IL RAPPORTO UIL SULLA CASSA INTEGRAZIONE

A Luglio le richieste di cassa integrazione sono state 52,4 milioni, per un totale di 308 mila potenziali posti di lavoro salvaguardati. Certamente si è in presenza di un calo non insignificante delle richieste di ore di cassa integrazione da parte delle imprese. Si riduce l’utilizzo di questo strumento sia rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (-26,9%) sia, anche se in maniera meno importante, rispetto a giugno (-22,8%).

Flessione che tra giugno e luglio di quest’anno, si registra per tutte e tre le gestioni di cassa integrazione ed, in maniera preponderante, soprattutto per quella in deroga (-48,6%) poiché, come ci informa la stessa Inps, ha influito la concomitanza di mancanza di risorse assegnate alle Regioni e la riduzione della durata “autorizzabile” per effetto dei decreti del 2014 (tetto massimo di 5 mesi).

Nel mese di luglio, l’industria assorbe un enorme bacino di ore di cassa integrazione (oltre i 2/3).

In 9 Regioni si registra un aumento. Il più vistoso incremento in 3 Regioni: in testa la Liguria per il maggior incremento di ore richieste rispetto a giungo (+242,7%) dovuto ad un picco molto forte di ore di CIGS (+808,8%) dovuto alla massiccia dose di richieste provenienti dalle aziende di Imperia e Genova; segue la Calabria (+142,3%) e la Sardegna (+126,6%) regioni in cui il motore dell’incremento di richieste è anche in questo caso la CIGS. Dall’analisi dei dati condotta su queste 9 Regioni, emerge in maniera inconfutabile, come in 7 di queste la crescita di ore richieste sia direttamente ricollegabile ad uno stato di crisi strutturale delle aziende come dimostrato dai forti aumenti di CIGS.

Le richieste di ore aumentano in 35 province, ed ai primi 5 posti troviamo Enna (+910,7%), Reggio Calabria(+847,2%), Isernia (800,8%), Genova (586,2%) e Cuneo (+358,4%).

Il generale calo mensile registrato nel mese di luglio, in particolare rispetto alle gestioni Ordinaria e Straordinaria, potrebbe essere un segnale positivo poiché indicherebbe una ripresa della produzione se, però, fosse accompagnato da altri 2 indicatori: meno domande di disoccupazione e più occupati.

Purtroppo non è ancora così, in quanto c’è una ripresina delle domande di Naspi (le domande presentate tra maggio e giugno sono state oltre 150 mila e si riferiscono ai rapporti di lavoro cessati a partire dal 1 maggio scorso) il che segnala un parziale travaso verso la vera e propria disoccupazione di persone che erano in aziende in difficoltà.

Inoltre, rimane del tutto inattendibile il dato della cassa in deroga che, come ammette la stessa INPS, è troppo condizionato dalla non certezza delle risorse assegnate alle Regioni. In sintesi Il dato sugli ammortizzatori fotografa lo stato della nostra economia: una ripresa debolissima che ancora non è sostenuta da efficaci politiche per la crescita.

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