LA FAVOLA DI ELENA – di Alessandro Urzì

Elena Artioli nel Pd non sorprende. Fa sorridere ma non sorprende. L’insofferenza della collega per il ruolo di opposizione al sistema era evidente da tempo. Certo non erano mancate battaglie contro le auto blu o le brioches consumate in giunta provinciale ma non tanto per le auto blu e le brioches ma perché da quel sistema lei ne era esclusa.

Insomma, per dircela tutta: Elena non ha mai accettato la storia finita con la Svp che le aveva fatto toccare con mano come fosse facile ottenere incarichi di sottogoverno (come quello contestatissimo di manager di City Marketing) che da quando è iniziato il suo calvario nel centrodestra ha potuto solo sognarsi.

In Consiglio provinciale i suoi interventi sono sempre stati taglienti e graffianti. Ma molti ci hanno letto una ricorrente malcelata invidia, perché Elena avrebbe sempre voluto stare dall’altra parte, in maggioranza, dove non la volevano, ed allora si arrabbiava e li trattava male, salvo poi votare spesso con loro. Perché al cuore non si comanda.

Come quando si candidò da sola alla Presidenza del Consiglio provinciale. Ma ancora una volta fu tradita non tanto dalla opposizione (che ignorò la sua imbarazzante corsa solitaria) ma dalla maggioranza da cui aveva sino in fondo sperato che venisse qualche segnale e che invece come al solito non la volle. Eppure il suo innamoramento per ruoli di influenza e potere non si è mai spento.

Portava in giro i maiali della Lega in segno di disprezzo per gli islamici ma in cuor suo ne avrebbe fatto volentieri a meno. Si sarebbe accontentata di poco, un piccolo incarico per tornare a vivere l’aria di famiglia, profumata di stelle alpine, ma dopo il matrimonio finito con la Svp non le hanno lasciato più uno spazietto neanche minimo.

Ma lei è rimasta innamorata del suo primo grande amore, la Stella alpina, tanto da votare la fiducia all’insediamento del Presidente della giunta Kompatscher ma poi dire no alla giunta provinciale perché non l’avevano voluta con loro.

Ora per fare dispetto all’amante di un tempo, la Svp, ha trovato il pertugio giusto nel partito di potere e di sistema degli italiani, il PD. Solo il Pd poteva riuscire in questa epica impresa.

Come sempre Elena ci è arrivata entrando dalla porta di servizio, ma ci è entrata. La ex leghista è stata sponsorizzata nientemeno che dal sindaco di Catania Enzo Bianco. Il Pd di Bolzano non ne sapeva nulla (succede spesso quando a Roma, ora anche a Catania, decidono sulle nostre teste).

La parentesi di Forza Italia è stata solo una parentesi. Il tempo solo di bruciare tutti coloro che da decenni avevano aspettato il momento di mettersi in gioco. L’esperienza è durata il tempo di farsi eleggere, il tempo di giurare, come era scritto su tutti i suoi volantini, “non vi tradirò mai”. Giusto il tempo di un sospiro, con buona pace di tutti quei poveretti del Centrodestra che si sono fidati e che ora non hanno nemmeno più la forza di reagire. Brava Elena ma il merito non è stato il suo, è stato di chi le ha consegnato per un mese le chiavi di Forza Italia.

Ma non sarà nemmeno l’ultimo temerario passaggio: l’approdo di Elena è la Svp. Da dove è partita. Per intanto nel Pd farà quello che le riesce meglio: essere fedele al primo amore politico, rottamando i maiali e i proclami leghisti. Ora Elena dovrà dimostrare di essere cambiata, di essere pronta a rientrare nella Stella alpina di Arno, considerato che Durnwalder non l’aveva mai voluta anche se lei in Consiglio usava parole di ammirazione per lui. E in questo suo atteggiamento di appiattimento, “di responsabilità e di governo” non sarà molto diversa da Tommasini e Bizzo.

Ecco perché non c’è nulla da sorprendersi dell’approdo al PD. Presto non ci accorgeremo nemmeno più della differenza fra il Christian ed il Roberto da Elena. Vedrete… Il fatto di essere adesso anche formalmente l’unico consigliere provinciale di centrodestra mi assegna invece una responsabilità enorme. Ne sono consapevole. Più a fondo di così non si poteva andare, ora si può solo  risalire. Ma per cortesia mi darete ragione sulla necessità di usare qualche precauzione… Perché si può pensare di avere già visto tutto ma alle volte non è così…

Alessandro Urzì
Consigliere provinciale di Centrodestra con l’Alto Adige nel cuore

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