ASSOGGETTAMENTO, EMULAZIONE E MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA: I RISCHI DEL GOSSIP DI CRONACA NERA

La cronaca nera e giudiziaria: i suicidi e i delitti per emulazione possono essere correlati a una maniacale diffusione a mezzo stampa di notizie di cronaca che toccano le corde dei lettori più sensibili?
Qualche anno fa fece discutere la proposta di legge 800 del novembre 2001, che prendeva posizione in materia di: “Norme per contrastare la manipolazione psicologica” in riferimento particolarmente al satanismo, alla nascita di gruppi o associazioni che seguono percorsi esoterici e relativamente alla diatriba sulla musica contemporanea Rock/Metal.

In tale legge si fa riferimento alle disposizioni del Codice penale art.528 esplicitamente rivolto alla stampa, che intende identificare immagini, notizie, storie, fatti di cronaca, che descritti in modo turpe o raccapricciante possano ledere la sensibilità del lettore/ascoltatore/audience in generale, tanto da poter mettere in atto una risposta in feedback negativa, ovvero la ricerca dell’emulazione, il suicidio, la violenza. Il fenomeno della maniacale diffusione a scopo non di cronaca, bensì di intrattenimento dei fatti più gravi che si registrano tra le notizie del momento, ad esempio omicidio, terrorismo, guerra, può rientrare nell’ambito della “manipolazione psicologica” degli utenti?

Il “brand” è un concetto relativamente nuovo in Italia, significa semplicemente “marchio” e porta con sé una serie di valori culturali che tendono a far sì che vi sia una convergenza di significante nel significato, ovvero ad esempio un brand di abbigliamento sportivo identifica lo sport, ovvero una vita sana; un brand alimentare può identificare un modello sociale, una famiglia, perché no, anche collegandosi a testimonial famosi che si traducono in prodotto.

L’omicidio, il terrorismo e la guerra, possono diventare “brand”? Non è una provocazione: le Torri gemelle erano dei “brand” positivi, erano degli edifici, sono diventate oggetto di cronaca, quindi di interesse, infine di studio, ora sono un “brand” che ha cambiato il suo significato, pur mantenendo la loro storia. Charlie Ebdo era un “brand” libertario, un prodotto editoriale, diventato oggetto di cronaca, quindi di interpretazione, ore è un “brand” sociale, che anche in questo caso ha mantenuto la sua storia.

Ma i casi di cronaca, che riguardano persone e non cose, che riguardano gente comune e non personaggi famosi, ad esempio sono divenuti “brand” alcuni dei musicisti come “Amy Whinehouse” e “Kurt Cobain” morti per overdose, oppure “Martin Luther King” e “Madre Teresa di Calcutta”, “Padre Pio” religiosi e “Madonna” o “Michael Jackson” ancora cantanti, sono utilizzati ancora nella loro essenza, ovvero oggetto di attenzione a scopo di informare, o sono divenuti un “brand” che sottende allo scopo per cui le informazioni sono raccolte e diffuse a titolo di cronaca?

Nella storia della cronaca italiana, infatti, vi sono delle anomalie che sono il frutto di un percorso culturale tipico del momento storico presente: la concertazione a mezzo stampa è un modo per lavorare su principi e valori, rendendo partecipe la società nella discussione di un fatto, ma se un fatto internazionale o tuttavia politico è effettivamente di pubblico interesse: è indubbio che la Strage di Bologna, il cui anniversario cade oggi, (in tema aperta anche la discussione sul Reato di depistaggio) ad esempio, possa riguardare indirettamente tutti, come è chiaro che l’omicidio Borsellino e Falcone è una notizia di pubblico interesse, lo stesso si può dire della cronaca nera di matrice sociale famigliare, ovvero locale, ovvero quei fatti che riguardano principalmente un gruppo ristretto di persone “normali”? Cos’è di pubblico interesse, ivi di pubblico dominio, e cosa non lo è nei termini del privato personale?

Torniamo al tema in argomento: le immagini e i risvolti maniacali, particolarmente precisi, ovvero tesi a un’indagine giornalistica in stile gossip, sono un prodotto editoriale che rientra nel diritto di cronaca o rischiano di eludere il principio attraverso cui l’informazione deve essere limpida e non contenere evidenze che possano istigare alla delinquenza, a comportamenti violenti, psicosi pubbliche, lapidazioni comunitarie, identificazione di mostri sociali, panico sociale?

Se si prende come “assunto” il principio secondo cui l’emulazione, ovvero il riconoscimento di simiglianze concorre alla formazione di un pensiero su un determinato fatto, il cui pensiero trova applicazione nel contesto personale, relativamente al vissuto, del singolo lettore/ascoltatore/audience tale principio è violato, ovvero eluso. Al contrario, se è “assunto” che la notizia sarà veicolata attraverso un format che protegge l’identità e la vita della persona vittima e del carnefice, i casi non si citano, sono ormai troppi, chiuso il momento del fatto, il trend del “brand” dovrebbe invertire la rotta: parlare di tematiche, tralasciando gli interessati, parlare di omicidio, di violenza, di terrorismo, come grandi temi e non come gossiperie.

Il “mostro sociale” ovvero il “pubblico nemico” delle crociate del gossip di cronaca nera, istigano il lettore/ascoltatore/audience al riconoscimento a sua volta dei “mostri sociali” e dei “nemici pubblici” del personale vissuto, rischiando la reazione di cui sopra, di emulazione, ovvero di assoggettamento a un principio, quindi di manipolazione, oppure il diritto di cronaca può essere esteso anche oltre il tempo definito “ragionevole” per la diffusione di una notizia? Il problema, francamente, non è da poco e merita uno studio, richiede una decisione da parte del Garante alla Privacy, che la cronaca, il terrorismo, la guerra non diventino una “storia” di scollamento, il doping quotidiano alla nuda e cruda verità.

Di Martina Cecco

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