La democrazia, l’Europa e la flemma dei Londoners: “Niente Europa, siamo inglesi!”

Democrazia a rischio: frattaglie, interessi e speculazione colpiscono l’Inghilterra in seguito alla consultazione referendaria che – ad oggi – non ha ancora messo mano a nulla, se non alle idee! Lo spettro delle sanzioni inizia a fare capolino. A distanza di tre giorni dalla storica decisione degli UK di fermare la collaborazione economica con la UE, per ripartire in un modo diverso, il Brexit pone alcune conseguenze che si fanno sentire: economiche e borsistiche, politiche e sociali, insieme alle dimissioni di Cameron, non ancora accettate dal parlamentino inglese, effettive in ottobre, nonché la controproposta referendaria che richiede due milioni di firme – secondo le ultime notizie già raccolte – per chiedere il controreferendum.
CatturaUSA, Germania e Canada hanno già formalizzato delle proposte economiche per il proseguo della collaborazione con gli UK che prevede al momento la libertà delle singole regioni inglesi di trattare con l’Europa e la libertà delle singole nazioni europee di trattare con il Regno Unito. Mentre decadono progressivamente entro 24 mesi gli accordi che vedono l’Europa connessa in blocco con il Regno Unito.

Il benefattore inglese lascia in Europa una ingente somma di euro-dollari, oltre 350 miliardi spesi negli ultimi 15 anni per ammortizzare le spese delle nazioni che arrancano, con la possibilità di una proiezione in questo senso, con un margine di interesse passivo superiore al profitto di 5 miliardi di euro circa. Un conto impietoso che ferisce fortemente l’Europa nel suo cuore, poiché dimostra che il metodo applicato per la soluzione del conflitto debitorio tra nazioni e banche non funziona.

E non funziona il principio democratico rappresentativo, che richiede la partecipazione al voto da parte delle Nazioni che fanno parte dell’Europa in un contesto legittimato dalla politica parlamentare, cosa che in Europa non avviene: il sotterfugio dell’Europa economica ha consentito che il legislatore potesse legiferare indipendentemente dalla volontà delle singole nazioni, con un IV Stato (imposto) che assurge a regolatore del sistema. Un fatto che non si può accettare. Una simulazione – ad oggi – emblematica dell’opinabilità dell’economia borsistica rispetto all’economia reale. L’Europa, così, non va bene.

Il potere della finanza deve tornare al suo posto, ovvero secondario rispetto alla volontà della politica. E’ la democrazia che lo impone. Non può essere il contrario. L’Unione Europea manca gli obiettivi per cui è stata fondata: un saldo blocco unito e forte che risolleva le economie nazionali con il mutuo aiuto e la solidarietà. Secondo il principio di democrazia. E così non è. Obiettivo fallito. L’Europa deve maturare in coerenza con le proprie nazioni e con la volontà dei singoli parlamenti, o è la fine. Dell’Europa, si intenda.

Di Martina Cecco