Lisa Digrisolo e la sconsideratezza per la vita

Si parla molto in questi giorni della ragazza di 19 anni, Lisa Digrisolo, travolta e uccisa da un treno Frecciarossa partito da Torino e diretto a Napoli all’altezza della stazione Certosa a Milano.

L’episodio, sulla cui dinamica ha indagando la Polfer, evidenzierebbe una grossolana disattenzione da parte della ragazza milanese, studentessa di Fashion Design all’istituto Caterina da Siena e aspirante modella. Secondo le prime ricostruzioni infatti, lo scontro mortale sarebbe avvenuto mentre la ragazza attraversava i binari e ascoltava musica con le cuffiette. La giovane, non accortasi dell’arrivo a tutta velocità del treno Frecciarossa Torino-Napoli 9513, sarebbe stata centrata in pieno dal macchinista, il quale non ha potuto fare nulla per evitare lo scontro.

La vicenda, che ha scosso gran parte dell’opinione pubblica, è stata ripresa dai maggiori quotidiani italiani i quali, nella giornata di ieri, si sono dibattuti a scontri di “editoriali” in merito all’episodio, sollevando numerose domande sul sistema della sicurezza nelle stazioni italiane. In molti poi – tra cui numerosi esponenti e scrittori italiani – hanno espresso il loro pensiero in merito, ricordando numerosi aspetti della vita della ragazza. Certo, occorre ricordare la passione della giovane ragazza per Rihanna, al punto da utilizzare il soprannome dell’artista per la pagina Facebook, in queste ultime ore ripiena di messaggi di apprezzamento e sconforto da parte di chi la seguiva nei suoi backstage sui set fotografici. Occorre senz’altro ricordare la passione per la vita che la giovane manifestava, e i servizi pubblicati sul suo conto oggi ne restituiscono la bellezza. Ma occorre soprattutto fare diverse considerazioni in merito.

I social stamani raccontano la vita di Lisa, una ragazza qualunque con un sogno: quello di diventare modella. Un sogno condiviso da migliaia di giovani ragazze che oggi si vedono anch’esse coinvolte personalmente nella triste vicenda della ragazza travolta e uccisa. Ma la vicenda, che poteva riguardare chiunque se ad attraversare quei binari, in quel preciso momento, fosse stato un altro, mette in luce il fatto di una disattenzione forse dai più ignorata. Disattenzione che nulla ha a che vedere con la passione e la voglia di vivere.

Ciò che dalla penombra di questa triste vicenda emerge infatti, è la sconsideratezza per la vita. Una sconsideratezza che è costata cara alla ragazza e a chi, in quel momento, nulla poteva fare per evitare l’inevitabile. Una disattenzione fatale causata dall’aver infranto le regole imposte (da sempre) dalle società ferroviarie italiane: ovvero quelle che impongono – e raccomandano sempre – di non attraversare i binari, se non mediante l’utilizzo dei sottopassaggi appositi.

Le cuffie e l’alto volume della musica poi, hanno contribuito al resto, rendendo inevitabile per la ragazza, l’accorgersi del sopraggiungere del treno. Ma occorre anche considerare che la vita e il percorso di Lisa, non si è interrotto “per eccesso di fantasia” come commenta Roberto Saviano su un suo lungo post pubblicato nella giornata di ieri e dedicato alla ragazza milanese.

“Un percorso consueto, abitudinario o almeno così lo immagino. Non ha sentito, la ragazza di 19 anni morta alla stazione Certosa di Milano, che c’era un treno in arrivo. Un treno che l’ha investita e l’ha uccisa. Tutto finito” scrive lo scrittore, che poi continua “Ci si mette le cuffiette, parte la musica, volume alto e tutto quello che sta attorno quasi scompare o diventa più accettabile”. Ma quanto accettabile può essere perdere la vita in questo modo? E chi, dopo l’episodio, avrebbe il coraggio di mettersi nei panni di quello sciagurato macchinista che l’ha travolta?

Il messaggio, seppur toccante dello scrittore, non esula dagli interrogativi che in molti in queste ore si sono posti, raffigurando, sotto forma di commenti, perplessità e domande per come è stata trattata la vicenda. Perché, rispetto e considerazione per la vita di una giovane ragazza a parte, eroicizzare una disattenzione (perché di questo in fin dei conti si tratta), non sembrerebbe essere la cosa migliore. Soprattutto visto l’alto numero di incidenti mortali causati da chi, sconsideratamente, attraversa i binari senza prestare attenzione.

Occorrerebbe invece evidenziare quanto il suo malsano gesto di attraversare quei binari, “vuoi la fretta “, “la voglia di essere altrove con la mente“, o “l’eccesso di fantasia e musica tanto da perdersi, del non accorgersi di nulla se non che di sé stessa“, l’abbiano portata a spegnere quella vita fatta di passioni che ora non ci saranno mai più. E non importa se, come scrive Saviano, il cervello è altrove, perché ora lo è per davvero, assieme a quello di tutti i suoi cari che certo non meritavano questa sciagura.

Ciò che fa riflettere quindi, è l’alto numero di quotidiani italiani che nella giornata di ieri hanno celebrato una sciagura facendola apparire come un “eccesso di fantasia“, ignorando invece l’aspetto principale. Quello dell’essere sempre presenti e rispettosi delle regole, del mondo e della vita delle persone che ci circondano. Della nostra, ma soprattutto di quella vita di chi, come il macchinista e tutti i cari della famiglia coinvolta, ora vivranno nel rimorso e nel dispiacere per un incidente che di accidentale non ha quasi nulla, se non la sconsideratezza del gesto.

E di eroico in questo non c’è proprio nulla.

di Giuseppe Papalia