Il buonismo nella cronaca? Spariamolo*! Nel rispetto della legge, please

Dopo aver letto attentamente e riflettuto – altrettanto attentamente – a lungo sugli adeguamenti della deontologia giornalistica e sui documenti pubblicati da Franco Abruzzo in merito al tema Privacy e Cronaca si arriva a una certa conclusione: i lettori non sono soddisfatti di come è percepito il crimine a livello di stampa e di comunicazione. Ovvero il giornalismo e la legge sono su due diversi atolli, separati, non comunicano affatto. Da una parte i fatti, dall’altra buonismo e gossip, i mali del secolo giornalistico.

Proprio nella giornata di ieri 1 novembre – grazie a un 31 ottobre molto attivo nella nera e nella giudiziaria – abbiamo avuto, in Trentino, l’occasione di veder trattati i quattro fondamentali temi in questione giudiziaria/nera, ovvero: tre incidenti mortali automobilistici; violenza famigliare su donna trentenne; violenza in strada a danno di un controllore di Trentino Trasporti; furto massivo in Mattarello da parte di uno straniero.

Il bene non si vede, si vede solo il male, commentava proprio ieri mattina il parroco della Parrocchia di Sant’Antonio in Bolghera, durante l’omelia di Ognissanti; gli immigrati sono una grande risorsa, commentava la Pinotti a Radio Uno, evidenziando come il numero di persone denunciate in Italia sia per la maggiore di italiani; aprendo il giornale non sembra proprio che sia così. Sarà difficile continuare ad essere cattolici e cristiani se nel mondo in cui si vive i valori condivisi non sono più gli stessi.

Quindi aprendo il giornale si legge la cronaca dei fatti di cui sopra! “Non ancora comunicata l’identità dello straniero che ha percorso la Statale contro mano …”; “Probabilmente cercava un modo facile per racimolare del denaro l’africano che ieri ha rubato …”; “Rientrata dalla festa di Halloween ha dovuto subìre la rabbia del marito …”; “Aggressioni sugli autobus: molti degli episodi sono riconducibili alla mancanza di senso civico di una minoranza di persone, spesso ragazzi …” ora, facendo mente locale, siamo psicologi o giornalisti? Un ladro, che sia un ladro di professione, come le due donne di stamane a Cles, che sia un inesperto che sta per morire di fame, che sia un miliardario così ricco per la professione di ladro .. è sempre un ladro; l’aggressore, che sia rabbioso, pacifico, sadico, violento, alto, basso, è un aggressore; l’omicida, straniero o italiano, in cronaca, può apparire con le iniziali, non è una novità – ad esempio – che molti cittadini non italiani non siano provvisti di documenti con sé – magari non li hanno proprio – e la stampa non lo dice; i ragazzi che colpiscono con violenza gli autisti dei tram sono delinquenti, non sono maleducati, i maleducati urlano, fumano una cicca, ruttano, al più sputacchiano o imbrattano i sedili con la penna, il resto è reato.

Dunque, tornando al concetto in titolo di testa: come ci si regola quando accadono fatti di nera e di cronaca che – seppure giornalisti – ci fanno saltare i nervi? Le opzioni sono poche: o si riportano i fatti e ci si sfoga in redazione, oppure si evita di fare commenti, perché il commento non serve e non piace al lettore, a meno che non si voglia aumentare il numero di nemici – un procedimento non del tutto fuori luogo – tra i lettori.

Vediamo che cosa dice il codice – ovvero entriamo nel merito della rubrica: premesso che chi scrive deve essere autonomo e onesto, cosa non da poco, vediamo come usare le fotografie. Se si tratta di minori, meglio non farne mai nota pubblica con immagini e nomi e cognomi, neppure se si tratti di buoni fatti; sì, invece, solo quando i bambini sono premiati a scuola, hanno un ruolo positivo e se i genitori autorizzano, meglio una foto che nasconde l’identità per non ledere la loro crescita. Foto di cronaca di gruppo, cioè con molte persone, sempre sì, anche se le foto sono alquanto tristi o raccapriccianti, è sufficiente una nota disclaimer che avverta il lettore della crudezza delle immagini. Se si tratta di zone grigiastre (foto hard, prostituzione, locali notturni, spaccio) meglio usare la classica tecnica della sfocatura (tenendo l’originale nel pc). Prima di entrare in luoghi pubblici chiusi avvisare che si è giornalisti, o applicare un cartellino al petto con nome e cognome e testata, molto più semplice, in quanto non si possono ritrarre e registrare le persone di nascosto.

