I DATI SMENTISCONO I GIOCHI DI RENZI, TRA PIL E ISTAT

Sono passati pochi mesi da quando Matteo Renzi si glorificava asserendo che il PIL sarebbe salito, che la ripresa avrebbe ridato posti di lavoro e salute all’economia; eppure, più passa il tempo, più l’ inganno vien fuori, più l’ISTAT, che colpo su colpo, dato su dato, smentisce le illusorie asserzioni del premier: la ripresa non c’è.

L’economia è in recessione e il PIL per il secondo trimestre è in caduta (-0,2% rispetto al primo trimestre e -0,3% rispetto al quarto trimestre dell’anno scorso). Dati raggelanti che dimostrano quanto il PD abbia mentito al popolo prospettando una ripresa di cui neanche l’ ombra sembra esser presente.

Gianni Alemanno commenta così su Twitter: «Istat -0,2% Pil secondo trimestre:l’Italia è ufficialmente in recessione. Berlusconi e Renzi parlano solo di riforme istituzionali?».

Dello stesso parere Giorgia Meloni: «Renzi la smetta di parlare a vanvera e di affrontare questioni serissime con battute da bar, perché mentre lui dice che “la ripresa è come l’estate, prima o poi arriva” o boiate simili, l’Italia è in ginocchio – scrive sulla sua pagina Facebook la presidente di Fratelli d’Italia – e milioni di italiani non riescono ad arrivare a fine mese».

Tutti i settori chiave sono stati colpiti dalla falce della crisi, ossia l’ industria, i servizi e l’agricoltura, determinando una caduta peggiore delle attese le quali avevano teorizzato una discesa del PIL massimo del -0,1%: un risultato deludente a cui le borse rispondono con forti vendite mentre l’euro tocca quota 1,33.

La paura degli economisti però, ha ben più larghe vedute: questi dati possono anticipare un anno in recessione in cui neanche gli altri due trimestri riusciranno a compensare il danno nei primi sei mesi fatto se non addirittura acuendo la discesa del PIL che per ora si attesta a -0,3%.

Anche l’ Europa avverte preoccupandosi della grave situazione: i conti possono non tornare a seguito dei dati relativamente al PIL così negativi; notazione, però, che Bruxelles avrebbe potuto evitare in quanto, più che dei meri conti pubblici che comunque hanno una loro importanza, ciò di cui ci si dovrebbe preoccupare è la condizione del popolo italiano il quale difficilmente potrebbe recuperare i forti squilibri economici dalla crisi posti in essere se l’ economia non riparte.

L’ unico dato che sembra farci scaturire qualche speranza è quello della produzione industriale italiana che riprende terreno con un +0,9 % a giugno sul mese precedente, benché tale aumento non riesca a rendere positivo il complessivo dato relativamente al secondo trimestre il quale rimane negativo( -0,4% rispetto al trimestre precedente).

Le previsioni del DEF oramai sono smentite: il Governo riteneva che il PIL sarebbe salito a fine 2014 del +0,8% rispetto al 2013, dato sul quale si era basato per le varie previsioni sui conti dello Stato, ma ora che sembra impossibile che l’ Italia riesca a raggiungere tale risultato a fine anno la maggioranza dovrà riflettere sul suo patologico ottimismo a causa del quale essa non ha preso misure adeguate che avrebbero impedito il disastro economico che l’Italia, anche quest’anno e da più di sei anni, sta affrontando.

Clemente Maurizio

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