Festival Economia: inizia durante la Festa della Repubblica e celebra il funerale dell’Europa, cercando “I luoghi della crescita”. Ma il popolo può colorare lo scoiattolo!

I luoghi della crescita“: un tema ambizioso e insolito in un contesto di globalizzazione che ripete, a spada tratta, che il futuro economico del mondo non è più da vedersi come verticale, bensì come orizzontale. Eppure qualcuno ha pensato bene di proporre ancora la voglia di “salire” e di “crescere” quando tutti i segnali economici e sociali portano a definire una situazione strutturale che porta a un appianamento in decremento, non in crescita (chiaramente dal punto di vista dell’Europa) delle differenze che intercorrono tra le superpotenze mondiali. E quindi vediamolo, che cosa intende dirci e in che senso vuole parlare di crescita, questo festival, perché di crescite ce ne sono molte, e non si tratta solo della quantità ma anche della qualità. Quindi di cosa stanno parlando?

Vedremo in che direzione vuole andare, questo Festival dell’economia di Trento, arrivato alla sua XI edizione. All’apertura della sessione dei lavori, che ufficialmente avverrà nel primo pomeriggio alle 15.30 circa e a seguire fino alle 20.30 stupisce la contemporaneità della Festa nazionale della Repubblica, del 2 giugno, il cui 70° Anniversario si celebra oggi, con la parata e il concerto in Piazza Duomo.

E’ un viaggio che gli studiosi e il pubblico del Festival Economia compiono a loro insaputa: si inizia con la Giornata della Repubblica, che ricorda il Referendum che ha segnato il passo in Italia dalla Monarchia alla Repubblica, dove circa 2 milioni di votanti hanno fatto la differenza per passare dal vecchio al nuovo ordinamento nazionale. Il tutto si celebra oggi tra il momento in Piazza Duomo e il Concerto in Auditorium e nella Chiesa del Suffragio.

Si cambia marcia invece il 3 giugno, giornata incentrata sulle Regioni italiane e sulle Alpi, discutendo di profughi, di euro e di rapporti tra Italia e Germania alla luce del fenomeno migratorio dirompente che ha cambiato il percorso economico e sociale dell’Europa a tutti gli effetti, colpendo principalmente le “regioni europee” più ricche e le “regioni europee” più in difficoltà, ovvero Spagna, Italia, Grecia.

Si arriva al punto nevralgico della situazione attuale il giorno 4 giugno in cui si parlerà di Africa, di Turchia in Europa e di Banche, un giorno quasi programmatico in cui, per la prima volta dall’inaugurazione del festival, si tralascia di parlare di avvenirismo USA e si converge sull’ambiente e sull’economia europea.

Domenica 5 giugno, infine, la giornata della resa dei conti festivaliera, in cui si alternano incontri che parlano di fiducia e di stagnazione, vedremo quali saranno le tesi approvate da questo festival che parte con una marcia sgradevole, sommando una giornata di Festa Nazionale a una giornata di grande rilievo economico scientifico europeo.

Se da una parte questa pare essere una coincidenza, dall’altra però resta il magone di un Festival che presenterà delle argomentazioni poco nuove, masticate dalla “rivoluzione economica” di portata eccezionale seppure prevista che la crescita dell’Europa economica ha portato con sé. Insieme alla Festa della Repubblica si celebra il funerale dell’Europa?

Partendo quindi da questo punto di vista non è cosa malvagia meditare sui gadget: i gadget dicono sempre molte cose. Quest’anno è stata indetta l’iniziativa “Il Trentino si presenta” con la stampa di bellissime cartoline del “Festival Economia” che ritraggono lo spettacolare Trentino in diverse situazioni.

Ma a una certa età le riflessioni sono d’obbligo: “In questa grande kermesse che porta a Trento personalità di spicco del mondo economico e politico, tra cui anche i Ministri italiani Boschi, Padoan, Poletti e Gentiloni nonché i governatori delle regioni Rossi, Serracchiani, Maroni, qual’è il messaggio che Boeri sta cercando di dare?

L’impressione è – alle prime – che la stampa e il pubblico (il popolo decisionista e il IV potere) abbiano un ruolo imberbe (non decisivo): ci spetta solo di colorare gli scoiattoli che sono stampati in bianco sulle cartoline?”.

A noi – quindi – non resta che scegliere se vivere in modo naif, colorando a cera, se scegliere in una tinta borghese a matita, oppure in una tinta consumista a pennarello. Al più possiamo cambiare il colore dello scoiattolo, che al momento è un po’ prigioniero di un bianco e un nero imposti.

La sensazione netta è che non ci sia margine di proposta, ma solo una presa d’atto di quanto sta accadendo in Europa. Verità assoluta o verità forzata? Turismo, arte, agricoltura, commercio, quale il futuro delle Alpi e che cosa salverà l’Europa? Questi lavori festivalieri li seguiremo con particolare attenzione, dato che pare esserci in gioco niente affatto il tema nevralgico “I luoghi della crescita” bensì il destino dell’Europa!

(E non staremo certo “a colorar scoiattoli!” per dirla con ironia.)

Di Martina Cecco