Accesso all’informazione per ipovedenti, l’appello di iRIFOR alla parità dei diritti

Cecità ed ipovisione: deontologia e nuove prospettive nell’informazione” è l’incontro che si è tenuto oggi, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti di Trento insieme alla Cooperativa Sociale iRIFOR, cooperativa per persone ipovedenti.
Incontro di studio e meeting strutturato in due momenti diversi: la prima parte una presentazione delle attività della Cooperativa iRIFOR, con l’intervento del Direttore Ferdinando Ceccato; arricchita dal contributo di Roberta Zumiani, Psicoterapeuta e di Martina Lazzaro, Ortottista; la seconda parte di laboratorio con esperimenti di “visione” e “di riconoscimento tattile” per mettersi nei panni della persona ipovedente. Coordinamento giornalistico a cura di Alberto Folgheraiter.

“iRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) nasce da un percorso iniziato nel 1920 dal trentino Aurelio Nicolodi, che riunisce in un’associazione un gruppo di persone ipovedenti, allo scopo di togliere gli ipovedenti dall’elemosina e dalla carità e dare loro i diritti per una vita normale (UIC – Unione Italiana Ciechi) – ha spiegato Ceccato – la Sezione di Trento si forma nel 1949, mentre la cooperativa viene creata nel 2008 dopo un percorso di arricchimento; essa si distingue da altri enti del settore perché mette le persone ipovedenti non solo al centro del servizio erogato, ma anche al centro dell’organizzazione del servizio stesso, una delle finalità della cooperativa è di evitare che la persona ipovedente ecceda nelle forme di assistenza anche laddove, al contrario, avrebbe modo se motivata e seguita bene, di condurre una vita normale: studiare, svolgere le mansioni quotidiane e lavorare. Quello che distingue dunque iRIFOR da altri tipi di enti simili è l’organizzazione a 360° sui bisogni delle persone ipovedenti perché non siano obbligate a fruire dell’assistenza passivamente (Legge 104, etc)”. Tutto ciò in attesa della concretizzazione della Legge Stanca, datata 2004, che da allora giace nel cassetto “stanca di nome e di fatto” ironizza Ceccato.

Scuola, servizi diagnostici, mobilità, indipendenza, accompagnamento, diritti e lavoro: l’attività della Cooperativa non si ferma alla formazione e alla sensibilizzazione sulle persone ipovedenti, ma si occupa delle persone nel corso dell’intera vita: “iRIFOR è stata premiata a Londra vincendo il “Vision for Equality Award 2015“: in Trentino gli ipovedenti sono circa 1.200, similarmente all’Alto Adige. I bambini in età scolare seguiti dalla cooperativa, per fare un esempio, sono ben 75” ha spiegato Ceccato.

Il problema dell’ipovedente non è solo fisico, ma anche di approccio, la psicoterapeuta Roberta Zumiani ha spiegato che le sedute “hanno l’obiettivo di abilitare o riabilitare gli individui, lavorando sulle capacità degli stessi, partendo dai loro interessi: 3263 sedute complessive è il lavoro di cui è forte iRIFOR”.

“In Trentino le apparecchiature che servono alle persone ipovedenti sono messe a disposizione in comodato dall’Azienda Sanitaria per tutti coloro che rientrano nei parametri, attualmente il lavoro in aumento è quello relativo alla disabilità aggiuntiva – ha spiegato Zumiani – laddove l’ipovisione si aggiunge ad altre disabilità; si parla di polihandicap”.

“L’ipovisione non è una patologia come comunemente intesa – ha spiegato Martina Lazzaro – poiché non è una condizione per la quale ci sono terapie: esistono situazioni di riduzione della capacità visiva – comunemente e a torto, secondo quanto detto oggi, definite cecità – che non si possono correggere con l’uso delle lenti, bensì sono danni permanenti alle componenti oculari” però si conosce poco dell’essere ciechi e di che cosa vede effettivamente una persona che ha problemi di ipovisione motivo per cui sono state mostrate diverse schede che hanno il merito di far conoscere come vede effettivamente una persona che soffre di danni retinici permanenti, danni da glaucoma, diabete, maculopatia, etc.. La Cooperativa è spesso in piazza con l’Unità Mobile Oftalmica e organizza diversi eventi di formazione/socializzazione e laboratori di studio.

Il senso di tutto il percorso è abbastanza semplice: la persona che non vede bene o che vede poco ha la possibilità di svolgere le proprie pratiche, deve essere abilitata e riabilitata nel suo percorso, per avere un’esistenza il più possibile parificata a chi ci vede molto bene, ma non solo, la tendenza comune di pensare che chi non vede bene possa essere semplicemente cieco è sfalsata, poiché, al contrario, molte persone ipovedenti hanno sviluppato, con il corretto ausilio tecnologico, capacità anche superiori a chi di problemi alla vista, non ne ha, conseguendo ottimi risultati nella scuola, nel lavoro, nella vita privata.

Dopo la parte teorica però la parte pratica, con esperimenti rivolti ai giornalisti per far capire essenzialmente alcune cose: “Le persone con ipovisione fanno molta attenzione alle notizie, si informano, anche leggono quando riescono – ha spiegato Ceccato – i giornali possono diventare accessibili per chi vede poco o male, principalmente le notizie, anche on line, date su supporto fotografico precludono completamente la lettura o l’ascolto delle cronache, il formato da privilegiare, in tutti i casi, è un testo lineare, che sia leggibile o ascoltabile (ndr dai lettori di testo)”. L’80% delle informazioni si ottengono, attualmente, attraverso la vista, dunque l’ipovisione limita fortemente la comunicazione poiché le cose che la gente normo-vedente guarda devono essere descritte con le parole o toccate con le mani.
Di Martina Cecco