INTERNET E TERRORISMO: TUTTI PARLANO, MA NESSUNO PARLA, ALTRI INFILTRATI IN ITALIA

Il fatto clamoroso di ieri, la perquisizione e l’arresto di due persone militanti in gruppi esponenti del terrorismo internazionale, aggiunge un tassello di critica alla blasonata rete di internet, quel potente mezzo che consente a tutti di comunicare e di costruire un microcosmo di realtà, reale o virtuale, che si appaia alla reale vita quotidiana.

Se secondo quanto riportato dai media la maggior parte degli utenti “eccezionali” del web sono delle montature, ovvero persone che si spacciano per personaggi, desta sospetto, al contrario, che la militanza terroristica stia prendendo una misura di intervento particolarmente pericolosa: la costruzione di profili spia, di personaggi pericolosi che si uniscono alla rete della guerra all’occidente, postando appelli e incitazioni alla violenza, per fare adepti e per raccogliere fondi e appoggio per la militanza terroristica.

La Polizia di Stato di Milano sta eseguendo a Brescia un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone accusate di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico. In corso anche perquisizioni. Le indagini, condotte dagli uomini della Digos e del servizio Polizia postale, hanno permesso di accertare che gli indagati, sostenitori dell’Isis, svolgevano continuativa attività di istigazione pubblica in rete. Come riporta Ansa.

Si tratta del terzo caso in italia, sempre in Lombardia, il sospetto quindi, degli inquirenti, è che la rete del terrorismo sia già in qualche modo infiltrata nel Nord Italia. Lo scenario che si presenta è dei peggiori: le stesse autostrade della malvivenza che sono state battute da ‘ndrangheta e camorra per la conquista degli appalti nel Nord Italia sembrano essere percorse, ora, dalla delinquenza di migrazione e di terrorismo.

Il copione che ha visto il periodo del terrore delle BR, appaiarsi alla diffusione capillare della mafia, potrebbe offrire il fianco, ovvero essere il calderone economico di reddito, della nuova mafia, che non assolda “picciotti” nazionale, è notorio, ma poggia su altri elementi deboli della società: migranti irregolari, persone in estrema povertà, individui particolarmente violenti, gente simpatizzante priva di cultura, emarginati. Il pericolo non sono solo i “foreign fighters” che partono per morire di gloria, ma le sette affiliate ad ISIS sul territorio europeo, il cancro da eradicare.

Non è un caso che al centro del mirino ci siano il Sud, per l’arrivo e la spartizione dei migranti tra Stato, ovvero regolari e Stato mafioso, ovvero assoldati alla delinquenza: il rischio però che, ora, si profila, è che dietro a questo scambio di “forse lavoro” ci sia un sistema, condotto da connazionali e da persone conniventi, che favorisce il re-insediamento di quella che, per l’Italia, pareva una partita chiusa: la camorra trasversale che dalla punta della penisola affonda il suo nucleo fin nella più profonda Germania (come riportato dall’Ansa le scorse settimane). Questo traffico di esseri umani, favorito dal Governo Italiano e scaricato moralmente e di fatto all’Italia dal Parlamento Europeo, sta trasformandosi in una potenziale culla di “malavita”, che ci riporta indietro di secoli, in fatto di legalità.

Di Martina Cecco

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