AUSTERITÀ: DIPENDIAMO DALLA GERMANIA?

La crisi che ha colpito l’Unione Europea nel 2010 ha messo in ginocchio parecchie nazioni (Grecia, Spagna) compresa l’Italia. Questo ha portato, con l’aggravarsi di essa, ad un euroscetticismo generale e condiviso in molti paesi come Francia, Italia, Grecia. Questi partiti hanno costantemente avanzato l’idea che il “male” dell’Europa e la colpa della situazione attuale sia dovuta all’euro e alla sua politica ma, soprattutto, rimarcano in modo molto chiaro la posizione presa dalla Germania che, a loro giudizio, ha anteposto i propri interessi imponendo una politica di rigore con lo scopo di impoverire gli altri stati.

Risulterebbe utile precisare che, mentre l’Italia era impegnata ad approvare il ddl sulle intercettazioni nel giugno 2010, un altro Paese e un altro governo guidato dal cancelliere Merkel annunciava, qualche giorno prima, una manovra di ben 80 miliardi di euro dando il via alla famosa e ormai discussa austerità. Il pacchetto di norme proposto prevedeva di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014, di tagliare 15 mila posti pubblici e di congelare gli aumenti dei dipendenti pubblici. Questo per sottolineare che come la Germania si è imposta una politica di austerità lo stesso principio vale anche per i paesi più deboli.

Un anno dopo, nel novembre 2011 periodo in cui vi fu il passaggio da Berlusconi a Monti, il governo italiano ricevette la famosa lettera dall’Europa dove venivano indicati i “compiti” da svolgere. Fu proprio da questo momento che iniziò a prendere forma l’idea che la Germania imponesse i suoi interessi. Nell’ipotesi che ciò sia avvenuto si può dire che il governo tedesco abbia agito come ogni esecutivo al mondo avrebbe dovuto fare. Un paese che pensa al futuro dei propri cittadini, che vuole garantire una buon livello d’istruzione, non è da condannare ma da prendere come esempio. La situazione creatasi in Italia è dovuta alla scarsa capacità di chi, fino ad oggi, ci ha governato. Nel lungo periodo un Paese può crescere bene solo se ha una forte stabilità politica, un basso tasso di criminalità,nessuna corruzione nei pubblici uffici e un livello d’istruzione molto alto.

Variabili che l’Italia conosce ormai in negativo. Tristemente si sente dire da alcuni esponenti politici ” bisogna uscire dall’euro, torniamo alla lira” oppure ” la Germania ci opprime con le sue politiche” . A questi eminenti uomini politici bisognerebbe spiegare che, oltre ad essere impossibile un’eventuale uscita, la soluzione migliore ai problemi non è voltarsi e scappare ma affrontarli e risolverli perché solo così si crea uno spirito forte e unito. Un grande uomo un giorno disse” i vincenti trovano sempre una strada, i perdenti una scusa” John Fitzgerald Kennedy.

Davide Demozzi

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