Il pasticcio della legge elettorale

C’è un vizio di fondo in tutte le leggi elettorali fatte e proposte: sono frutto della contingenza, espressione delle esigenze elettorali di chi è momentaneamente più forte, compromesso di interessi di bottega. Della serie: ci si fa una legge elettorale ritagliata su misura per trarre il maggior vantaggio possibile dal prossimo voto. Come se le regole del prossimo campionato di calcio le facesse la squadra più forte. Niente di più sbagliato, effimero e truffaldino.
La legge elettorale, lo strumento primario per l’esercizio della sovranità popolare, dovrebbe essere inserita nella Costituzione ed essere sempre quella. Probabilmente se i costituenti ne avessero fatto un articolo della Carta fondamentale della Repubblica le regole del voto non sarebbero in balia dei mutevoli assetti politici, ma sarebbero un punto fermo a garanzia di tutti, grandi e piccoli.
L’Italia è andata avanti più di quarant’anni col proporzionale puro. Poi venne il Mattarellum, quindi il Porcellum. Renzi propose l’Italicum ed ora vorrebbero un Mega Porcellum, un proporzionale corretto da uno sbarramento del 5% con dei meccanismi che lasciano molto potere ai capi partito e meno al popolo, con listini bloccati e premi di maggioranza. La scusa è garantire la governabilità.
Già, la governabilità. L’alibi con il quale è stato fatto il colpo di stato Monti e con cui sono stati insediati a Palazzo Chigi anche Letta, Renzi e Gentiloni. La governabilità è la foglia di fico per nascondere la pulsione antidemocratica di voler comandare a tutti i costi anche se non si hanno i numeri per farlo.
Se il maggioritario, che ha funzionato fra il ’94 e il 2006, non è più praticabile perché implica un sistema bipolare che non c’è più, l’unica strada è il proporzionale puro, magari con la possibilità per gli elettori di scegliersi i loro rappresentanti con la preferenza. Così l’Italia ha funzionato per oltre quarant’anni. La governabilità? C’era, c’era la governabilità. Cambiavano i governi, ma c’era stabilità e la Dc governava, alleata con questo o con quello, ma governava. L’Italia è andata avanti così e si stava meglio di adesso.

Paolo Danieli