Foto segnaletiche: “il diritto alla riservatezza ed alla tutela della dignità personale va sempre tenuto nella massima considerazione”. Tali principi – più volte ricordati dal Garante – trovano conferma in diverse circolari emanate dalle forze di polizia, oltre ad essere richiamati, con riferimento alla generalità dei dati personali, nell’art. 25, comma 2 del Codice privacy. Niente foto in manette o che visualizzino persone in sudditanza, a patto che non sia per denunciare la violenza. Importantissimo fatto che pochi sanno: niente strumentalizzazione di foto private dopo l’arresto (un fatto su cui la maggior parte dei media italiani è completamente fuori strada).

I nomi propri delle persone in nera e giudiziaria: le generalità degli indagati e degli arrestati, al pari di altre informazioni, possono essere soggetti al regime di segretezza-pubblicità. Tali dati dunque, di regola, possono essere resi noti, fatti salvi i divieti di diffusione ricavabili dalle suddette disposizioni e ferma restando la necessità che la notizia sia acquisita lecitamente, ad esempio da una parte che ha già legale conoscenza di un atto notificato.

Attenzione alla pubblicità del reato: a noi spetta valutare se un fatto sia un caso isolato da cronaca o se sia un evento che merita l’approfondimento, nel caso di cui sopra, furti, violenza domestica, aggressioni agli autisti, incidenti in contromano, in Trentino, sono quasi quotidianità, dunque non giustificabili e certamente da approfondire, per fare un esempio, appunto, pratico.

Note deontologiche importanti: “in confronto ai casi riguardanti gli indagati e gli imputati, i dati dei condannati possono essere diffusi più liberamente in ragione della minore incertezza sulla posizione processuale dell’interessato, essendo già intervenuto su di essa un primo giudizio da parte dell’Autorità giudiziaria. Tuttavia, anche l’applicazione di tale principio va valutata caso per aso, dovendo prendere in considerazione, fra l’altro, il tipo di soggetti coinvolti (ad esempio, persone con handicap o disturbi psichici, o ancora, ragazzi molto giovani), il tipo di reato accertato e la particolare tenuità dello stesso, l’eventualità che si tratti di condanne scontate da diversi anni o assistite da particolari benefici (es. quello della non menzione nel casellario), in ragione dell’esigenza di promuovere il reinserimento sociale del condannato” in Deontologia del Giornalista – Milano 2003.

Cose che la gente non sa e che invece dovrebbe sapere, sulla stampa: alcune vittime possono essere protette in segretezza se a rischio vi è l’incolumità degli stessi e dei testimoni; lo stesso dicasi per i condannati, dove riportare la notizia e diritto di cronaca ha un peso di molto inferiore, cioè vale molto meno, rispetto alla vita a rischio della persona protetta. Testimoni e vittime quindi devono essere consenzienti ad essere tratti in causa in un articolo che parli di nera o di cronaca giudiziaria. Lo stesso vedasi per famigliari, amici, parenti e conoscenti, anche se l’epoca dei social network mette in pericolo questa segretezza grazie al grave problema della pubblica rete condivisa delle conoscenze.
E il gossip? Vi parrà strano, ma se dovessimo stare alla vera e propria deontologia, cosa che – ad esempio Secolo Trentino – cerca di fare, gossip sono i VIP che frequentano le feste, che partecipano alle pubblicità, che vanno in vacanza in spiaggia, mentre quello che si legge come gossip (mutande, tette, piselli e porchette) sarebbero vita privata.

La vita sessuale e la malattia delle persone famose: si possono riportare solo se esse sono attinenti con il ruolo delle persone famose, ad esempio la morte va certamente riportata, come la malattia di un politico, se è una malattia importante, oppure di una persona che è socialmente influente – gli attori e i cantanti, se non fanno outing, non lo sono, ad esempio – la vita sessuale, a meno che non sia incidente al ruolo sociale, non interessa, ecco .. pare che la deontologia giornalistica e la pratica giornalistica non abbiano nulla a che fare, in sostanza, fintanto siamo arrivati, nel naufragio della tecnologia digitale, moderna e dell’iperspazio.

Di Martina Cecco

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