescindere dall’ostacolo che ci si para innanzi sono valori fondamentali per vivere, e non semplicemente sopravvivere. E perché no? Magari anche un pizzico di fede religiosa potrebbe essere la giusta motivazione per molti per affrontare le sfide della vita.

Hai permesso al primo fesso che arrivava di farti dire che non eri bravo. Sono cresciute le difficoltà, ti sei messo alla ricerca del colpevole e l’hai trovato in un’ombra. Ora ti dirò una cosa scontata: guarda che il mondo non è tutto rose e fiori, è davvero un postaccio misero e sporco e per quanto forte tu possa essere, se glielo permetti ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre. Né io, né tu, nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente” (Rocky al figlio nel sesto capitolo della saga “Rocky Balboa”).

Luca Dalle Mese

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