C’erano una volta i grillini

C’erano una volta i grillini. Quelli del Codice di comportamento degli eletti del M5s (che ancora si può trovare con una semplice ricerca in rete), quelli che volevano tagliare le indennità e i privilegi della casta, quelli dei cinquemila euro lordi al mese insomma. Quelli come gli onorevoli Di Battista, Fico e Di Maio, quest’ultimo da vicepresidente della Camera dei Deputati, proprio in applicazione del Codice di comportamento, da il buon esempio e riceve un compenso mensile di circa 3.300 euro rinunciando pure all’indennità di carica.

Poi sono arrivate le grilline, quelle in tailleur e il Codice di comportamento è andato in soffitta insieme ai cinquemila euro lordi, alla rinuncia alle indennità di carica e a tutti i simbolismi del grillismo puro. Quindi il tema della riduzione dei compensi dei nuovi amministratori, così come quello della trasparenza e della condivisione delle scelte soprattutto in tema di dirigenza, è stato accantonato.

Mentre in tante realtà locali gli esponenti del M5s rinunciano integralmente all’indennità aggiuntiva, a Roma – invece – il Sindaco Raggi precepisce un’indennità di 117.144 euro l’anno, mentre gli Assessori si “accontentano” di 6.345,91 euro. Sul fronte del cosiddetto staff la giunta Raggi e il M5s non si sono fatti mancare nulla. Per fare qualche esempio percepiscono compensi come i 193mila euro previsti per il capo di gabinetto (di nomina diretta), hanno portato da 39mila a 110mila (prima) e 93mila (dopo i rilievi ANAC) lo stipendio annuo del segretario politico (di nomina diretta). Alla prova dei fatti, secondo quanto è possibile capire ad oggi, dato che la situazione romana è in continua “evoluzione”, risulterebbe che, se giunta e staff del marziano Marino, costavano alle tasche dei cittadini 5,3 milioni di euro l’anno, i pentastellati ne costeranno 5: difficile definirla una rivoluzione.

A Torino sembra che non si sia riusciti a fare di meglio. Indennità di Sindaco, Assessori e Presidente infatti non si toccano: 9.123 euro mensili per Chiara Appendino, 5.930 euro mensili per gli assessori e 5.939 euro mensili per il Presidente del Consiglio comunale. Varie promesse da parte dell’Appendino di ridurre gli stipendi, ma rimaste sulla carta.

Naturale che tra gli attivisti storici del M5s, quelli che il tailleur lo lasciavano volentieri in vetrina, le perplessità crescano di giorno in giorno. A Torino l’ingegner Vittorio Bertola, ex capogruppo M5s in consiglio, rischia l’espulsione per aver ricordato “il rispetto dei principi base tanto sbandierati dal Movimento 5 Stelle, a partire dal taglio degli stipendi, visto che sindaco, assessori e presidente del consiglio comunale continuano a guadagnare dai seimila euro al mese in su”.

E a Roma? A Roma scopriamo che a fianco della Raggi “opera” da tempo il deputato trentino Riccardo Fraccaro. Il suo compito, oltre a quello di probiviro a livello nazionale, sarebbe quello di riportare l’amministrazione romana allo spirito del MoVimento come lo ha voluto Gianroberto Casaleggio. E’ senz’altro un’impresa impegnativa di cui ad oggi, però, non si ha riscontro. I problemi causati dalle grilline in tailleur devono essere risolti al più presto, prima che sia troppo tardi. Anche la stampa amica denuncia un lento calo di consensi e la delusione di tutti coloro che credevano nella “rivoluzione” promessa dal MoVimento.