IMPIANTI DI RISALITA: DOPO LA MARMOLADA IL TRENTINO TEME MATTEO RENZI

Se queste sono le scelte politiche ed economiche del Governo di Matteo Renzi in anticipazione alla Finanziaria 2015, che come si auspicava sarebbe anch’essa stata anticipata onde consentire di organizzare le attività produttive annuali, c’è da scommetterci, andremo a fondo, molto più giù, piantati negli abissi oceanici.

Si parla di IMU, ovvero la Patrimoniale, la tassa sulle proprietà, reintrodotta in Italia per raschiare il tutto, da privati cittadini, commercianti e imprenditori. Una IMU che dal prossimo anno dovrebbe accentrare varie tassazioni, tornando al vecchio sistema ICI, ecco svelato il trucco del doppio passaggio di tassazione, dove i conti della serva diventano difficili da prevedere. Non solo Marmolada, il ghiacciaio da proteggere, ma tutti gli impianti sono in pericolo, economico, imminente.

La patrimoniale ha un doppio volto: per le rendite consente di stabilire un valore effettivo del bene, onde esso sia utilizzato a scopo economico, ovvero produca reddito in forma diretta o indiretta. Quindi dovrebbe essere uno stimolo per affittare, vendere, investire, produrre. Questo in periodi floridi.
Chiaro però che in periodi di stallo e di crisi, come quello del corrente anno 2015, la patrimoniale, ancorpiù sulle prime case, diventa un macigno.

Ed è questo anche il caso degli impianti di risalita, che hanno di suo dei costi di gestione difficilmente assorbiti, dato che per l’utenza il servizio è offerto spesso in abbonamento e quindi a prezzo molto basso. Non si parla di altro dagli Appennini .. alle Alpi. Oggi l’IMU per gli impianti di risalita è il tema che scotta anche per il Trentino. La tassa è stata decretata da una sentenza della Corte di Cassazione, tale sentenza potrebbe mandare a rotoli un intero settore economico.

La discussione cocente in tema di impianti di risalita a scopo sciistico affonda le sue radici nella strutturazione del servizio turistico: da una parte la legislazione sull’ambiente ha definito le zone in cui l’uomo non deve intervenire con strutture posticce per la salvaguardia della flora e della fauna, dall’altra ha stabilito dove vi siano aree da dedicare allo sport e al turismo di massa.

Seguitamente a tali restrizioni le beffe: anche le zone free potrebbero non essere isole felici, si veda il caso dell’orso in Trentino, ma ve ne sono molte altre, poiché la legislazione in merito non è chiara, come spesso accade in Italia. Nessuna Livigno dunque, ma ancor più tasse, senza però mantenere fede ai costi, che sarebbero ben definiti, come anche le tasse, se in auge avessimo modo di applicare il federalismo fiscale, dividendo per macroaree commerciali e per zone economiche l’Italia.

Ecco dunque che il Governo mescola di nuovo le carte, penalizzando, astutamente, chi ha investito in impianti. A conti fatti Matteo Renzi sta mostrando una vera e propria avversione per le Regioni autonome, tanto da far pensare che, invece di voler portare al benessere tutto il paese, intenda portare all’indigenza anche chi sa vivere il territorio dal punto di vista economico e ambientale, ad esempio il Trentino.

“La sentenza che spaventa i gestori degli impianti a fune è la numero 4.541 del 21 gennaio 2015 e riguarda un ricorso dell’Agenzia del Territorio-Agenzia delle Entrate contro la società Funivia Arabba Marmolada-Sofma Spa. Il pronunciamento della Suprema Corte entra nel merito del ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto dell’ottobre 2011, che affermava l’illegittimità della nuova classificazione catastale di un impianto della società. Classificazione che la poneva nella categoria non più di trasporto pubblico, e quindi esente, ma di attività commerciale e quindi soggetta al pagamento dell’Imu. Con questa sentenza l’impianto a fune viene paragonato a un’attività commerciale. Quindi la società Sofma dovrà pagare cinque anni di arretrato dell’Ici, ora Imu.” si legge sul Sole 24 Ore.

Di Martina Cecco

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