Festival dell’Economia 2016: Italia e Germania a confronto

Un’Aula Kessler stracolma questa mattina all’incontro “Est Ovest Nord Sud” al Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale di Trento. Evento che, coerentemente al tema di questa undicesima edizione del Festival dell’Economia (“I luoghi della crescita”), ha tracciato una panoramica storica e socio-economica improntata sulle similitudini e differenze tra Italia e Germania, osservando in particolare come è stato affrontato da una parte il divario Nord-Sud italiano e dall’altra quello Ovest-Est tedesco.

Ospiti di questo importante appuntamento sono stati Gianfranco Viesti, professore ordinario di Economia applicata all’Università di Bari, e Michael Christopher Burda, studioso americano di macroeconomia nonché docente presso l’Università Humboldt di Berlino.

Parlando di Italia, la storia insegna che il divario tra Nord e Sud nasce principalmente dalle diverse basi su cui poggiano le economie locali: da un lato un Settentrione più industrializzato e spinto dall’impresa privata, dall’altro un Mezzogiorno più agricolo e sostenuto dal settore pubblico. Il dott. Viesti ha spiegato che durante il Ventennio fascista questa differenza sostanziale si accentuò, mentre dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli Anni ’70 la disparità economica si stava via via appiattendo sempre più.

Sul fronte tedesco, la situazione che si presentava alla caduta del Muro di Berlino nell’’89 era molto simile a quella italiana: da una parte una Germania Ovest ricca, dall’altra una Germania Est sottosviluppata. Con la riunificazione si sono messe in pratica politiche che tentassero di bilanciare l’economia nazionale, e il prof. Breda ha raccontato che si è sulla buona strada: sostanzialmente oggi si vede un divario nettamente meno accentuato rispetto a vent’anni fa. E’ tuttavia altrettanto vero che la produttività del lavoro in Germania Est è attualmente molto più bassa che in Germania Ovest, nonostante i finanziamenti effettuati, e che dal 1994 i salari non sono cresciuti, accentuando le differenze di reddito tra le fasce di popolazione e aumentando le disuguaglianze sociali.

Quasi all’opposto, invece, il Sud Italia possiede grandi risorse ma bassissimi finanziamenti, ed è per questo che il divario col Nord oggi è tornato ai livelli degli Anni ’40-’50. Senza contare, come ha sottolineato Gianfranco Viesti, che le politiche di austerità europee hanno colpito soprattutto il Mezzogiorno, comportando un’impennata della tassazione e una diminuzione della spesa pubblica – quindi meno fondi per l’istruzione, la sanità, ecc. La spesa pubblica in Meridione infatti è tornata ai livelli di inizio degli Anni ’90.

Eppure il Mezzogiorno presenta una parte di economia forte e competitiva a livello internazionale: Viesti ha ricordato che più del 16% dell’industria nazionale italiana si trova al Sud, tra automobilistica, settore aerospaziale e soprattutto agroalimentare. Interessante è infatti constatare che fino al 2008 il Pil del Sud Italia era in maggiore crescita rispetto a quello del Nord, subendo più intensamente tuttavia da quel fatidico anno i morsi della crisi.

Paragonando quindi Mezzogiorno italiano e Germania orientale, si nota uno sviluppo parallelo tra le due realtà territoriali. Questo almeno fino al 2009, anno in cui è cominciato un sempre più acceso divario: infatti la Germania Est ha continuato a crescere, mentre l’economia meridionale italiana è sempre andata più al ribasso.

Come spiegare la differenza tra Germania e Italia a livello interno? Perché lo Stato tedesco è riuscito laddove quello italiano ha fallito? A questi interrogativi ha provato a dare una risposta il dott. Viesti, spiegando che i fattori causanti sono molti.

In primis, la posizione geografica: infatti, mentre la Germania Est si trova in un punto strategico, posizionandosi praticamente al centro d’Europa e potendo facilmente scambiare rapporti commerciali a oriente, il Sud Italia è isolato dal resto del continente. Tanto che il Nord riesce a relazionarsi economicamente più facilmente coi Paesi dell’Est Europa: «Anche da Trento si raggiungono prima Slovacchia e Ungheria che il Mezzogiorno, questo è un problema», ha infatti affermato Viesti.

In secondo luogo, per il professore di Economia, l’Italia presenta due grossi problemi centrali: una bassa qualità amministrativa nazionale e regionale, oltre che «tempi di realizzazione delle infrastrutture assurdi», fattori che vanno a incidere pesantemente sullo sviluppo e la crescita economica di un territorio.

Infine c’è un ulteriore aspetto da non sottovalutare: com’è noto, l’economia italiana è sempre stata caratterizzata da un alto tasso di inflazione, comportando la massima occupazione e al contempo una moneta con valore molto basso a livello internazionale, mentre la Germania al contrario ha sempre combattuto l’inflazione, comportando una valuta estremamente forte. L’Euro è una moneta che basa il suo valore sulla media delle ex-monete nazionali sovrane, non sull’output economico, quindi attualmente è molto più forte di ciò che sarebbe la Lira italiana e più debole di ciò che sarebbe invece il Marco tedesco.

Noi di Secolo Trentino abbiamo posto l’accento su questo tema, chiedendo al professor Viesti se anche l’introduzione della Moneta Unica potesse essere un fattore causante la disparità tra Italia e Germania. La sua risposta è stata eloquente: «La Germania ha una buona crescita. Certamente è il Paese che più si è giovato dell’unificazione monetaria, perché naturalmente senza unificazione monetaria il Marco si sarebbe fortemente devalutato oppure la Germania avrebbe un po’ ridotto le sue esportazioni. Non sarebbe stato decisivo perché le esportazioni tedesche sono molto intensive in tecnologia, più che in prezzo, però sicuramente aver avuto l’Euro al posto del Marco ha aiutato moltissimo l’industria tedesca, su questo credo non ci sia dubbio. All’interno dell’area Euro la non più esistenza delle valute nazionali ha favorito enormemente l’industria tedesca. Su questo non c’è dubbio, lo dicono tutti, anche i tedeschi».

di Giuseppe Comper