Prezzo del latte, Civettini (CT): “Cosa fa la Provincia per modulare i prezzi?”

Si è svolto quest’oggi un incontro per quanto concerne il problema del prezzo corrisposto per la produzione di latte ai contadini trentini; nel corso di questo – che ha visto rappresentanti del mondo della produzione lattiera interfacciarsi con alcuni esponenti delle Istituzioni – è stata sottolineata con chiarezza la situazione di disagio da parte degli allevatori trentini i quali non solo lamentano una corresponsione minima del loro latte, ma denunciano una situazione generale di estrema gravità.

Come infatti anche Coldiretti sostiene, in Italia – e il Trentino, ahinoi, non sembra purtroppo fare eccezione – pare che il latte fresco venga fatto pagare ai consumatori addirittura il 30% in più rispetto alla Germania e ben il 20% in più rispetto alla Francia; senza contare, per restare in argomento, come vi sarebbe addirittura, al posto di quelli locali, la promozione di prodotti caseari austriaci nei punti vendita della cooperative di consumo trentine, come ipotizzato dall’Interrogazione n. 2363/XV a risposta scritta, dal novembre scorso ancora, tristemente, senza risposta.

Di qui la necessità, da parte della Giunta provinciale di comprendere quali strategie intende adottare – ed entro quali termini, soprattutto – a fronte delle fondatissime problematiche che gli allevatori trentini impegnati nella produzione di latte hanno lamentato sia rispetto a quanto viene loro corrisposto al riguardo sia in ordine ad una mancata valorizzazione, da parte delle Istituzioni, incluse quelle provinciali, nei confronti del loro settore che tutto è fuorché marginale nell’economia trentina e nella promozione di quel Made in Trentino o “km 0”, così sovente incensato solamente a parole.

Alla pari, interessa sapere quali percorsi siano attivati affinché i nostri produttori possano partecipare in modo attivo nella gestione dei consumi interni, visto e considerato che nella realtà, oltre ad essere i veri attori, sarebbero e sono gli unici a pagare il prezzo della crisi del settore, con errori strategici – quali l’ormai storico caso Fiavè –  che, di fatto, pare siano stati fatti pagare proprio a loro.

Comunicato alla Stampa

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